Dopo mesi di annunci, video in diretta e chi più ne ha più ne metta, finalmente ho tra le mani “WHAT DOES THIS BUTTON DO?” l’autobiografia di Bruce Dickinson, pilota di linea, presentatore radio, schermitore, scrittore, nonché frontman della band più grande nella storia del metal, gli IRON MAIDEN.

Il libro, scritto a penna su bloc-notes tra un impegno e l’altro in giro per il mondo, ripercorre la vita di Bruce dalla sua nascita nel 1958 fino alla diagnosi del cancro e alla successiva guarigione, non tralasciando la sua infanzia passata con i nonni, gli anni della scuola, le prime esperienze musicali e il successivo ingresso negli IRON MAIDEN, con tutte le evoluzioni della storia tra cambi di line up, abbandoni e ritorni.

Il libro è diviso in più di cinquanta capitoli, alcuni molto brevi, altri più lunghi, in ognuno dei quali Bruce ci racconta un periodo o un’esperienza particolare. Alcune delle storie erano già conosciute ai più – come non ricordare la sua espulsione da scuola dopo aver urinato nel consommè servito al tavolo dei professori – ma anche racconti meno noti o inediti – lo sapevate che all’inizio Bruce voleva diventare un batterista? – come i primi concerti nei Pub davanti a quattro persone.

Tra i racconti più interessanti, scopriamo come Bruce sia stato contattato da Rod Smallwood per entrare negli Iron Maiden; come e perché Clive Burr è stato cacciato dalla band; l’esperienza del primo Rock in Rio durante il World Slavery Tour, nel 1985, dove la band suonò davanti a 300.000 persone; e la triste partenza di Adrian Smith dopo “7th Son of a 7th Son”. Nel libro non mancano le frecciatine a Steve Harris e al suo essere il grande leader indiscusso degli Iron Maiden. Riguardo all’uscita di Adrian, dovuta alle sue idee non in linea con il pensiero di Harris su quello che avrebbe dovuto essere il prossimo album della band, “No Prayer For The Dying“, Bruce scrive: “Adrian non è stato licenziato; semplicemente è entrato nel pozzo dell’ascensore, quando non c’era l’ascensore.

Tra un capitolo e l’altro arriviamo al 1993 con l’abbandono della band da parte di Bruce. Qui il discorso e le motivazioni si fanno più vaghe, mentre è molto chiaro come la cosa più importante per il management – che poi si riproporrà nel momento del ritorno nella band e nel periodo della lotta contro il cancro – fosse quella di non alzare un polverone tra i media e i fan, per cui Rod decise di parlare con Steve e gestire personalmente la faccenda.

Uno tra i paragrafi più lunghi tratta l’esperienza di Bruce a Sarajevo durante la guerra in Bosnia, dove nel 1994 tenne un concerto della sua carriera solista. Le difficoltà e i pericoli che lui e la band hanno affrontato per raggiungere il luogo dello show, nonché gli eventi accaduti nella settimana trascorsa nella capitale, hanno segnato Dickinson nel profondo.

Arriva poi il periodo di passione aeronautica, il primo brevetto di volo e il ritorno negli Iron Maiden, dopo un incontro segreto avvenuto con Steve Harris una sera in un pub desolato nei dintorni di Brighton. Il libro prosegue con la rinascita degli Iron Maiden con la formazione a 6, dopo il periodo grigio di Blaze, i tour mondiali, i primi lavori presso compagnie aeree commerciali, i tour mondiali con l’ED FORCE ONE fino alla diagnosi del cancro e le relative cure, che lo portano dopo un anno a essere completamente guarito e pronto per ripartire. In questa biografia lo stesso Dickinson ammette di non aver voluto parlare di matrimoni, figli o divorzi e di essere stato costretto a tagliare alcuni aneddoti che avrebbero portato il libro a una lunghezza eccessiva. In poco meno di 400 pagine è comunque riuscito a condensare gli eventi più rilevanti della sua vita fuori dal comune.

Il testo è di facile lettura, molto scorrevole e pieno di battute e british humor. L’unica cosa che non mi ha pienamente soddisfatto di questo “What Does This Button Do?” è stata la selezione di fotografie. La maggior parte sono immagini già viste e pubblicate negli anni. Poco di originale, se non degli scatti dell’epoca scolastica e una foto di Bruce con i baffi e la barba incolta scattata durante il trattamento contro il cancro. Per ora il libro è disponibile solo in lingua inglese, ma sono già confermate edizioni in altre lingue, anche se la versione italiana non è stata ancora annunciata. Non posso che consigliarvi l’acquisto, magari ascoltando contestualmente l’audiolibro letto da Dickinson in persona. Sentire come imita le voci di Nicko McBrain, Rod Smallwood e degli altri protagonisti del racconto, non ha prezzo.

E poi chissà se alla fine del libro si scoprirà cosa fa questo misterioso pulsante?