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[wptab name=’ITA’]In vista dell’uscita del nuovo, triplo DVD “Triple Threat”, abbiamo avuto l’occasione di fare una piacevole chiacchierata con il mastermind degli Annihilator Jeff Waters, molto disponibile e chiacchierone, riguardo la nuova uscita, la storia della band e anche qualche indiscrezione sull’immediato futuro… buona lettura!


Ciao Jeff, sono Giuseppe della webzine italiana MetalPit. Grazie per il tempo che hai scelto di dedicarci!

Ciao, nessun problema!

È ammirevole come in trent’anni tu non abbia mai perso di vista il tuo progetto e come questo si sia evoluto in maniera coerente. Qual è la chiave di questa longevità?

Ci sono molte ragioni, ma una delle principali che mi viene in mente è il fatto di avere buone relazioni con i fan, parliamo con loro su Facebook, regaliamo chitarre, ci divertiamo, incontriamo la gente ai nostri show. Cerchiamo di non avere barriere davanti al palco se possiamo, così che la gente possa venire vicino, ci piace parlare con loro. A volte siamo amichevoli, a volte meno, specie se viaggiamo tutti i giorni. Sai, quando prendi in esame la nostra storia e analizzi i nostri primi quattro album, ci sono stati quattro cantanti diversi, quattro diverse lineup e stili. “Alice in Hell” era thrash metal, con una produzione scarna, “Never, Neverland” godeva di una produzione migliore e più cristallina, con più melodie nel cantato e nella musica, ma era comunque thrash; “Set the World on Fire” era più sull’hard rock/heavy metal commerciale e poi c’è il quarto, “King of the Kill”, che per il 95% è un disco heavy metal, simile a quelli tradizionali degli anni ’80. Quindi ci sono stati quattro cantanti e quattro stili diversi già dall’inizio, e tutti e quattro sono stati grossi dischi per noi. Penso che questo ci abbia permesso di raggiungere i fan del thrash, a cui piace un po’ della nostra musica, e i fan dell’heavy metal/hard rock, a cui ne piace altra. Penso sia questo il motivo per cui siamo qui: anche se non ti piace un disco degli Annihilator, magari ascolterai quello successivo perché sarà diverso. Un’altra cosa credo sia il fatto che, anche se è al 50% un progetto solista di Jeff Waters, è comunque una band durante i tour. Penso che un’altro motivo importante sia il fatto che l’heavy metal, il thrash metal e la chitarra sono nel mio sangue, non è qualcosa che faccio per fama o per soldi. Il motivo numero uno è che lo faccio perché amo farlo.

Essendo fondamentalmente una band guidata da te, come è cambiato il processo di scrittura durante gli anni?

Credo che, in generale, il processo sia rimasto lo stesso. Parto con due cose separate, i testi e i titoli. Durante l’anno, o l’anno e mezzo, tra un album e l’altro, se vedo qualcosa in TV o sui giornali o se mi viene l’idea per un titolo o per un testo, lo scrivo al computer sotto forma di appunti. Per un anno e mezzo raccolgo piccole note e titoli, questo è quanto. Poi, quando arriva il momento di fare il disco, siamo io e la drum machine. Scrivo diversi riff a diverse velocità, non provo a scrivere una canzone. Dopo due o tre mesi passati a scrivere riff, ne scarto l’80% perché fanno schifo [ride]. Poi rivedo il restante 20% e cerco di trovare i più deboli. Alla fine mi ritrovo con il 5 o il 10% dei riff scritti durante quel periodo, li metto insieme ed è lì che iniziano a trasformarsi in musica, poi in canzoni e in arrangiamenti. Alla fine, quando ascolto la canzone intera per registrarla, aggiungo i testi, le melodie e il resto.

Puoi riassumere questa nuova uscita, “Triple Threat”, dal tuo punto di vista? Cosa devono aspettarsi i fan?

Beh, non è inteso come un concerto in DVD e un paio di cosette bonus noiose, è stato pensato per rappresentare l’importanza di un live senza puntare alla grande produzione in Blu-ray, costosa e acchiappasoldi, con palco enorme e luci stratosferiche. Abbiamo detto ‘facciamo un set con DVD e dischi audio, con tre DVD equivalenti ed interessanti da vedere per i fan.’ Questo è stato importante, perché chiunque può fare un live, è facile. Avremmo potuto tenere un concerto imponente e sprecare un sacco di soldi: sarebbe stata qualcosa che i fan avrebbero visto una volta, per poi dire ‘ok, è un bello spettacolo, va bene.’ Possiamo vedere cose del genere ogni giorno su YouTube. Ho voluto fare un disco con un minidocumentario che mostra le nostre vite nel 2016, a casa mia, in studio, con la famiglia, i cani, la band, tutti i dietro le quinte con gli aspetti più personali. La sfida più grande, poi, è stata prendere una dozzina di canzoni dal passato e suonarle dal vivo in un set acustico, senza overdub, trucchetti e sistemazioni varie. È stata la parte più difficile, mettere insieme cinque musicisti provenienti da diversi ambiti, con due cantanti ed altri due come seconde voci (il nostro bassista e il nostro chitarrista). Io e l’altro cantante Marc LeFrance abbiamo cantato metà delle parti vocali e poi abbiamo fatto il resto. Poi abbiamo incluso un terzo chitarrista, Pat Robillard, un nostro amico di Ottawa: è un chitarrista blues/country, ha apportato un sacco di stili diversi nella nostra jam acustica. È stato molto difficile e stressante, perché se una sola persona avesse fatto un grave errore, avremmo dovuto ricominciare da capo [ride]. Nella maggior parte dei casi ero io quello che commetteva più errori, perché ero preoccupato per gli altri e per quello che stavano facendo, l’ingegnere del suono, a volte mi assicuravo con il cameraman che tutto andasse bene. Quindi non ero concentrato al 100% su me stesso, ma ce l’abbiamo fatta. Ci sono ancora molti errori e un sacco di parti che avremmo voluto rifare, ma ci siamo resi conto che non si tratta di un album in studio. È nata come una performance acustica dal vivo, quindi abbiamo fatto così ed è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto. Cinque ragazzi talentuosi che fanno del loro meglio per suonare, ci siamo divertiti tantissimo e ne andiamo molto fieri.

L’aspetto estetico, il packaging e l’artwork, sembrano molto studiati e ben realizzati, puoi dirci qualcosa sul processo realizzativo?

Sì, la compagnia che ha fatto l’editing mi ha chiesto ‘quindi, cos’è che vorresti?’ e ho risposto ‘non lo so, inventatevi qualcosa!’ e abbiamo deciso insieme che non c’era nessuna buona idea per la copertina, perché c’è un concerto metal live e poi una jam acustica e il documentario. Mi piaceva il titolo “Triple Threat”, perché in inglese indica qualcuno come Jamie Foxx: è un attore, un comico ed un musicista, quindi il fatto di fare bene tre cose diverse mi piaceva. Ma non sapevamo che copertina usare. Per concludere, stavo guardando la cover di “Suicide Society” per trovare qualche idea per una t-shirt per lo scorso tour. Ho fatto zoom sul robot in stile Terminator, sulla sua faccia, e ho pensato ‘cazzo, è perfetta!’, ed è finita così.

Cambiando discorso, avete in programma di suonare in Italia?

Non ancora, abbiamo tenuto un concerto per l’ultimo album nel Nord Italia. Abbiamo fatto due tour europei per l’album, ma soltanto un promoter da una sola città ci ha voluti. Noi vorremmo suonare in Europa per più di un mese, magari due, ma dipende tutto dai promoter. Se dieci città ci vogliono, se Roma, Milano ed altre ci vogliono, allora possono farci un’offerta. Ma soltanto una città, e non era Roma o Milano, ha voluto farci una buona proposta. Quindi continuiamo così e spero che le offerte arrivino.

Molte band, al giorno d’oggi, ripropongono i loro album storici per intero. Avete pensato di fare una cosa simile, per esempio con “Alice in Hell” o “Never, Neverland”?

L’unica volta in cui ci abbiamo pensato è stata qualche anno fa, con l’arrivo dell’anniversario di “Never, Neverland”. È uscito nel 1990, quindi ha compiuto 25 anni nell’estate 2015 o 2016. Sarebbe stato perfetto, ma poi riflettendoci meglio mi sono reso conto che nessuno degli altri membri della lineup sarebbe riuscito a tenere il tour. Ciascuno di loro aveva un lavoro che non potevano lasciare, quindi non ce n’era neanche uno disponibile e mi sono detto ‘va bene, era soltanto una buona idea.’ Quindi ho deciso di chiamare il cantante originale, Coburn Pharr, per la crociera 70.000 Tons of Metal, invitandolo sul palco per qualche canzone. È stato bello suonare materiale da quell’album con lui, perché è stato un elemento fondamentale per quello che è stato il nostro disco più importante. Penso che “King of the Kill” sarebbe un album divertente da riproporre prima o poi, ma a parte quello no. Ce l’hanno chiesto molte volte, ma non lo facciamo mai.

Qualche anno fa hai partecipato ad un progetto con altri grandi artisti, “Roadrunner United”. Quell’esperienza ha aggiunto qualcosa agli Annihilator?

Oddio… non so, è stato nove, dieci anni fa? È stato bello, non ha apportato nulla musicalmente ma è stato divertente conoscere tutti quei musicisti che non avevo mai incontrato. Passare del tempo con loro, che provengono da una scena diversa da quella in cui mi trovo io, che corrisponde di più ad una carriera di stampo europeo o sudamericano. Andare negli States e incontrare tutti quei musicisti americani è stata una cosa diversa per me e mi sono divertito molto. Ovviamente sono un fan di molte di quelle band, ma è stato molto bello scoprire che anche loro erano fan dei miei lavori. Rifarò una cosa del genere lunedì, a New York City per gli Epiphone Revolver Awards e penso sarà simile, con molti musicisti che non sanno granché di me o degli Annihilator. Sto ricevendo email da gente come Bumblefoot dei Guns ‘n’ Roses ed altri che mi chiedono di andare a cena, stare insieme e suonare, roba così. Sarà un viaggio divertente ed interessante.

Da quando hai iniziato a metà anni ’80, sono cambiate molte cose nell’industria musicale. Quali sono le maggiori differenze dal tuo punto di vista?

Il metal ha raggiunto il suo apice nel 1992/93. Almeno in Nord America, l’heavy e il thrash metal stavano per essere scartati, le etichette stavano mollando molte band. Dovevi far parte di una nuova ondata per sopravvivere, come ad esempio i Biohazard, Pantera o Sepultura. Gli Annihilator non volevano farlo, non volevamo cambiare nome o stile. Fortunatamente, nel 1994 ho firmato due grossi contratti in Giappone ed in Europa e abbiamo pubblicato uno dei nostri dischi più importanti, “King of the Kill”. Per noi era deprimente perché il Nord America ha perso molto del metal con cui siamo cresciuti, ma da molti anni la scena sta vivendo una grande rinascita. Con internet e il download molte cose sono cambiate, quindi se vuoi davvero fare musica metal ora puoi farlo, ci sono un sacco di festival a cui suonare e puoi ancora fare molto. Tra le altre cose, rispetto molto band come Overkill, Exodus, Testament e pure gli Annihilator, perché queste quattro band non erano le grandi band, si trovavano a metà. Mentre molti gruppi hanno mollato per poi riunirsi anni dopo, Overkill, Exodus e Testament hanno continuato a costo di cambiare lineup per sopravvivere. Queste band non hanno mai mollato, e i loro ultimi dischi si piazzano tra i migliori che abbiano mai fatto. Quindi queste sono le band che rispetto di più. E gli Slayer!

Riguardo ciò, ci sono certe tendenze che vanno forte oggi, come il crowdfunding e la pubblicazione di materiale in formato digitale. Qual è la tua opinione su questi aspetti?

Beh, devi fare quello che c’è da fare. Noi stessi abbiamo avviato una campagna di crowdfunding per raccogliere un po’ di soldi per un DVD. Ci ha aiutati molto per pagare i viaggi e varie cose necessarie per portare qui i musicisti, i costi di produzioni ed altro. Probabilmente non lo faremo per il prossimo disco, ma è stata la prima volta e sembra che funzioni per alcune band. Specialmente per quelle indipendenti o underground, è una cosa molto buona per loro. Oggi fai di tutto per promuoverti: non è come a fine anni ’80 o inizio ’90, quando la stampa, la promozione, l’interesse e le idee ti venivano incontro. Adesso devi impegnarti e lottare per farti notare. Credo che le agenzie non paghino più molti soldi per la promozione, quindi devi fartela da solo.

Ok, abbiamo finito, se hai qualcosa da dire ai nostri lettori su MetalPit, adesso è il momento!

Spero davvero che tutti comprino il nuovo DVD, perché ci abbiamo messo molto impegno e racchiude tutti e tre i lati degli Annihilator. Inoltre, speriamo di tornare in Italia nel 2017! Grazie per il vostro tempo e speriamo di rivedervi la prossima estate. Penso ci sia un festival italiano interessato ad averci, quindi forse ci saremo!

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[wptab name=’ENG’]With the new triple DVD “Triple Threat” coming out, we had the chance to have a pleasant chat with Annihilator’s mastermind Jeff Waters, very friendly and talkative, about the new release, the band’s history and even some relevations on the immediate future… enjoy!


Hi Jeff, Giuseppe here from the Italian webzine MetalPit. Thank you for the time you’re dedicating to us!

Hi there, yeah, no problem!

It’s amazing how in 30 years you didn’t lose focus on your project and how it evolved in a coherent way, what’s the key of this longevity?

There are lots of reasons, but one of the reasons that comes to mind is that we have good relations with our fans, we talk with them on Facebook, we give away guitars, we have fun, we meet people at shows. We try not to have barricades if we can, at the front of the stage, the crowd can come close to us, we like talking to the people. Sometimes we’re friendly, sometimes we’re grumpy, like when we travel everyday. You know, one thing when you look at the history and see the first four cds we made (list), they all had four differents singers, four different lineups and styles of metal. “Alice in Hell” was thrash metal, with basic production and raw; “Never, Neverland” had a better, clear type of production with more melodies in the singing and the music but it was still thrash; “Set the World on Fire” was more of a commercial hard rock, heavy metal and then you’ve got the fourth one, “King of the Kill”, which is a 95% heavy metal record, like traditional 80’s metal records. So you have four different singers and styles right at the beginning, and they were all big records for us. So I think that set us up for the thrash fans who like some of our music, and heavy metal/hard rock fans who like some of our music. They like some and they don’t like some. I think that’s why we’re there, even if you don’t like an Annihilator CD, maybe you’ll check the next one because it will be different. I guess another thing is, since it’s a 50% Waters solo project, it’s still a band when we tour. I think the other main reason is because I have heavy metal, thrash metal and guitar playing in my blood, so it’s not something I do for fame and money. Reason number one is I do that because I love it.

Being basically a band led by you, how did the songwriting approach change during the years?

I think generally it’s the same thing. I start out with two separate things, lyrics and song titles. During the year, the year and a half between albums, if I see something on TV or newspapers or think of a title or lyric idea, I write it down on my computer as a note, and for a year and a half I just collect small notes and titles and that’s it. Then, when it’s time to do the record it’s just me and the drum machine. Writing different riffs at different speeds at tempos, and not trying to write a song. At the end of two or three months of writing riffs, then I go and get rid of 80% of them because they suck [laughs]. Then I go through the 20% left and I try to find the weaker ones and get rid of those. In the end I maybe have 5 or 10% of the riffs I wrote in a year or two, I just put them together and that’s when they start turning into music and then songs and then arrangements, and then, at the end, when I listen to the whole song when I record it, I put the lyrics, melodies and stuff to the finished music.

This new release, Triple Threat, can you sum it up from your point of view? What should the fans expect from it?

Well, it’s not meant to be like a live DVD concert and a couple boring bonus things, it was really meant to bring down the importance of a live concert and not go for the big, expensive, money-losing blu-ray with fire, big stage and lights. We decided ‘let’s do a three DVD package and audio discs, with three DVDs that are all pretty equal, cool and interesting for the fans to see. That was important, because everybody can do a live concert, that’s easy. We could’ve just done a big concert and waste a lot of money: it would be something fans would see one time and say ‘well it’s okay, it’s a good show, that’s fine’. We can see that on YouTube anyday, whatever. I wanted to do some minidocumentary disc which showed our lives in 2016 in my house, the studio, the family, the dogs, the band, all the personal stuff behind the scenes. And then the big challenge was to grab a dozen songs from the past and make them into an acoustic set and do it live, with no overdubs, no cheating and no fixing up things. So that was the hardest part of the package, bringing together five different musicians from different backgrounds, having two singers and a couple backing ones (our bass player and guitar player). Me and the co-singer Marc LeFrance did half the vocals and then we did backup vocals. Then we had to bring in a third guitar player, Pat Robillard, a friend of ours from Ottawa: he’s a blues/country guy, he really brought a lot of different styles into the acoustic jam. It was really difficult and a lot of stress because if one person did a really bad mistake we had to start again [laughs]. For the most part, I was the one who was making the most mistakes, I was worried about everybody else and how they were doing, the sound engineer, sometimes making sure the camera guy was okay. So I wasn’t focused 100% on me, but we got through it. There’s still a lot of mistakes and a lot of playing we wish we could do again, but we realized this isn’t a studio album. It’s supposed to be a live acoustic thing, so we did that and it was the most difficult thing I’ve ever done. It was five talented guys doing their best to play the music, we had a lot of fun and we’re really proud of that.

The packaging and the artwork look really neat and well designed, can you say something about the making process for it?

Yeah, the company which didn’t do the filming but did the editing, said to me ‘hey, so what do you want?’ and I said ‘I don’t know, you come up with something’ and we all sort of decided that we really couldn’t get a good cover idea, because you’ve got a metal, live set and then an acoustic jam and a documentary. I liked the title “Triple Threat” because in English that means someone like Jamie Foxx: he’s an actor, he’s a comedian and he’s a musician, so that phrase of doing three different things well really sounded good. But we really didn’t have a cover idea. Finally, I looked at the cover of “Suicide Society” on my computer, and I was trying to come up with an idea for a t-shirt for the last tour. I zoomed in on the Terminator-style robot on the cover and onto his face and I thought ‘fuck, that’s perfect!’, and that would be it.

On a different subject, are there any plans to come to Italy?

Not yet, we only did one show for the last album in Northern Italy. We did two tours in Europe for the album, but only one promoter from one city wanted to bring us. We want to tour more than one month, or five weeks, we’d like two-month tours in Europe, but it’s all up to the promoters. If ten cities want us to play, if Rome and Milan and other cities want us they would make an offer and say ‘we want you’, but only one city, and it wasn’t Rome or Milan, wanted to do a good offer for us. So we keep going and hope they make an offer.

Many bands nowadays play their classic albums in their entirety. Do you plan to do something similar, like for example with “Alice in Hell” or “Never, Neverland”?

The only time we thought about it was some years ago, when the “Never, Neverland” anniversary was coming. It was 1990, so it was 25 years in the summer of 2015 or ’16. It would have been perfect to do it, and then I realized looking into it that basically none of the other four members in the lineup could phisically do the tour. They had a job they could not leave for the summer, so there wasn’t one guy who could do it and I said ‘oh okay, that was a nice idea’. So what I did is I brought the singer, Coburn Pharr, to the 70.000 Tons of Metal cruise and had him come up on stage for a couple of songs. That was really cool to jam with him for a few songs from that album, because he was a big part of what was our biggest one. I guess “King of the Kill” would be a fun one to do someday, but other than that, no. We’ve been asked many times, but we never do it.

Now a question from a colleague of mine about a project you participated in some years ago, “Roadrunner United”, with other great artists. Did that experience add something to Annihilator?

Yeah… I don’t know, it was ten years ago, almost or nine years? That was good, I mean it didn’t bring anything musically, but it was really cool to meet all the musicians there I’d never met before. Just to hang out with them, that was a different scene from the one I’m in, which is more a European/South American style of career. So to go into the States and see the US musicians was a completely different thing and a lot of fun. I’m obviously a fan of a lot of those bands, but it was really cool to find out that they were fans of what I’ve been doing, so that was really a good trip for me. I get to kinda do that again on Monday, I’ll go to New York City for the Epiphone Revolver Awards and I think it’s the same thing, with a lot of musicians there who don’t know much about me and Annihilator. Now I’m getting emails from, you know, Bumblefoot from Guns ‘n’ Roses and so many people there that wanna go for dinner or hang out and jam, that sort of stuff. It’s gonna be a fun and interesting trip for me.

Since you started in the mid-80s many things have changed in the music industry. What are the major differencies from your point of view?

Metal really reached its peak in 1992/93. At least in North America, traditional heavy metal and thrash metal was thrown off, record labels would drop off most of the bands. You had to be part of the Biohazard, Pantera, Sepultura new style if you wanted to survive. Annihilator wasn’t doing that, we didn’t want to change our name or change our music. Lucky for me, in 1994 I signed two big record deals in Japan and Europe and we put out one of our biggest albums, “King of the Kill”. So, for us it was depressing because North America sort of lost most of the metal that we grew up on, but it’s been making a strong, strong comeback for many years now. You know, with the Internet and downloading it has changed a lot, so if you want to really make metal music now you can do it, there’s a lot of festivals to play and you can still do a lot of things. One thing is, I really respect bands like Overkill, Exodus, Testament and Annihilator too, because these four bands I mentioned were not the big bands, we were in the middle. While most bands sort of dropped and came back with a reunion years later, Overkill, Exodus, Testament just kept going even with lineup changes, having to making them in order to survive. Those bands never gave up and the last couple records from those bands have been some of their best music. So those are the bands I respect the most. And Slayer!

Related to this, we can see many modern tendencies like crowdfunding for albums/tours and relying massively on digital downloads. What’s your opinion about those aspects?

Well, you gotta do what you have to do. We even had a crowdfunding campaign to get a little bit of money for a DVD package for the fans. It helped a lot, it helped pay for flights and different things we needed to get the musicians here, things involved with paying for production costs and other stuff. We probably won’t do it for our next record, but that was the first time we did it and it seems to work for some bands. Especially for bands who are more independent or underground, that’s really good for them. You always do things for promotion now: it’s not the same as in the late ’80s and early ’90s, all the press and promotion, interest and ideas would come to you. Now you have to go and fight to get noticed. I guess companies are not paying money to promote much anymore, so you have to do your own promotion.

Okay, I think we’re finished now, if you have anything to say to our readers on MetalPit now is the time!

Well, I really hope all metalheads will pick up this DVD package because a lot of work went into it and it shows all the different sides in Annihilator. Also, we hope to get to Italy again in 2017! Thank you for your time and maybe see you next summer, I think there’s an Italian festival interested in having us, so maybe we’ll get to do it!

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