English version

Lo scorso mese, durante il concerto di reunion dei Rhapsody a Roma, abbiamo avuto anche l’opportunità di scambiare due parole con Anton Kabanen, chitarrista e mastermind dei finlandesi Beast In Black. Buona lettura!


Ciao Anton! Prima di tutto, grazie per il tempo che ci stai dedicando. Immaginiamo non sia facile, ma potresti spiegarci cos’è successo con la tua band precedente? Chiaramente siamo felici che tu riesca a continuare a far musica comunque.

Per farla breve, abbiamo avuto delle divergenze importanti su molti aspetti. Il cambiamento principale è stato causato da una discussione su chi avrebbe detenuto  diritti sul nome e sul logo. Questo è più o meno tutto.

Come hanno reagito i fan a questo cambiamento?

Beh, erano scioccati, sorpresi. Ad ogni modo, mi hanno tutti incoraggiato e augurato ogni bene, hanno aspettato davvero molto per quest’album e mi fa molto piacere che lo apprezzino dopo tutto questo tempo. Ci sono voluti quasi tre anni o qualcosa del genere.

Ci racconti come è nato “Berzerker”? Ci vedo molte influenze relative ai tuoi lavori passati, in merito alla composizione. Ci sono stati cambiamenti significativi nel processo di scrittura?

In realtà, no. La composizione è sempre stata così… non so, un processo naturale. Ci sono molti approcci diversi per quanto mi riguarda: posso sedermi con uno strumento oppure alla scrivania, componendo su un laptop. Scrivo in maniera costante, non solo per l’album, e questo spiega perché avessimo centinaia di canzoni tra cui scegliere quelle che sono finite sul disco. Alcune sono del 2009, altre del 2016 e di tutto il periodo in mezzo. Ciò che vogliamo è avere un album interessante, quindi le canzoni sono abbastanza variegate, non presentano le stesse strutture.

Oltre a tutte le canzoni potenti che hai scritto, ci sono anche alcune ballad bellissime. Qual è il tuo approccio compositivo nei confronti di queste due tipologie di canzoni? Quali preferisci scrivere?

Sai, tutte le canzoni rappresentano dei sentimenti diversi. Canzoni d’amore, o ballad, rappresentano un certo feeling, mentre altre canzoni più battagliere, come “Beast In Black”, hanno come tematiche la guerra. Come compositore, entrambe mi danno soddisfazione: non saprei rispondere, sono tutte mie creature per così dire. La ragione per cui amo anche le canzoni d’amore è che quand’ero un bambino è uscito il film Titanic, quando avevo dieci anni, e mi piacevano moltissimo le melodie. Il compositore, James Horner, è diventato il mio preferito e da allora ho sempre apprezzato molto la roba più lenta. Ma lo stesso vale per band come Judas Priest, Manowar e altri… nei miei lavori cerco di mettere insieme quei due mondi.

Se ti dovessero chiedere di scegliere una sola canzone da “Berzerker” per rappresentare tutto l’album, quale sceglieresti?

È difficile da dire. Mettiamola così: se dovessi scegliere una canzone per rappresentare l’album, sarebbe “Blind And Frozen”. Possiede diversi elementi, cantato pulito, scream, un ritornello catchy, due assoli di chitarra, molte tastiere… ecco perché la sceglierei.

Come sta andando il tour? Qual è il Paese che preferisci tra quelli che hai visitato e perché?

Finora sta andando molto bene. Quello di oggi è appena il terzo concerto, ma la risposta del pubblico è stata grandiosa, è sempre un piacere vedere tutte le facce felici e ciò fa sorridere di più anche noi.

Stavo segretamente sperando che avresti detto l’Italia, perché ogni volta ci sentiamo orgogliosi!

(ride, NdR) In realtà non ho un Paese preferito, i fan sono fan ovunque tu vai. Sono tutti uguali per noi e li amiamo indistintamente. La cosa buona dell’Italia, ciò che personalmente amo, è come per esempio oggi stia piovendo e per la gente del posto è freddo, ma è come l’estate finlandese! In Finlandia c’erano -10 gradi quando siamo partiti e qua sembra estate. Mi piace moltissimo questa cosa!

Dopo l’album e il tour, cosa vi aspetta? Avete idee su cosa fare dopo?

Sì, siamo sempre al lavoro sul futuro. Già adesso il secondo album è in lavorazione, per esempio ieri sera stavo pensando a dei testi, prima di andare sul palco, quindi… è una cosa simultanea, tour e album sono come mescolati, non è prima il tour e poi l’album. Nella mia testa, è sempre così.

Sei libero di salutare i nostri lettori come preferisci e grazie mille per il tuo tempo!

Beh, grazie per aver letto quest’intervista, prima di tutto! Spero di vedervi tutti a qualche concerto dei Beast In Black, quando torneremo in Italia… speriamo presto!