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Metalpit è orgogliosa di annunciare il nuovo progetto metal “Black Oceans”. Compositore e creatore della band Giulio Capone (Bejelit, Temperance) che si occuperà delle tastiere e della batteria; insieme a lui Pietro “Pacio” Baggi (Anticlockwise) e Gabriele Motta alle chitarre, Martin Helmantel (Elegy) al basso e Inés Vera-Ortiz (Inner Stream) alla voce.

Per l’occasione abbiamo avuto la possibilità di scambiare due chiacchiare proprio con la mente della band, Giulio Capone che ci ha raccontato di come è nato il progetto, ma anche dei Bejelit, dei Temperance e dei pirati…

Ciao Giulio, siamo felici di averti qua su Metalpit. Come stai?

Ciao Federico, qui va tutto molto bene! Prima di tutto grazie per l’opportunità e ringrazio già da ora chi avrà la pazienza di leggere tutta la nostra chiacchierata fino alla fine. Sono giorni molto pieni per via di questo progetto nuovo a cui in realtà stiamo lavorando da diverso tempo!

La prima vera domanda non può che vertere sul tuo nuovissimo progetto, i “Black Oceans”: come è nata l’idea di questa super band? Era da tanto che “covavi” questo progetto?

Era da diverso tempo che volevo cimentarmi con un progetto più personale e maggiormente fuori da certi schemi e questa è stata l’occasione giusta. L’idea poi di realizzare praticamente il tutto è venuta quasi per scherzo parlando con Pietro degli Anticlockwise. Ci siamo trovati e abbiamo lavorato a idee nuove e idee che già c’erano nel cassetto. Tutto è nato molto di getto e in modo estremamente spontaneo. Tutto questo per preservare un certo tipo di clima rilassato e divertente che siamo riusciti a mantenere.

L’idea iniziale era quella di realizzare una sorta di solo album coinvolgendo persone certamente valide a livello musicale ma soprattutto positive, creative e amiche nel vero senso della parola. Poi vedendo il tipo di lavoro con Pietro ci siamo chiesti il perché non farne una vera e propria band ed eccoci qui! Oltretutto si tratta per davvero di un progetto dove ognuno mette del suo, dove ogni membro può creare liberamente. Anzi solitamente incoraggio tutti a farlo per creare un meltin pot di stili e influenze il più caleidoscopico possibile. Poi, chiaramente, una direzione musicale c’è ed è quella che più è congeniale per noi, ma il risultato è maggiore della semplice somma delle parti:)

Abbiamo saputo quali saranno i musicisti che parteciperanno a questo progetto: puoi dirci come mai hai scelto proprio loro?

Come ti dicevo la scelta è stata fatta con molta calma e valutando prima di tutto il lato umano e solo in un secondo momento le qualità musicali. Con Pacio (già chitarrista degli Anticlockwise e dei Lucky Bastardz) ci conosciamo da molti anni e da tempo volevamo realizzare un progetto assieme, quindi questa è stata l’occasione giusta! Gabriele l’ho conosciuto quando è venuto nel mio studio a mixare il suo strepitoso EP “Lost in the Dreamworld” e quindi è stato piuttosto naturale proporgli la cosa. Inoltre Pacio e Gabriele hanno stili chitarristici completamente diversi e la cosa la vedo come un pro per la realizzazione di qualcosa di speciale.

Martin (Elegy), beh che dire, io sono cresciuto musicalmente con dischi come Lost e Supremacy e già il fatto di aver avuto l’occasione di chiacchierare via web con lui è stato grandioso. Durante una chat non musicale sono impazzito e gli ho chiesto se avesse voglia di fare un progetto con me e lui si è dimostrato fin da subito coinvolto nella cosa! Inutile dire quanto questa cosa sia pazzesca a pensarci bene! Oltre che un grande bassista è anche una persona molto propositiva e professionale!

Per quanto riguarda Inés beh è nato tutto in modo rapido e naturale. Ero in cerca di una voce per i Black Oceans e mi è capitato sottomano un video di una ragazza molto in gamba che coverizzava una song dei Nightwish su Youtube. Non era la persona giusta ma il sito mi suggerì altri video analoghi. Bene, aprendone qualcuno ho scovato questa cantante strepitosa e da subito ho immaginato la sua voce sui brani a cui stavamo lavorando. Nel giro di pochi minuti le mandai un messaggio e inaspettatamente ebbi una risposta quasi immediata alla mia proposta. Credo veramente che abbia un timbro unico, potente ma versatile, avvolgente direi, oltre al fatto che è una cantante professionista e una musicista, fattori a dir poco fondamentali per poter lavorare a distanza. Infatti non saprei dire se i Black Oceans siano italiani o meno dato che ok, tre quinti del gruppo sono italici, ma poi ci sono Martin (Olanda) e Inés (Argentina).

Che genere ed influenze musicali devono aspettarsi i fans?

Diciamo che chi mi ha seguito musicalmente sa bene quale sia il materiale che prediligo ma non mi stancherò mai di ripetere come i Black Oceans siano una band vera e propria e tutto quello che sentirete sarà frutto di 5 teste diverse 🙂 Non saprei etichettare la musica che abbiamo prodotto. Ci sono molte sfumature, dal metal moderno (che poi che cavolo di termine è…), a cose quasi AOR, dal power al progressive. Però è proprio questo il bello, il fatto di non sapere mai esattamente cosa potrebbe succedere nel brano successivo o addirittura dopo poche battute!

C’è già una data o un periodo più o meno preciso in cui pensi/speri possa uscire l’album? E ti piacerebbe che a questo possa seguire un tour, o sarebbe difficile conciliare gli impegni di tutti i membri?

Attualmente siamo in trattativa con un’importante label per l’uscita di questo primo album. Ancora è presto per dire quando ma di certo basterà seguire la nostra pagina FB per sapere tutto per tempo! Anzi, già che ci sono fatto un po’ di pubblicità: www.facebook.com/BlackOceansmetal/

Il 20 ottobre è uscito un tuo singolo, “Rain”, da te composto ed eseguito al pianoforte. Per chi non ti conosce bene, è stata una novità assoluta scoprirti anche pianista, essendo abituati a vederti dietro la batteria. Come ti è venuta l’ispirazione per “Rain”? Ti aspettavi un riscontro diverso (migliore o peggiore) dai fans?

In realtà io sono principalmente un pianista classico e solo in un secondo tempo batterista. Registrare questo brano è stata una cosa di getto (faccio sempre tutto di getto…pazienza zero…) ma ho aspettato molto tempo a pubblicarlo in digitale perché si tratta di qualcosa di molto personale e sentito. Non è fatto per essere rivoluzionario o chissà cosa. Si tratta, invece, di un brano scritto per dare delle sensazioni, per dipingere una scena vissuta e la mia speranza è che chi l’ha ascoltato la possa condividere…

Ci sono ancora tanti fans, più di quanti immagini, che sperano in un ritorno dei Bejelit. E’ un qualcosa a cui hai mai pensato?

Questa è la prima volta che ne parlo “pubblicamente”. Sai quale era uno dei motti preferiti ai tempi dei Bejelit? “Noi siamo i primi fan della nostra musica e se piace a noi allora siamo a posto”. Ecco, tra quelle persone che sperano in un ritorno mi metto anche io, in primissima fila. Forse qualcuno potrebbe rimanere stupito nel leggere questa affermazione ma a me i Bejelit mancano molto, mancano le persone (tutte, nessuno escluso), manca il modo diretto e istintivo di concepire la musica, manca il divertimento di chiudersi un pomeriggio in sala prove e concepire una follia musicale come Bones and Evil. Quindi, per rispondere alla tua domanda, si ci penso molto spesso, più di quanto qualcuno possa immaginare e posso dirti che è anche qualcosa di cui abbiamo parlato.

Mettiamola così, 3/5 dei membri originali (me compreso) sarebbero dell’idea di tornare, sia live che in studio…dovremmo capire se anche gli altri due siano d’accordo. Ovviamente non parliamo di una band famosa quindi avrebbe senso solo se ci fosse lo spirito giusto e la giusta dose di divertimento nel fare di nuovo musica assieme. Chissà che il 2017 non porti qualche novità in merito…

Hai qualche rimpianto per come si è chiuso quel capitolo della tua vita (musicale e non)?

Quando sono finiti i Bejelit sono nati i Temperance, quindi questi ultimi non sono un Bejelit 2 ma un discorso nuovo, diverso sia nelle persone che nel genere che nell’approccio compositivo. I Bejelit alla fine della loro strada avevano diversi problemi interni e fermare il tutto forse è stata la soluzione migliore prima che i rapporti peggiorassero. La mia idea all’epoca era quella di metterli in pausa per un tot di tempo, una sorta di stasi criogenica in attesa che una cura fosse trovata. In realtà quindi la band non è morta, semplicemente è in attesa di questa cura miracolosa. Incomprensioni, stanchezza e una certa dose di disillusione hanno poi dato il colpo di grazia, però confido sempre che con la giusta volontà ogni cosa possa tornare al suo posto.

Dei Temperance abbiamo già scritto e parlato tanto qua su Metalpit: l’ultimo lavoro è stato un successo per la critica musicale, ma qual’è la tua opinione personale su questo “The Earth Embraces Us All”?

Una gran faticata! Eheheh Scherzo, è un album che ci ha dato tantissime soddisfazioni a livello di vendite, di critica e sul fronte live. Con questo album abbiamo reciso nettamente ogni collegamento (a mio avviso abbastanza fuori luogo) con band come Amaranthe etc. Fino a qui credo sia il disco più personale e più complesso e registrarlo è stato davvero difficile, a tratti per via del grado di complessità maggiore che avevamo in mente. Moltissimi stili diversi che hanno richiesto un approccio differente ogni volta, moltissime tracce da far convivere nello stesso album e scelte, spesso al limite dell’azzardo ma pur sempre volute fortemente.

L’ultimo pezzo, “The Restless Ride”, è stato composto interamente da te ed anche i testi sono insolitamente tuoi. A parere mio questo, insieme ad “Advice From A Caterpillar”, sono forse i brani migliori scritti dai “Temperance”, quindi potrai capire la mia curiosità nel chiederti come nasce un brano del genere e cosa ti ha ispirato musiche e testi.

Si, l’ultima traccia “The restless ride” è stata scritta da me sia musicalmente che per quanto riguarda le liriche, ma tutti gli altri testi dei Temperance sono opera di Chiara (NDR Chiara Tricarico). Un brano del genere nasce in un’unica soluzione. Brani così lunghi, secondo me, funzionano bene solamente se sono scorrevoli e se le transizioni da una sezione all’altra sono fluide. Spesso le “suite” metal sono dei semplici collage di frammenti di song mancate, incollate alla buona per dare l’idea di complessità. Ecco, sicuramente qualcuno potrebbe dire di “The Restless Ride” la stessa cosa, e ci mancherebbe altro, però credo che il brano sia facilmente avvertibile come una singola unità, dotata di moltissime sfaccettature ma pur sempre una singola song.
Il testo è ispirato direttamente dal discorso che fece Carl Sagan commentando la famosissima foto “The pale blue dot”. Infatti in preproduzione questa song si intitolava “Blue and lonely”. Consiglio a tutti di andarlo a rileggere ogni volta che i problemi della vita quotidiana sembrano insormontabili e tutte le volte che ci scontriamo con qualcuno che crede di essere il centro dell’universo. Partendo da questo scritto di Sagan mi sono immaginato una sorta di Interstellar in cui la nostra fuga dalla terra sia diventata quasi inevitabile. Una razza divisa tra la nostalgia di casa e il bisogno di futuro, imprigionata in un punto d’equilibrio a metà strada tra ricordo e curiosità.

Qual’è la canzone da te composta interamente o in parte, di cui sei più orgoglioso, in tutta la tua carriera musicale?

Oddio, domanda difficilissima. Potrei risponderti con un “Tutte, altrimenti non ci avrei lavorato!”. Ma sarebbe un aggirare la questione: vediamo, potrei dirti “Deep Waters” tratta da Emerge dei Bejelit. Sono molto legato a quel brano.

Il 2016 ha visto Sandro Capone, tuo fratello, lasciare i Temperance per dedicarsi ad altri progetti personali. Facendo una veloce ricerca, ho visto che suonate insieme (nei live e in studio) dal 2000, con i primi demo coi Bejelit. Com’è dopo 16 anni insieme ritrovarti sul palco senza di lui? Non dev’essere stato facile per te…

Eh no, non è stato facile e non lo è ancora visto che ho sempre la sensazione di essere mutilati sul palco. Ognuno la vede a modo proprio ovviamente, ma per me è così. Si, Sandro ora si occupa di un suo nuovo progetto molto diverso da quanto fatto in precedenza tra Bejelit e Temperance, molto particolare e interessante ma non so se posso dire di più al momento. I motivi del suo abbandono sono prevalentemente di carattere lavorativo ma so anche che voleva rimettersi in gioco con qualcosa di radicalmente diverso da quanto fatto in precedenza.

Dei tanti festival e concerti fatti in questi anni, ce n’è uno che ti è particolarmente rimasto nel cuore? E perché?

Credo la prima volta al Rock In Roma di spalla agli Slipknot. Mi aspettavo un’accoglienza tremenda vista la differenza di repertorio e di genere ma mi sono dovuto ricredere e il pubblico romano è stato galattico. Davvero una bella esperienza. Poi ce ne sarebbero molte altre, anche meno “esagerate” ma ugualmente belle!

Come ti vedi tra 10 anni, musicalmente parlando?

Di certo non mi vedo famoso o chissà cosa, spero solo di avere ancora la voglia di scrivere musica e l’opportunità di farlo.

Secondo te quanto è importante avere alla voce una bella ragazza per il successo di una band? Siamo tutti d’accordo che puoi anche avere Margot Robbie come voce e immagine di riferimento, ma se poi i pezzi scritti sono scialbi e banali, non andrai da nessuna parte. Tuttavia, credo che una piccola percentuale di “spinta” in più ad una band possa darla. Solo che c’è quasi una sorta di “paura” nell’ammetterlo…

Nessuna paura ad ammetterlo. Credo che negarlo sia da ipocriti colossali. Immagina se una ditta che produce dolci facesse dei biscotti buonissimi dentro una confezione con il sedere di un ippopotamo in copertina. Forse non ne venderebbero tanti (o forse si!). Idem se fosse il contrario, una bella confezione per un contenuto scadente. Secondo me l’avere una bella cantante aiuta e spesso non poco visto che ci si ferma alle apparenze troppe volte. Prima viene la musica, e su questo non ci piove e poi l’immagine ma negare che quest’ultima sia fondamentale è da dementi.

Onestamente una confezione di biscotti con il sedere di un ippopotamo in copertina mi attirerebbe e finirebbe sicuramente nel mio carrello della spesa ahahahahah! Tornando seri, Marco Pastorino in un’intervista di qualche mese fa ci ha svelato che una domanda che ogni tanto vi fate quando siete in viaggio per i tour è: In qualche anno vorresti vivere se dovessi scegliere un singolo momento nella storia? Non posso che rigirarla anche a te…

Con la testa di direi che vorrei vivere in un periodo ipotetico futuro in cui la situazione mondiale fosse decisamente migliore sotto molti aspetti ma è pura speculazione. Di pancia ti direi l’epoca d’oro della pirateria quindi tra la fine del 1500 e i primi anni del XVIII sec.

Si, sono un mega appassionato di storia della pirateria mondiale!

So che sei un esperto conoscitore della scena metal, underground e non, italiana. C’è qualche band in particolare che ti sentiresti di consigliare ai nostri lettori?

Beh, esperto non direi. Ogni giorno scopro nuovi talenti magari a pochissimi km da casa mia! A costo di sembrare banale suggerirei di seguire tutte le band che ci sono in giro. Date a tutti una chance, ascoltate almeno una volta tutto quello che vi capita a tiro, senza distinzione di genere, anno, metallosità o meno etc.

La buona musica si nasconde a volte in album insospettabili!

La penultima domanda che faccio agli intervistati è ormai una mia domanda di rito ed è l’evoluzione del classico “fatti una domanda e datti una risposta” di marzulliana memoria: c’è una domanda particolare che avresti sempre voluto che qualcuno ti ponesse, ma che non ti è mai stata posta?

Ammetto di aver risposto a molte domande negli anni e quindi ora mi risulta difficile pensare a una domanda particolare. Una potrebbe essere “Pensi che qualcuno ti conosca davvero bene?” e di sicuro la mia risposta sarebbe un NO secco;)

Per oggi è tutto Giulio, ti ringraziamo della disponibilità e del tuo tempo. C’è qualcosa che vorresti dire ai lettori di Metalpit?

Grazie a te e a tutti i lettori per essere arrivati fino alla fine!:D
Invito tutti a seguire la nuova band Black Oceans, a lasciarci un feedback sincero e costruttivo oltre che seguire anche gli altri progetti che mi coinvolgono.

Seguite i vostri sogni anche quando vi dicono che non potreste realizzarli. Ciao a tutti, ci si vede on stage prima o poi!