E’ una bella sera di aprile e sono nella hall di un hotel ad aspettare quello che fu uno dei più controversi cantanti degli Iron Maiden. Frontman della Vergine di Ferro per due album dal 1995 al 1999, ha dovuto cedere il posto al ritorno di Bruce Dickinson. In una lunga chiacchierata abbiamo parlato del suo nuovo album, il tour in corso, la sua carriera solista e ovviamente gli Iron Maiden. Buona lettura!

MP: Ciao Blaze, grazie per aver concesso un po’ del tuo tempo a Metalpit. So che avete i tempi molto stretti. Siete in tour già da febbraio e avete davanti a voi ancora molte date, come sta procedendo?

Grazie a voi e un saluto a tutti i lettori di Metalpit. Il tour sta andando molto bene, tutti i locali sono pieni, la reazione del pubblico molto buona e la maggior parte conosce già le canzoni del mio nuovo album, il che è bellissimo. Ero molto agitato per questo disco, perché sono passati ormai quattro anni dal mio ultimo album e in questo lavoro ho messo dentro tutto quello che ho scritto in questo tempo. Non ho voluto rivelare nulla finché non fosse completamente finito. Come ti dicevo il tour procede bene, abbiamo molte date una dopo l’altra, senza pause. E’ dura fare sei concerti di fila con il viaggio e tutto il resto, senza giorni di riposo e specialmente per un cantante non è facile mantenere questi ritmi. Devo stare molto, molto attento. E’ difficile mantenere la voce in queste condizioni. Per il mio stile di voce sarebbe ideale avere massimo tre o quattro date e poi almeno uno o due giorni di riposo. Questo tour è un po’ particolare per me: già normalmente non bevo molto alcol, ma con questo ritmo non lo tocco affatto, fa male al sonno e avendo così poco tempo per riposare è importantissimo farlo bene.

MP: A marzo è uscito il tuo nuovo album, Infinite Entanglement. E’ la prima parte di un concept diviso in tre parti. Raccontaci un po’ di questo disco e da dove è uscita l’ispirazione sulla storia di William Black nello spazio?

Dobbiamo tornare indietro nel tempo a quando lasciai gli Iron Maiden. Avevo molte idee e qualche pezzo pronto, scritto insieme a Steve Harris e Dave Murray per quello che doveva essere il terzo album degli Iron Maiden con me alla voce. Purtroppo però non li potei usare per i Maiden, ma li usai poi per quello che è diventato il mio primo album solista “Silicon Messiah”. Sono sempre stato interessato alla fantascienza e ho portato avanti le mie idee anche con il mio secondo album “Tenth Dimension”. Mi sono però accorto che non tutti i fan hanno colto la profondità di quello che vuol dire questo per me, perciò ho iniziato a buttare giù nuove idee. Lavoravo su 16 progetti contemporaneamente, quando un certo punto mi fermai e guardando tutto quello che avevo scritto mi chiesi: c’è spazio per tutto questo in un solo album? E’ un album questo? No, è una grande storia e come tutte le storie che si rispettino anche questa diventerà una trilogia. Ne parlai con i membri della mia band ed erano d’accordo. La trilogia racconta la storia di un uomo, William Black, ambientata 100 anni nel futuro. Il protagonista deve vestire perennemente una speciale tuta spaziale impiantata chirurgicamente sul suo corpo per poter eseguire tutti i compiti del suo lungo viaggio spaziale. Ad un certo punto inizia a chiedersi se lui è un uomo o una macchina? Con quella tuta ha l’aspetto di un robot e anche gli altri membri dell’equipaggio lo trattano da tale. Questo è il pezzo centrale della storia e qui finisce anche il racconto del primo album, con il nostro protagonista che lascia il sistema solare.

MP:  E il nome William Black da cosa è stato ispirato?

Il diminutivo di William è Bill. Per cui Bill Black…BB…Blaze Bayley. E’ una piccola cosa per me stesso, dato che la maggior parte delle canzoni sono scritte in prima persona.

MP:  Dal 2008 con l’album “The Man that would not die” hai iniziato ad autoprodurti i tuoi lavori, lasciando da parte le case discografiche. Una scelta coraggiosa o necessaria? Come sei arrivato a questa decisione?

Tutto iniziò nei primi periodi dei Wolfsbane, quando suonavamo in piccoli club con 100 persone al massimo. Mi sentivo libero di poter suonare quello che volevo. Andando avanti e avendo a che fare con le grosse label, mi accorsi che a loro non interessa nulla della tua musica. Loro pensano che i fan siano stupidi e l’unica cosa che li porta a comprare un album è la copertina con un bel artwork. Ma io sapevo che non era così. Io volevo dare fiducia ai fan e controllare il mio destino, volevo fosse la gente a dirmi cosa era buono e cosa no. Lavorare con Steve Harris, mi ha aiutato molto a formare la mia sicurezza e un bel giorno ho deciso. Sono andato alla casa discografica e ho detto: Da ora in poi sarò io la mia label e distribuirò i miei lavori da solo. Per un piccolo artista dell’underground è una strada molto impervia, perché ogni soldo che serve alla famiglia deve derivare da quello che fai. Quando non sono in tour devo andare a fare un lavoro normale come tutti gli altri per tirare avanti. E’ un grande sogno ed io ce l’ho fatta! Con grande supporto da parte dei miei amici e dei miei fan, posso affermare che Io sono un cantante professionista a tempo pieno e riesco a vivere della mia musica. Mi ritengo molto fortunato, perché questo è il sogno di moltissime persone, ed è tutto grazie ai miei fan che vengono ai concerti, comprano i cd e mi supportano.

MP:  Nel 2007 c’è stata la reunion del tuo gruppo storico i Wolfsbane e nel 2012 avete pubblicato “Wolfsbane saved the world”. Hai ancora qualche progetto per il futuro con questa band? Avremo la speranza di vederti in Italia anche con loro?

Abbiamo pronto un nuovo album intitolato “Wolfsbane Rocks“. Siamo ancora una band a tutti gli effetti, ma molto occasionale. Io sono molto impegnato, i ragazzi sono molto impegnati, ma appena riusciamo ci troviamo tutti insieme. E molto bello, siamo molto amici e quando suoniamo ci divertiamo moltissimo. “Wolfsbane Rocks” è un album differente dagli altri. È molto più rock e intenso dei precedente. Abbiamo in mente anche un tour europeo, ma veramente non so quando sarà possibile. Per ora è solo un sogno, ma speriamo veramente di riuscirci prima o poi.

MP:  Immagino che in ogni intervista ti capiti il momento sulle domande riguardo gli Iron Maiden e anche noi non saremo da meno. Il primo concerto serio a cui ho partecipato è stato proprio quello degli Iron Maiden a Trieste nel 1998 dove cantavi tu. Avevo 16 anni ed ero emozionatissimo di vedervi. Mi diresti i tre ricordi più positivi e i tre più negativi dell’esperienza con gli Iron Maiden?

Il magnifico supporto dei fan degli Iron Maiden. In molti posti alla gente non piacevo, ma in molti altri mi davano il loro supporto. Questa è una delle cose più positive di quel periodo. Poi, scrivere e comporre con Steve Harris, Janick Gers and Dave Murray era assolutamente fantastico. Non ultimo il viaggiare: ho visitato molti posti nuovi con i Maiden. Uno dei lati negativi era che la band era così grossa, e non c’era la possibilità, se non in rare occasioni, di incontrarci con i fan. Dopo il concerto salivamo sul bus e ripartivamo subito e mi dispiaceva molto non avere un contatto stretto con il mio pubblico. Un’altra cosa fastidiosa era il cibo. Avevamo questi magnifici catering, ma non avendo mai tempo per fermarci, facendo interviste e cose simili, ci ritrovavamo sempre a mangiare le cose fredde o riscaldate al microonde. La terza cosa negativa era lo stress: suonare con loro era impegnativo. Prova a paragonare la partita di calcio del paese con quella di serie A. Si gioca sempre la domenica, ma le aspettative della gente sono diverse. Negli Iron Maiden lo standard di qualità era molto alto. Dicevamo sempre: il peggior concerto deve essere un buon concerto e il migliore deve essere una esperienza religiosa. Tutto questo indifferentemente se si suona davanti a 200 persone o 10000.

MP: Tempo fa suonavo la chitarra in una band tributo degli Iron Maiden. Una volta abbiamo suonato insieme a Dennis Stratton (il primo chitarrista degli Iron) e in quell’occasione gli chiesi se si è mai immaginato dove sarebbe in questo momento se non avesse lasciato la band. Lui mi rispose…Morto! Posso fare anche a te questa domanda?

Beh, sicuramente sarei più magro (ride). A parte gli scherzi, penso che sarei molto simile a quello che sono adesso. Anche ora sono continuamente in tour, scrivo sempre musica e canto ogni giorno. La mia voce è migliorata anche se è cambiata con gli anni. Sono convinto che sarei la stessa persona. Non pensare che fare parte di una band come gli Iron Maiden sia per tutti. Non sono 9 mesi di festa in giro per il mondo durante i tour, devi stare lontano da casa e dalla tua famiglia per lunghi periodi e fare molti sacrifici personali. E’ un lavoro e se non lo tratti come un lavoro, secondo me, allora non resisti. Una cosa che mi piacerebbe, anche se so che è un sogno impossibile, è fare un concerto speciale degli Iron Maiden, con Paul, Bruce e me, ognuno che canti le proprie canzoni. Sarebbe una cosa magnifica. Inizieremmo con Wratchild e i pezzi dei primi due album, per poi passare a Bruce fino ad arrivare a cantare tutti tre assieme Iron Maiden. Sarebbe veramente come una partita a calcio per i fan. Ognuno tiferebbe per il suo preferito, del tipo – il migliore è stato Paul, no Bruce, macché il migliore è stato Blaze -. Immagina Heaven Can Wait cantata da tutti e tre, con i fan sul palco a cantare il coretto. Sarebbe incredibile specialmente per il pubblico.

MP:  Siamo arrivati alla fine. Ti lasciamo carta bianca per dire qualcosa ai lettori di Metalpit.it

Volevo dire “Grazie Mille (in italiano)” a tutti i fan italiani che mi supportano da così tanto tempo. Amo venire nel vostro bel paese, la gente in Italia mi ha sempre trattato come un’artista e un cantante piuttosto che come una rockstar. Posso solo dire un enorme grazie a tutti i supporters italiani. L’Italia ha un posto speciale nel mio cuore che è molto difficile da descrivere. Come artista è bello essere apprezzati per il proprio lavoro e non per la propria immagine e quando vengo in Italia sento che la gente è interessata a Blaze Bayley come artista e musicista, e non solo perché ho questa importante eredità chiamata Iron Maiden alle spalle.

MP: Grazie Mille e buon concerto

Potete trovare la Gallery completa del concerto QUI  ( Foto: MANUEL DEMORI)

 

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