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Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due parole con Marcus Deml, mastermind dei The Blue Poets, a seguito della recensione del loro lavoro omonimo. Buona lettura!

Dunque, sono rimasto estremamente colpito dal vostro lavoro, è un album estremamente bello e credo spicchi nel marasma di musica poco ispirata che va per la maggiore di questo tempi.
Fatta questa piccola premessa, vi do il benvenuto su Metalpit.it!
Prima di tutto, Come nasce la band? Quali sono le origini?

Ti ringrazio per i complimenti, dunque, i The Blue Poets nascono tramite un processo naturale, ho attraversato dei momenti poco fortunati nella mia vita e ho iniziato a scrivere della musica riguardo queste circostanze. In seguito ho visto Gordon esibirsi in strada e l’ho invitato a cantare un blues, da lì l’ho invitato nel mio studio dove abbiamo provato con la band per una settimana e in seguito abbiamo iniziato a registrare in presa diretta. In circa due settimane abbiamo ultimato il lavoro.

Nella vostra band vedo un incrocio generazionale e di influenze molto vario, come riuscite a far funzionare il tutto?

È molto semplice e naturale, io sono il songwriter ma ognuno può aggiungere la propria influenza e capacità nel completare il pezzo. Inoltre il fatto che siamo aperti e affiatati fa sì che si abbattano anche i limiti d’età, ci divertiamo e cerchiamo di essere noi stessi.

Credo che la vera magia di questo disco sia il groove e la produzione molto organica, come riuscite a far convivere questo con la moderna industria discografica?

L’intero concetto dietro The Blue Poets è di non considerare ciò che l’industria vuole, ho fondato la mia etichetta “triple coil music” proprio per poter suonare quel che amo.

Personalmente apprezzo e condivido il concetto dietro questo lavoro, come potresti descriverlo al vostro pubblico?

È molto semplice: noi suoniamo così. Se ci metti in una stanza, apparecchi qualche microfono e premi record, noi suoniamo esattamente così, ho voluto un sound molto naturale e umano per esprimere al meglio questa scelta stilistica e mi dispiace che non molti facciano più così. Negli anni ’60 e ’70 la musica veniva prodotta così e questo processo racchiudeva nel disco anche una determinata atmosfera, cosa quasi impossibile se registri tutto traccia per traccia e addirittura lo correggi al computer. Il problema è che devi essere in grado di suonare le canzoni bene, cosa che molte popstar, sfortunatamente, non sanno fare.

In quanto chitarrista sono rimasto colpito dal tocco, dal feeling e dal mood di ogni assolo, fraseggio e parte suonata. C’è qualche segreto?

Se ci fosse un segreto lo venderei, ma posso dare qualche consiglio dato che suonare e registrare la mia musica è il fulcro della mia vita da quando ho 14 anni. Primo, sentiti come se dovessi esibirti su un palco. Secondo, suona senza paura. Terzo, non essere ossessionato dalla perfezione. Quarto, impara come ottenere il tuo suono una volta registrato. Quinto, impara come i diversi strumenti interagiscono fra loro una volta registrati.
Fatta eccezione per un solo pezzo, ho usato solo la mia chitarra e un amplificatore, con un po’ di riverbero in post produzione, niente di più.

Come sta andando, a livello di riscontro, con critica e pubblico?

Sta andando molto bene, gli ultimi dieci anni con il mio progetto “Errorhead” sono stati buoni ma con The Blue Poets sta andando veramente molto meglio, e anche il riscontro durante i nostri primi live è stato ottimo!

Progetti futuri? Spero di vedervi presto in Italia, credo che il vostro Blues ben si sposi con i vostri focosi fans italiani.

Proseguiremo il tour per questo disco fino alla fine del 2017, ci piacerebbe tanto venire in Italia. Ci ho suonato un paio di volte e il calore del pubblico è sempre incredibile e sincero. Gli italiani ascoltano molto attentamente e ti danno talmente tanta energia positiva da permetterti di suonare al meglio.

Grazie per il vostro tempo, è stato un enorme piacere e ho esaurito le mie curiosità. Vi lascio il dovuto spazio per dire ai nostri lettori qualsiasi cosa vi vada.

Grazie per aver ascoltato “The Blue Poets” e mi raccomando supportate gli artisti andando ai concerti. YouTube e Spotify rendono l’1% della passione e dell’atmosfera di un bel concerto o di un bel disco suonato in uno stereo come si deve! Non vediamo l’ora di venire in Italia! Pace!

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We had the chance to make a brief chat with Marcus Deml, mastermind of The Blues Poets who recently came out with their debut album. Enjoy!

Well guys, I was amazed by your album, it’s insanely good and I think really shines through todays faky/anonimous music. That being said, thank you for the chance, welcome to Metalpit.it! First things first, origins of the band, how The Blue Poets was Born?

First of all: Thanks for being excited about the album. It was a natural process that made “The Blue Poets” happen. I went to a bunch of unfortunate circumstances in my life, and just started writing songs about them.I saw Gordon doing a street performance and asked him to sing a Blues. He did, and I invited him to my studio. We started rehearsing with the full band for a week and immediately started to record live, making the record. It was done in only a few weeks.

I see a sweet crossing of generations and influences in your band, how does all of this fit? Pro and cons?

It’s just a natural process. I am the songwriter, but everybody brings in their own interpretation of the music. Nothing is intelectualized in this band. We just play and enjoy ourselves. We are all very silly individuals so the generation crossing is not a problem at all [laughs].

I think a big part of the majesty around this album it’s the genuine production, the very organic and groovy feel and the “glue” between all of you. Is this difficult to express in this particular period of the music industry?

The whole idea about The Blue Poets is not to be concerned about the music industry. It is impossible to play honest and real music if you think about rules of the market. I like to write and record and then think about the marketing. My decision was to start my own record label “Triple Coil Music” , so I can write and play whatever I want.

I totally love and share the philosophy around making a record like this, but where does the idea start and how you can explain this to the public?

The idea is very simple, but hardly anybody does it anymore in todays music. Just play and record it. This is what we sound like if you put us together in a room, set up a bunch of microphones, and press record. I wanted a human sound. This is the way bands from the sixties and seventies made records. You can capture an atmosphere and vibe this way, which is almost impossible if you record everything track by track and even correct it with the computer. The problem is that you have to be able to play the songs well enough, which unfortuantely a lot of Popstars can’t.

As a guitar player, I was blown away by the intensity and feeling of the solos, leads and the general playing. Where is the key? Where is the secret?

If there would be a secret… I would sell it [laughs]. My whole life is build around playing the guitar and writing and recording music. It’s been this way since I am 14 years old. But there are a few tricks in getting a performance and the right sound. No 1. is getting in the same mood as you would be playing a concert. No.2 is to play without fear . No.3 Don’t be obsessed with perfection. No.4 Learn how to get your sound on tape. No.5 Learn how instruments complement each other on a recording. The intensity was something I was after for many years and could not get recorded. With the exception of one song I used only one amplifier and one guitar with no effects on everything. A little reverb and delay were added in the mix.

How’s the critic and public response going? I hope very well!

It looks like this is going to be my most succesful record so far, which is strange concidering that the last 10 years of recording and touring with “Errorhead” was not too bad either. The critics love it and the first shows with “The Blue Poets” were amazing.

Any future projects? I hope to see you in Italy in the near future! I think that blues explosion will fit perfectly with your warm Italian fans.

We are going to tour on this record till the end of 2017. We would love to come to Italy… I only played a few times in your country but the audience was fantastic. Italian people are listening very closely and give you such a positive energy, which allows you to play at your best.

I think I ended my questions, feel free to tell whatever you want to our readers! Cheers and thank you!

Thank you for listening to “The Blue Poets”. Support musicians by visting concerts. YouTube and Spotify have only about 1% of the pleasure and enjoyment of a concert or real record that is played on a real good stereo system. We hope to play in Italy very soon. Peace.
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