I Breaking Larsen Theory sono un gruppo milanese della scena italiana di Alternative Metal / Progressive e Modern Hard Rock con influenze provenienti da heavy, prog e post grunge.. Ci sono molte bands nel panorama musicale che propongono più o meno lo stesso genere mai BLT hanno una marcia in più.
A rispondere alle domande per MetalPit.it, si è messa a disposizione la band al completo.

Visto che probabilmente non tutti vi conoscono, potete iniziare a raccontarci della storia dei BLT?

 

Phil (cantante e chitarrista) – Abbiamo iniziato col voler creare qualcosa di nuovo e di veramente creativo in questo periodo in cui è sempre difficile creare qualcosa di molto innovativo.
Io, insieme a Teo ( chitarra solita) abbiano iniziato a lavorare su brani dove percepivamo i richiami di un certo mondo artistico, senza cadere nei cliché, per proporre un prodotto che offrisse sensibilità e valori sia di sound che di emotività e con un impegno di testi cercando di esprimere i concetti di questo mondo in un linguaggio moderno.

Esiste un concetto dietro al nome della band?
Il nome si basa sulla teoria di Larsen, il segnale introdotto nel microfono, dopo il normale percorso pre-finale torna indietro (feedback), entra nuovamente nel microfono, sovrapponendosi a quello intenzionalmente inviato e crea una distorsione, effetto Larsen, che acusticamente si traduce in un fischio.
E’ da questa distorsione, questo spezzarsi di armonia dei suoni che si ricollega tutto, dare una “scossa” al mondo del rock fatto attualmente di tribute band, iniziare a suonare sopra ai suoni di altri gruppi. Un difetto acustico che si ferma nel momento in cui ci si suona sopra. E’ questa è la grandezza della musica, dare alla musica il suo senso più profondo ed artistico.

A che punto della vostra carriera avete capito di poter fare della vostra passione un qualcosa di più?
Phil- Tutto è partito da alcune mie esperienze molto amatoriali seppure interessanti nella musica underground a Milano. Ho cominciato ad elaborare il concetto di cui abbiamo parlato fino ad ora, ho ricontattato Teo, che conosco dai tempi della scuola, per lavorarci assieme e cercare dei musicisti che fossero interessati allo sviluppo di questo progetto. In relatà tutto parte da un mio sogno ambizioso che ho deciso di condividere con una persona di cui mi fidavo.
Cosa vi aspettate per il prossimo futuro? Avete progetti in cantiere?
Stiamo preparando un nuovo disco in studio e ci aspettiamo di pubblicarlo entro settembre, a breve faremo una label searching per vedere chi possa interessarsi all’album per la pubblicazione e la distribuzione, per vedere se in questo mondo di cui abbiamo parlato c’è un posto anche per noi.
Ci aspettiamo di poter portare quel che suoniamo in ogni angolo, in giro per il modo, fare esperienza e la gavetta che serve.

Avete riscontrato difficoltà ad emergere dall’underground italiano?
Come ci si inserisce in un mercato musicale poco dinamico come quello italiano?
Tra vari cambi di lineup e difficoltà di emergere in questo mondo in fermento, nel rapportarsi con le persone che non hanno la stessa visione delle cose, spesso succede che si instauri una guerra tra i poveri e noi siamo contro a tutto ciò perché fa solo male alla musica. L’unico ostacolo tra una band ed il suo percorso, sono persone che non vogliono credere in tutto ciò che si fa. E’ talmente bello creare insieme, che chiunque si metta in mezzo è fuori posto in questo contesto, rovina lo spirito di chi fa le cose per amore di farlo.
Come procedete nel songwriting? Vi trovate tutti insieme e jammate, oppure la stesura dei brani viene effettuata da qualcuno e, poi, si lavora tutti insieme per perfezionarli?

In passato ho composto le idee principali da solo, per poi iniziare a lavorare con tutta la band, cercando di far sentire più personale ogni brano. Ognuno di noi porta un’idea, la concezione dell’anima del pezzo e poi diamo corpo ai pezzi.

Questa è una domanda che in generale faccio spesso: l’ ascolto della musica in questa era multimediale, ha cambiato il valore che si dà alla musica?
Si, decisamente. Io stesso che avevo una determinata concezione musicale fin da piccolo, ho vissuto la realtà tra fine 90 e inizio 2000, so cosa si provava ad acquisire un disco e lo si consumava per il piacere di ascoltarlo e di scoprire tutte le sonorità. Ora schiacci un tasto ed ascolti quello che vuoi pagando solamente una connessione internet, l’ascolto ha meno valore, ovviamente dipende soprattutto dall’ascolttore.
I ragazzini non vanno più in cerca di dischi e non ascoltano fino in fondo, più che altro seguono un genere o un’artista perché lo ascoltano tutti e non perché singolarmente piace e regala emozioni.
Finchè non ci sarà una rieducazione dell’ascoltatore in cui si concentrerà e riporterà agli stati d’animo. Noi vogliamo rivoluzionare il concetto dal basso.