Per chi come me ama il genere glam sleazy e ne ha fatto il proprio stile, i Cream Pie sono un punto di riferimento italiano per questo stile musicale.
Ho avuto il piacere di contattare personalmente Rachel O’ Neill, il frontman del gruppo ed avere dall’altra parte una persona disponibile e gentile che ci ha parlato del prossimo album della band che uscirà il prossimo settembre.

 Iniziamo subito con il vostro ultimo disco, potresti commentare l’ultimo lavoro?

R: Abbiamo appena presentato Downtown Pirates, il primo singolo estratto dal nuovo album in uscita a settembre e stiamo ricevendo parecchi consensi positivi. Il nuovo album è quello che non vedevamo l’ora di scrivere. Un anello di congiunzione tra le nostre vecchie sonorità, più vicine agli anni ’80, e il nostro nuovo modo di comporre. Abbiamo davvero completato un processo di maturazione importante e speriamo che il pubblico lo apprezzi.

Aver aperto per gli L.A. Guns, un gruppo che sostanzialmente ha fatto storia, che effetto vi ha fatto? Immagino siate stati emozionati ed entusiasti.

R: Quest’anno abbiamo avuto l’onore di aprire per la seconda volta nella nostra vita lo show degli L.A.Guns. L’emozione di avere a così stretto contatto una band che ci ha ispirati fin da quando eravamo ragazzini era enorme. Le loro parole nei nostri confronti ci hanno lusingato. Ancora adesso, a ricordare quel giorno, ci viene un brivido…

Come siete riusciti ad avere un contratto con la storica casa produttrice Demon Doll Records?

R: La Demon Doll ci ha contattati un paio di anni fa. All’inizio eravamo scettici, ma quando ci siamo informati e abbiamo visto la caratura delle band all’interno del loro roster ci siamo subito convinti. Essere inseriti in un catalogo al fianco di band come Cats In Boots, Tuff e Veins of Jenna è motivo di grande orgoglio. Il loro progetto alla base è solido e, tra le altre cose, essere nel roster con altre validissime band del panorama italiano, ci fa sentire membri di una grande famiglia.

La vostra impostazione è prettamente americana, le vostre influenze di gruppi come Motley Crue, Ratt, L.A. Guns, sono evidenti, secondo voi c’è un vero e proprio futuro in Italia per questo genere musicale?

R: Il rock n roll e lo sleaze hanno vissuto periodi altalenanti, in Italia, rispetto al resto del mondo. Io credo che comunque questo genere non morirà mai, perché non è dettato da una “moda” del momento, ma da un’autentica passione. A differenza di generi effimeri (per quanto mi piacciano) come il nu-metal o il metalcore, l’hard rock è l’essenza pura della vita “tutta musica e divertimento”, quindi difficilmente scomparirà. Si tratta di un sottobosco fitto, che periodicamente è destinato a venire in superficie, rigoglioso come il primo giorno.

 All’estero siete conosciuti, avete più riscontro qui da noi o fuori dall’Italia? L’approccio da parte del pubblico è differente?

R: L’approccio all’estero verso i Cream Pie è parecchio differente, rispetto a quello in Italia. Abbiamo investito molto nella nostra promozione all’estero, soprattutto perché l’attenzione verso la musica inedita e la voglia di scoprire nuove band è enorme, rispetto a quella nostrana. Quindi ci può capitare di suonare in Slovacchia o in Repubblica Ceca e firmare autografi e fare foto con i fans, mentre magari qui in Italia possiamo contare su uno zoccolo duro di amici che apprezzano la nostra musica e ci supportano, ma non li chiamerei “fans”.

Come band, come giusicate la situazione complessiva della scena italiana? intendendo promoters, rapporti tra le bands, pubblico, locali, Media, etc.

R: Non me la sentirei, di giudicare la situazione, perché c’è chi si sforza per farci uscire dall’oblio e chi invece rema contro.
Il problema dell’Italia è la cattiva cultura musicale. Siamo storicamente poco abituati a cercare, a scoprire roba nuova, ad informarci. La scena musicale, a livello di band, è viva e vegeta: ci sono un mare di band validissime che si sbattono per quello che fanno con risultati ottimi. La situazione dei promoter è in ascesa, sebbene siano in molti che ancora ragionano a livello settoriale, pensando magari a promuovere scene estere qui da noi, piuttosto che a dare la possibilità a band di qui di farsi conoscere all’estero. Certo, ci sono anche promoter attenti, ma poi capita di scontrarsi con alcuni locali più interessati alla cover band di turno, che al proporre roba inedita.
Anche l’attenzione da parte di media è aumentata. Forse ci si è accorti del valore della nostra proposta musicale, chissà.
La cantilena è sempre la stessa. Ma io sono fiducioso… vedo la luce, in fondo al tunnel… (sorride).

Qual’è il vostro segreto per far si che una band sia sempre unita nel corso degli anni, conservando l’obiettivo senza scadere nell’anonimato ?

R: A dire il vero non c’è un segreto. Noi come Cream Pie esistiamo da quasi 11 anni, ma abbiamo anche noi subito dei cambi di formazione di assestamento, fino ad arrivare all’attuale. Diciamo che io, Nikki e Phantom, che siamo i membri storici del gruppo, abbiamo dalla nostra una profonda intimità, costruita da anni di amicizia, che ci permette di confrontarci su tutto, anche in maniera forte, e di raggiungere il risultato migliore per la vita della band. Rispettare i pareri di ciascuno, rinnovarci nella proposta musicale ed assecondare la “fisiologica” maturazione artistica, senza fossilizzarsi, probabilmente è quello che può far girare sempre al massimo il mordente del gruppo.

Come valutate l’ ascolto della musica in questa nuova era in cui pare sia cambiato anche il valore che si dà alla musica?
 Il classico disco è ormai un pezzo per i collezionisti e i nostalgici come me o pensate sia ancora un veicolo per raggiungere il pubblico?

R:L’avvento di internet in un certo senso ha reso la fruizione della musica più facile. Per la vita e gli obiettivi di una band emergente questo non può che essere un beneficio. Noi stessi abbiamo raggiunto un pubblico internazionale proprio grazie ad internet. Il mio parere è che ora sia più facile raggiungere il pubblico, ma anche più difficile che essi acquistino il tuo prodotto. Non c’è più la possibilità di vendere musica “brutta” a scatola chiusa, perché l’utente ti sgama subito. Di conseguenza, come succede a noi, dopo che una persona ascolta la tua musica online e si emoziona con essa, è più propensa ad acquistare il cd fisico.

Come vedi i Cream Pie nel prossimo futuro? Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

R: I nostri obiettivi non sono cambiati, dal primo giorno in cui ci siamo formati: noi vogliamo suonare. Sempre. Ovunque. Farci conoscere da quanta più gente possibile in tutto il mondo. Abbiamo abbandonato le velleità del “diventare famosi”, ormai se non vieni fuori da un talent non puoi più diventare “famoso”. Noi facciamo la nostra musica meglio che possiamo e con essa vogliamo girare il mondo, lanciare un messaggio, dare a qualcuno un brano che accompagni momenti speciali. Da qui a 5, 10, 15 anni, magari, vedo i Cream Pie più vecchi, ma sempre in giro per il mondo. Non sarebbe male, eh?

Qualcosa che i lettori dovrebbero sapere su di voi?

R: Beh potrei approfittare per ricordare che il party di rilascio ufficiale del singolo Downtown Pirates avverrà il 9 giugno al Legend Club di Milano. A settembre, poi, presenteremo il disco completo di 10 tracce e da quel momento partirà una fitta rete di appuntamenti live in Italia e in tutta Europa.
E vorrei anche ricordare a tutti che possono trovare i Cream Pie ovunque, su qualsiasi social network… mi raccomando però, non cercate “Cream Pie”
Grazie Rchel e keep glamming|