I Danko Jones sono tornati sul mercato con il nuovo album “Wild Cat”, e noi di MetalPit siamo riusciti a fare due chiacchiere a riguardo. Eccoci quindi con il simpaticissimo bassista John Calabrese, estremamente verace a alla mano. Partiamo a bomba!


John, la facciamo in calabrese o…?

*risate* Come vuoi!

Ho ascoltato il nuovo album dato che su MetalPit, oltre a questi intervista, ci sarà anche la recensione di Wild Cat… ed è davvero una bomba! Com’è nato?

Grazie! Ogni due anni noi facciamo un nuovo disco, l’ultimo era nato a Toronto con il produttore Eric Ratz ed era andato tutto benissimo secondo noi… sia le canzoni, che la qualità delle registrazioni e quindi per questo nuovo disco non abbiamo cambiato nulla, abbiamo chiamato di nuovo Eric e abbiamo registrato nella stessa sala d’incisione.

Dove avete registrato?

A Toronto, la batteria in uno studio che si chiama “Revolution” e tutto il resto in un altro studio che si chiama “Vespa”.

È stato un lavoro lungo oppure l’avete realizzato velocemente?

L’anno scorso, più o meno in questo periodo, abbiamo iniziato a scrivere i brani e prima della fine dell’estate avevamo già fatto le preproduzioni e una prima registrazione dei brani e poi insieme a Eric abbiamo rifatto preproduzione e poi siamo andati in studio e abbiamo registrato dodici i brani, 11 dei quali sono finiti nel disco.

Il dodicesimo, poverino, che ha fatto di male?

Hahaha ha sgarrato! Comunque i brani non è che li puoi scrivere dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 5, devi tenere il ritmo… ci sarà una settimana che è più creativa dell’altra…

Certo, i lavori creativi sono così…

Sì, infatti… però c’è bisogno di consistenza… non è che arriva questa ispirazione divina… c’è solo lavoro e dedizione e molto impegno.

Cos’è cambiato in questo disco rispetto al passato?

La cosa che è cambiata rispetto a Fire Music è che in quel disco c’erano canzoni molto più aggressive, tipo Misfits e anche il tempo di quelle canzoni era molto più veloce, su questo disco il tempo è più variabile e in canzoni come You are my woman, che è un tributo ai Thin Lizzy, c’è molto più gioco con le melodie, varie variazioni, sempre comunque rimanendo nel nostro stile rock.

Perché si chiama Wild Cat?

C’è una canzone che si intitola così, ma che in realtà doveva chiamarsi diversamente, solo che io una volta ho sentito Danko dire “wild cat” e in quel momento ho pensato che sarebbe stato un buon titolo. Quando poi abbiamo mandato il materiale a chi si è occupato della grafica del disco per chiedergli di produrre qualche idea per la copertina, ci hanno mandato, tra le altre, l’immagine che abbiamo scelto e nel nome del file c’era scritto “Danko Jones nome dell’album” e noi abbiamo detto “ah, si chiama così?!”, non c’è nulla di studiato o complicato dietro alla scelta del nome.

Io ascoltando il disco mi ero fatta l’idea che fosse più legato al fatto che nel disco ci sono dei riff abbastanza graffiati, proprio come un micio incavolato…

No, ahaha… non siamo così profondi da pensare cose del genere! A volte le cose semplici sono le più efficaci, senza dover dare per forza risposte elaborate… la persona che ascolta la musica è libera di fantasticare sul significato. Nell’interpretazione sta il bello, se io ti dico quello che devi pensare…per noi è stato proprio così… abbiamo semplicemente pensato se questa canzone si chiamasse così, sarebbe bello.” “Ah, ok!”, “Se il disco si chiamasse Wild Cat, sarebbe bello.” “Ah,ok!” e così è andata.

È una buona scelta, perché è breve, rimane in testa e poi la copertina è davvero riuscita…

Sì, funziona!

Visto che stavamo parlando della scrittura e della composizione… com’è il vostro metodo?

A volte Danko ha dei riff con delle melodie, viene a casa mia, le registriamo e le ascoltiamo, magari facciamo un arrangiamento delle canzoni e poi spedisco tutto a Rich e poi quando andiamo in sala prove registriamo dal vivo tutti insieme e poi ci lavoriamo su per sistemare quello che non funziona e aggiungere vari accorgimenti, poi abbandoniamo la registrazione per poi riprenderla dopo un po’ di tempo e lavorarci sopra di nuovo e coi via… e di solito le canzoni che rimangono sono quelle sulle quali dobbiamo lavorarci meno, perchè su quelle in cui devi starci troppo su e martelli e martelli, hanno evidentemente qualcosa che non funziona. Se manca qualcosa, manca.

Quindi solitamente siete tu e Danko e poi si aggiunge Rich?

Rich è quello che ha sempre delle suggestioni… suggerisce dei cambiamenti… al ritmo, accorgimenti specifici sulla batteria, i suoni..comunque nessuno prevale sull’altro.

È un lavoro di squadra, quindi. L’idea che ci si fa ascoltandovi è che voi abbiate un’idea ben precisa di come deve essere il vostro suono e il vostro stile… mi chiedevo quanto il panorama musicale influisca sul vostro lavoro?

Quello musicale attuale no, però quello del passato, sì… tipo Ramones, Motorhead… ma nel senso che quando metti un disco dei Ramones, sai che è un disco dei Ramones e per i Motorhead è la stessa cosa, noi non abbiamo cercato di farlo volutamente, ma alla fine ci esce così… quando ascolti un disco nostro sai subito che siamo noi. Siamo in tre come i Motorhead, il basso ha quella distorsione… ci sono delle similarità. Noi aggiungiamo un po’ di piano qua e qualcos’altro là, ma non possiamo azzardare troppo, il nostro stile è questo.

Diciamo che siete molto identificabili, quando si sente un vostro brano lo si associa subito al vostro nome.
Sempre per quanto riguarda il panorama esterno… per chi vi segue sui social è palese la vostra linea di pensiero…

Nell’ultimo paio di mesi siamo diventati più “politici”…

Ecco, quanto ciò che è accaduto nel mondo in questo ultimo anno ha influito sul processo di scrittura del disco?

A livello di scrittura no, perché penso che questo disco dovrà vivere più a lungo… se penso che tra 25 anni qualcuno ascolterà questo disco, spero che si sarà scordato di Trump. Lo spero. Come spero che tra 5 anni tutti si saranno dimenticati di Silvio. Quando scrivi magari ti limiti, però coi social è tutto più immediato… per esempio Danko è stato alla marcia delle donne, ha fatto un video ed è stato molto attivo in quello… poi sai ci sono state delle dichiarazioni del signor Trump, el senor Trump, come lo chiamerebbe un messicano… insomma ha detto delle cose che non sono tanto belle ed è bene parlarne.

Io preferisco generalmente le persone che si schierano, nel modo giusto o sbagliato che sia, ma che si schierano… piuttosto che quelle che per non rischiare.

Certo, assolutamente… è sempre meglio dirlo, tanto comunque lo pensi, quindi…

È apprezzabile da parte vostra, questa genuinità.

E meno male che siamo dalla parte giusta! A parte che per me c’è solo una parte giusta dove stare..!

Tu sei nato in Canada, sei cresciuto qui in Calabria?

Qui, al sud!

E come ci sei arrivato nei Danko Jones?

Ci siamo conosciuti alle superiori. Io le ho fatte a Cosenza, ma poi mi sono trasferito in Canada e le ho finite là. Abbiamo fatto l’università insieme, suonavamo in gruppi diversi della scena di Toronto, ma ci siamo sempre detti che avremmo dovuto formare un gruppo… e così lo abbiamo fatto e dopo ventuno anni siamo ancora qua.”

Tu come ti sei avvicinato alla musica? Hai cominciato da subito a suonare il basso?

Il basso è sempre stato il mio strumento principale.

Visto che per età sei italiano, cosa ne pensi della scena musicale italiana?

Ci sono diversi gruppi che sono ottimi, io sono cresciuto con CCCP, Negazione, Raw Power… c’è un gruppo di Roma che si chiama Giuda che ci ha fatto da spalla per una nostra tournée… hanno un bel suono, è uno dei nostri gruppi preferiti. Ascolto tanta musica italiana, da Rino Gaetano a Paolo Conte… Pino Daniele ce l’ho pure sull’iphone!

Quali sono i dischi che ti hanno segnato di più?

“La Vittoria della Sconfitta” dei Negazione, ascoltavo sempre quel disco prima di suonare coi Danko Jones, poi “Fedeli alla Linea”, “Affinità e Divergenze…” dei CCCP… sono dischi che mi piacciono moltissimo! Di straniero un po’ di tutto Clash, Ramones, Slayer… consumiamo così tanta musica!

Adesso una domanda a cui penso chiunque legga questanintervista si aspetti una risposta positiva…

Quando verremo in tournée in Italia?! Non tutte le date del tour vengono annunciate prima che iniziamo coi tour di promozione del disco, quindi spero che salti fuori qualcosa. Comunque penso che quest’anno verremo di sicuro, altrimenti non avremmo fatto questi giorni di promozione qui!

E infatti!

Perciò anche se non è fissata la data, c’è gente che ci sta lavorando… e non abbiamo avuto un momento per controllare la posta elettronica oggi, forse c’è già un’email…

Tra l’altro è saltata fuori, penso ieri o l’altro ieri, la notizia che farete una data… il 4 maggio, mi pare… con gli Hardcore Superstar, che qui sono amatissimi, quindi sarebbe bello…

Ah! Sarebbe bello farlo insieme!

Eh sì!

Saremo sulla barca insieme in Svezia per quella data!

Sarebbe bello perchè voi dal vivo siete favolosi e anche loro sono riconosciuti tra le migliori band live.

Ci siamo conosciuti di persona l’anno scorso… ci siamo sempre sentiti…

Perché voi siete in parte sotto un’etichetta svedese…

Sì, abbiamo un sacco di amici in Svezia…

Siete molto amati in Svezia… l’ultimo disco lì è andato molto bene ed è stato premiato…

Sì, disco d’oro e di platino! Dalla Calabria alla Svezia!!!

Calabresi nel mondo, abbiamo tanti conterranei famosi… Steven Tyler, Joe Perry…

C’è un sito che si chiama Calabrians Most Famous, lo sai?!

Sì!!!

E mi hanno messo pure a me su quel sito! Che emozioneee!

È sempre bello vedere che siamo in grado di esportare anche cose belle all’estero, e non solo le classiche cose che sono divenute ormai cliché…

Vero! Sono d’accordo!

Bene, posso dire che l’intervista è conclusa, mi ha fatto molto piacere chiacchierare con te!

Anche a me, ti ringrazio!