Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Fabio Arcangeli, chitarrista dei Deadly Carnage in occasione dell’uscita di CHASM (Leggi la recensione) EP che celebra il loro primo decennio di vita. Buona Lettura!!

MP: Innanzitutto Benvenuto su Metalpit.it
FABIO: Grazie mille, è un piacere.
MP: “Chasm” è da poco stato messo in vendita. Parlaci di questo EP e di quello che rappresenta per la band.
FABIO: Quando ci siamo avvicinati a dieci anni di attività sentivamo che era giunto il momento di far qualcosa di differente dal solito, volevamo assolutamente trovare il modo di celebrare questo evento insieme alle persone che ci hanno sempre sostenuto in questa decade e un 7” in edizione limitatissima ci è sembrata l’idea migliore. “Chasm” non è solo un EP celebrativo, ma è una vera e propria manifestazione dei cambiamenti degli ultimi tempi. Noi celebriamo il passato, ma guardiamo sempre avanti, chi ci segue lo sa bene, per noi è sempre stato e sarà sempre così; ogni nuovo lavoro sono nuovi stimoli per sperimentare qualcosa di differente.
MP: La vostra prima decade di attività è arrivata. Voltandoti indietro cosa vedi? Quanto siete cambiati/evoluti insieme come band Deadly Carnage e come musicisti.
FABIO: Sono passati dieci anni eppure non mi sembra così lontano il momento delle prime prove, delle prime composizioni e delle prime idee che ci hanno portato sino a qui. Sono perfettamente cosciente di ciò che sono stati i nostri esordi e i nostri anni passati, ma non sono solito guardarmi indietro, io guardo sempre avanti, sono contento dei risultati ottenuti, ma questa non è la fine del percorso, è un nuovo inizio, con una nuova energia. Quando abbiamo fondato la band eravamo molto giovani, poco più che adolescenti, siamo maturati, in primis come persone e di conseguenza come musicisti, sono cambiate le nostre influenze e il nostro modo di far musica, dopo dieci anni abbiamo una consapevolezza diversa e una mentalità più aperta, la cosa che non è cambiata, e che probabilmente non cambierà mai, è che facciamo sempre le cose di testa nostra suonando esattamente quello che ci pare.
MP: Come scritto nella nostra recensione, La vostra musica è impregnata di questa maliconia latente e oserei dire quasi perenne. Da dove arrivano tutte queste emozioni e sensazioni?
FABIO: Difficile dirlo, si potrebbe pensare che la cosa sia voluta, ma non è affatto così, a prescindere da come vogliamo strutturare un brano, la vena malinconica si fa sempre strada in maniera spontanea, non saprei nemmeno definire come o perché accade, sappiamo solo che fa parte di noi musicalmente parlando, ci accompagna in ogni composizione e la cosa mi piace, ci sentiamo a nostra agio con le sonorità che scuotono la sfera emotiva.
MP: Come nasce un brano dei Deadly Carnage? Quanto c’è di ogni songolo coponente all’interno dei pezzi?
FABIO: Di norma i nostri brani nascono tutti in sala prove da una jam session, la quale poi viene rielaborata e rimaneggiata a lungo prima di diventare un brano vero e proprio. Di norma non amiamo definire un obbiettivo a tavolino, non ci piace essere troppo vincolati. Solitamente è Dave (chitarra ritmica) a delineare lo scheletro della canzone dando il “La” al tutto, ma ogni brano è lavorato ed elaborato da tutti, penso che sia proprio questo aspetto ad avermi sempre dato lo stimolo do continuare a far musica, il fatto che quando entro in sala prove non so mai cosa salterà fuori e non ho idea delle influenze che verranno portate dentro al brano, ognuno di noi ha un retaggio musicale molto differente e questo influisce indubbiamente in fase di composizione.
MP: In 10 anni di attività la band è stata praticamente immutata, se non nel 2008/2009 in cui sono entrati in formazione dave ed Alexios. Qual’è secondo te il punto di forza dei Deadly Carnage per rimanere in formazione pressocchè stabile da almeno 6 anni. Qual’è il collante che vi unisce?
FABIO: Effettivamente la nostra formazione è stabile da molto tempo, anche se devo segnalare un recente cambio di line-up che non è noto a tutti; Marcello, il cantante sin dal nostro demo del 2006 ha lasciato la formazione poco prima delle registrazioni di “Chasm” sebbene abbia giustamente voluto partecipare a questa celebrazione. La separazione è avvenuta in maniera totalmente amichevole, direi quasi consensuale, lui sentiva che il suo ruolo nei Deadly Carnage era giunto al termine e ha deciso di fare un passo indietro, sia per lui che per il percorso intrapreso dalla band stessa. Attualmente è Alexios ha ricoprire anche il ruolo di cantante oltre che di chitarra solista come di consueto. Abbiamo cercato di sfruttare questo cambio in maniera positiva, per noi è semplicemente stato un input per provare qualcosa di nuovo. Abbiamo già presentato la nuova formazione dal vivo qualche settimana fa, quindi qualcuno ha già avuto modo di sentire i cambiamenti dal punto di vista vocale che non sono affatto pochi. Per chi non avrà occasione di vederci dal vivo dovrà purtroppo attendere il prossimo lavoro per poterli sentire. Il cambio di line-up comunque non ha minimamente contemplato l’ingresso di un nuovo musicista, in tanti anni abbiamo creato una forte alchimia tra di noi e non era nostra intenzione alterarla in alcun modo, il collante che ci unisce è come band è senza dubbio l’impegno verso un obbiettivo comune e attualmente non ammettiamo interferenze in questo.
MP: A livello generale, quale pensi sia il fattore più importante che debba avere una band?
FABIO: Detto in tre parole: consapevolezza, autocritica, costanza. Senza questi tre fattori penso non si vada da nessuna parte nel mondo della musica, sono i requisiti minimi per poter esistere in una scena musicale sovraffollata eppure spesso invisibile. La consapevolezza è fondamentale per capire dove si è e dove si vuol andare, bisogna avere le idee chiare rimanendo a contatto con la realtà. L’autocritica è il fattore principale per creare musica che può definirsi tale; se non sono soddisfatto in primis io stesso come posso pensare che lo sia qualcun altro? La costanza, oggi, nel 2016 è il fattore principale, è necessario continuare sempre ad andare avanti, senza fermarsi e senza perdere di vista gli obbiettivi o si rischia di perdersi nel mare dell’underground e non trovare più la riva.
MP: Sempre guardando un occhio al passato. Trovi che la scena metal Italiana si sia evoluta a livelli di possibilità per le bands sia per suonare dal vivo che qualitativamente parlando?
FABIO: Rispetto a quando abbiamo iniziato noto che le possibilità di suonare dal vivo oggi siano infinitamente maggiori rispetto a dieci anni fa praticamente per chiunque. Oggi il numero di concerti è assolutamente altissimo rispetto ad anni fa e anche la qualità degli stessi è notevolmente migliorata, ritengo che la scena italiana sia molto attiva da questo punto di vista. Purtroppo in Italia manca il pubblico, salvo rare eccezioni il pubblico ai concerti è sempre più basso ed è sempre più dura riuscir a promuovere come di deve una serata. Anche se non si può certo attribuire tutta la colpa al pubblico, se esso non va ai concerti ci sarà un motivo, forse la malattia che colpisce questo calo non è solo nella mentalità del pubblico, ma è da attribuirsi a tutto il sistema. Spesso c’è un mancanza di professionalità di fondo, questo è indubbio, ma esistono anche cause più nascoste e difficili da comprendere. Un buon live è come cucinare un buon piatto, ogni cosa deve essere fatta nella giusta dose e al momento giusto. Sono convinto che prossimamente le cose miglioreranno anche da questo punto di vista.
MP: Rimaniamo in Italia. Quali sono le bands italiane che ti/vi hanno più ispirato e che seguite?
FABIO: Volgendo lo sguardo al passato (mi riferisco ai tempi di “Decadenza” e “Ceneri”) indubbiamente abbiamo subito molto l’influenza della scena italiana guardando con ammirazioni band come Spite Extreme Wing, Janvs e i nostri compagni d’etichetta Absentia Lunae e Melencolia Estatica. Oggi probabilmente il nostro sguardo è maggiormente rivolto all’estero e a generi musicali differenti, sebbene la stima e l’ammirazione per le band citate rimane enorme e indiscussa, semplicemente preferiamo ampliare il più possibile le nostre vedute senza porci limiti. Tuttavia mi sento di citare una band italiana che ci ispira sin dalla composizione di “Manthe”, sono di Roma e rispondono al nome di Lento, a mio parere la miglior band italiana in assoluto, impressionanti.
MP: Quali sono i vostri progetti per il futuro? Sogni e aspirazioni di una band in evoluzione?
FABIO: Attualmente stiamo lavorando al quarto album, c’è molto che bolle in pentola per questo progetto, ma non voglio rivelare troppo, sarebbe prematuro, dico solo che la lavorazione è iniziata a Ottobre 2013, non appena terminate le registrazioni di “Manthe” e che probabilmente nei prossimi mesi renderemo noi i primissimi dettagli.
MP: Avete degli eventi live in questo periodo, in calendario ai quali possiamo reindirizzare i nostri lettori?
FABIO: Attualmente l’unica data in programma è per il 26 Marzo al Grind House di Padova in compagnia di Common Grave e Melencolia Estatica, sarà un vero piacere dividere il palco con due band che stimiamo tantissimo. In quell’occasione presenteremo una parte dei brani che andranno a comporre il nuovo album, un primo assaggio di quello a cui stiamo lavorando.
MP:  MetalPit ti ringrazia per l attenzione che ci hai dedicato per questa intervista. Ti lasciamo uno spazio per dire quello che vuoi!
FABIO: Streams of Shine!