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Dopo aver pubblicato “Dirge”, loro quarto album, i Deadspace si sono uniti ai Vanhelga per la prima parte del Days of Madness Tour. Appena dopo il loro concerto a Milano, abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Chris Gebauer, cantante e leader del gruppo. Buona lettura!

Benvenuto su Metalpit e grazie per il tempo che ci hai concesso, per iniziare potresti introdurre il gruppo ai nostri lettori?
Siamo un sestetto dall’Australia e suoniamo Depressive Black Metal in modo abbastanza atipico, che definirei più energico rispetto agli standard del genere. Abbiamo appena suonato un buon concerto a Milano con Afraid of Destiny e Vanhelga e ci siamo divertiti anche se gli Eyelessight non sono riusciti a venire.

Questo era il vostro primo concerto in Europa e il seguente tour sarà il primo per voi in questo continente. Sei felice? Come ti senti?
È molto bello essere in Europa, è un continente grande con un mercato lento. Abbiamo dei grandi ascoltatori qua e speriamo di entrare in contatto con le persone che ci hanno supportato per molto tempo da qui.

In Australia avete molte band valide ma abitando là siete tagliati fuori dal mondo, lontani da Europa e Stati Uniti, quindi se volete avere concerti da queste parti dovete viaggiare molto. Come percepisci questa distanza?
Sicuramente comporta molti costi ma al momento siamo qui, ce l’abbiamo fatta e non è così difficile come si crede. Penso semplicemente che se vuoi suonare da qualche parte puoi farcela, nulla di complicato.

Avete buoni rapporti con altre band australiane?
Sì, anche se si dice che il Black Metal in Australia non sia molto diffuso, specialmente nella zona ovest, da dove proveniamo. A est ci sono molti gruppi talentuosi, come gli Advent Sorrow con il loro stile sinfonico, oppure i Christ Dismembered con i quali abbiamo suonato talvolta. Ci sono molte band valide e ottime persone ma non sempre c’è la possibilità di suonare concerti che saranno buoni, è solo uno stato, non hai molte opportunità.

Ora parliamo della vostra carriera. Avete rilasciato ben quattro album nel giro di cinque anni, insieme a degli EP, sembra che abbiate le idee chiare su cosa fare.
Scriviamo brani velocemente perché ci viene naturale. Abbiamo molte idee e ora cerchiamo solo di concentrarci su di esse ed essere sicuri che rappresentino il meglio che possiamo offrire. Personalmente, penso che abbiamo raggiunto questo traguardo con il nuovo album e quindi spero che continueremo con questo andamento per molto.

Tu ed Oliver siete gli unici membri originari del gruppo che suonano ancora coi Deadspace. La mente dietro la scrittura dei pezzi è sempre stata la vostra o l’aiuto dei vari musicisti al vostro fianco vi ha aiutati?
La maggior parte delle idee sono mie, sia per quanto riguarda i testi che per le parti strumentali dei brani, con gli altri membri che talvolta modificano lievemente ciò che ho composto. A dire il vero nonostante ciò, Dan, il bassista, ha composto delle parti del nuovo album.

In questi cinque anni avete avuto diverse modifiche della formazione, pensi che questa possa rimanere stabile?
Non saprei, non perché non siamo amici né nulla del genere, c’è semplicemente il fatto che siamo attualmente occupati con altri impegni: Dan è un medico e la sua ragazza si trasferirà a Melbourne, questo potrebbe essere un problema. Thomas, il chitarrista, tornerà presto all’università e io stesso frequento l’università, quindi non posso dire niente con certezza. Oliver ci lascerà sicuramente, quindi abbiamo già bisogno di un nuovo chitarrista. Ci sono varie motivazioni, niente di male, siamo tutti occupati e quindi non posso dire che rimarrà una formazione stabile, ma sicuramente è ottima e continueremo a suonare con questi membri finché ne avremo la possibilità

Ora avete appena pubblicato “Dirge”, il vostro quarto album, che personalmente ho apprezzato in quanto mostra le vostre capacità compositive. Potresti parlarci della sua creazione e di cosa lo contraddistingue rispetto ai precedenti lavori?
Penso che “Dirge” segni un punto nel quale abbiamo realizzato che avrei dovuto prendermi la responsabilità della scrittura dei pezzi. Diamo tutti il nostro contributo ma non sempre tutto sembra a posto. Sfortunatamente, se usiamo le mie idee il risultato si può associare al nome Deadspace, ma se esse derivano da altre menti all’interno del gruppo il risultato tende a essere in contrasto. In questo caso abbiamo voluto tornare indietro al primo album e fare qualcosa di più viscerale; “Dirge” è semplicemente accaduto, lavorando duramente e scrivendo canzoni. Poi abbiamo contattato chi ha mixato “The Promise of Oblivion” e ci ha detto solo dopo un paio di mesi che non sarebbe riuscito ad aiutarci anche in questo caso, quindi ho dovuto fare io la parte del mixing e del mastering.

Sentendo l’album ho notato un cantato molto grezzo, sia per i growl che per gli scream. Ho sentito dei cambiamenti rispetto al passato, mi sbaglio?
Penso che la voce sia da trattare come una sorta di strumento dinamico che cambia col tempo. Più invecchi, più diventa bassa e puoi fare molte cose con essa.

Per quanto riguarda i testi delle canzoni, sono su qualcosa in particolare? È sempre stato così?
Al momento sono all’università e sto facendo una doppia specializzazione in filosofia e in legge e di testi di “Dirge” in un certo senso sono stati influenzati da questo, sono più estroversi, non il miscuglio introverso tipico del Depressive Black. È come una sorta di giudizio su com’è il mondo e come lavora, una storia un po’ fittizia che vuole essere riflessiva.

Quindi non parla di qualcosa accaduto a te ma è relativo a delle opinioni generali sul mondo e su ciò che stiamo vivendo ora?
Sì, esattamente.

Ora sei in Europa con i Deadspace, ci sarà una possibilità per vederti da queste parti con i Cancer, il tuo side project?
Forse, non ne sono così sicuro.