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Sono passati ben otto anni dall’ultimo lavoro in studio dei Dimmu Borgir, “Abrahadabra”. Dopo una lunga pausa lontani dalle scene e un live album a incorniciare l’essenza sinfonica della band di Shagrath e Silenoz, i norvegesi hanno annunciato l’uscita del nuovo “Eonian” a inizio maggio e noi siamo stati abbastanza fortunati da riuscire a fare due chiacchiere proprio con il chitarrista, in occasione del promo day tenutosi a Milano qualche settimana fa. Silenoz si è dimostrato estremamente alla mano e ci ha parlato un po’ di cosa è successo recentemente, di com’è la vita per una band metal oggi e ovviamente del nuovo lavoro. Buona lettura!


Grazie per l’opportunità di essere qui e parlare con te, ne siamo molto felici. Abbiamo ascoltato il nuovo album “Eonian”, che sta finalmente per uscire… quali sono i tuoi sentimenti a proposito, lo definiresti il naturale proseguimento della vostra carriera oppure qualcosa di totalmente differente?

Penso che tu lo abbia riassunto perfettamente, perché è si diverso ma ha anche molti elementi per cui siamo già conosciuti. Lo si può collegare agli album più vecchi, ma è anche l’espressione dei Dimmu di oggi: dopo otto anni dall’ultimo album abbiamo posto elementi nuovi nella nostra musica, del resto sarebbe stato strano restare sullo stesso identico percorso. Sì, credo che la musica che stiamo facendo ora sia una naturale evoluzione della precedente, può sembrare un cliché ma è la verità. Per noi è grandioso vedere che siamo ancora in grado di gestire tutti gli stili per cui siamo conosciuti e incorporare anche nuovi elementi. Credo che sia l’essenza stessa della band, quello per cui siamo conosciuti e per ciascun album stiamo compiendo un passo avanti.

Abbiamo sentito qualche suono electro/industrial qui e là… avete tratto ispirazione da qualche altro artista oppure… ?

No, non direttamente. È qualcosa che non amiamo fare, ma adesso che siamo un po’ più vecchi e più aperti mentalmente nell’ascoltare diversi generi musicali rispetto a quando eravamo sedicenni, è qualcosa che ti aiuta, quando sei creativo, perché ti rigira nella testa e ti esce in una nuova espressione rispetto a quello da cui hai tratto ispirazione. Non si tratta di copiare un’idea nella band ma quando prendi la chitarra e inizi a buttare giù qualche idea ho la sensazione di poter tirare fuori qualcosa di nuovo su me stesso, ed è qualcosa che amo creare.

Cosa ci dici del processo creativo per creare questo nuovo album? Ci avete fatto aspettare tanto… avete creato un bel po’ di suspense!

Noi siamo la tipica band che non ama scrivere musica quando è in tour, perché allora ci dedichiamo solamente al suonare dal vivo e fare del nostro meglio. E poi, alla fine di ogni tour, ci prendiamo sempre un periodo di pausa. Questa volta, ovviamente, la pausa è stata un bel po’ più lunga, ma abbiamo iniziato a lavorare sulla musica già dal 2012/13. Abbiamo volutamente mantenuto un basso profilo per cercare di ricreare quel “mistico” attorno alla band. Abbiamo buttato giù qualche bozza, ma sapevamo di stare iniziando un lavoro veramente importante, per cui dovevamo essere in grado di guardare al futuro. Il tempo poi scorre in fretta. È stato solo negli ultimi tre o quattro anni che ci siamo concentrati realmente sul creare i nuovi pezzi, da cui sono poi nate le nuove canzoni. So che dall’esterno può sembrare che non abbiamo combinato nulla per tutto questo tempo, ma fa tutto parte della nostra idea… è vero, abbiamo creato molta suspense, ma almeno stiamo per far uscire il nostro album prima dei Rammstein e dei Tool!

Avete inserito molte melodie all’interno di questo nuovo album, c’è una grande presenza di orchestra e di cori. Cosa credi ne penseranno i vostri fan del vostro nuovo lavoro?

Spero e credo che troveranno qualcosa che gli piacerà o ancora meglio che ameranno! Non mi aspetto che tutti siano aperti a quello che stiamo facendo con questo nuovo album, le prime volte che lo ascolti ci sono tantissimi elementi, tanto da assimilare – o almeno spero che sia così dalla prospettiva dei nostri fan – tutto il tempo e la cura che vi abbiamo dedicato… hanno avuto pazienza di attendere per otto anni, è tanto e lo sappiamo, ma se si prenderanno il tempo per andare oltre la prima impressione di “Eonian” ritroveranno tutti i collegamenti al passato, ai loro album dei Dimmu preferiti fino ad ora. Spero che siano tutti curiosi e aperti di mente.

Non avete timore che possano pensare qualcosa come una perdita di potenza o di forza dei Dimmu?

No, o meglio non possiamo controllare cosa le persone pensano, ovviamente, ma se non avessimo creduto fermamente di poter fare qualcosa di nuovo e di grande che i nostri fan avrebbero amato, qualcosa di ancora meglio di quello che abbiamo fatto prima, non saremmo a questo punto, non avremmo creato questo lavoro. Non siamo una di quelle band assemblate che registrano un album, vanno in tour, registrano un altro album, vanno in tour e ancora… non siamo mai stati quel tipo di band, fortunatamente. Abbiamo messo tutto quello che avevamo a disposizione in questo album. Speriamo che i nostri fan riconoscano il grande lavoro che c’è dietro, e anche se ci sarà qualche pezzo che non gli piacerà o che addirittura odieranno, beh, una delle cose belle della musica è che ognuno può dire la sua opinione. Lo faccio anch’io con le mie band preferite!

Se dovessi fare una classifica degli album dei Dimmu Borgir, quale sarebbe il tuo preferito in assoluto?

È impossibile dirlo ma… beh, ovviamente direi “Enthrone Darkness Triumphant”, “Death Cult Armageddon” e questo ultimo album “Eonian”, perché sono i più forti, quelli che riescono a resistere alla prova del tempo. E se ora sono qui a parlare del nostro nuovo album è perché crediamo fermamente che sia un grande lavoro, altrimenti ci staremmo ancora lavorando sopra!

E le tue canzoni Dimmu preferite?

Questa è la domanda più difficile… allo stesso modo, sono le canzoni che non possono mancare durante gli show, le stesse che i nostri fan amano di più: “Mourning Palace”, “Puritania”, “Progenies…”. È fantastico quando le suoniamo dal vivo, sentire che sei ancora tu e vedere che le persone ancora amano questi pezzi ed è la sensazione migliore al mondo, imbattibile.

Parlando di nuovo dell’orchestra e dei cori, avete fatto uno show grandioso all’Oslo Spektrum qualche anno fa, spettacolare. Avete intenzione di rifare questo tipo di esperienza in futuro?

Attualmente no, ma allo stesso tempo siamo aperti a tutto quello che verrà, senza limitarci, quindi mai dire mai. Adesso ci stiamo focalizzando sui cosiddetti “regular shows”, ma più avanti, se le circostanze saranno giuste, terremo in considerazione l’idea come un’opzione fattibile. È stato veramente magnifico essere sul palco insieme ad una vera orchestra e ad un vero coro, e sappiamo per certo che è qualcosa che anche loro hanno amato fare, qualcosa di completamente diverso da quello che sono abituati a fare, per loro è stata una vera sfida. È stato spettacolare anche suonare con loro al Wacken, di fronte a 90mila persone, all’aperto, per loro da sempre abituati a suonare nei teatri… sono volati lì apposta dalla Norvegia, e hanno pienamente dimostrato quanto sono bravi e professionali.

Quest’estate avete in programma di suonare in diversi festival in Europa, e uno negli Stati Uniti, ci puoi dare qualche anticipazione?

Il fatto di non aver suonato più dal vivo dal 2014 e ricominciare dai festival è un po’ come fare un salto direttamente nella bocca del leone. Noi siamo una di quelle band che normalmente hanno bisogno di lunghissimi soundcheck prima di suonare. Nei festival non puoi praticamente fare i soundcheck, per cui per noi è come uscire dalla nostra comfort zone, una sfida per cui ci siamo detti: è il momento giusto, andiamo e facciamo quello che ci si aspetta da noi. I nostri show saranno un po’ diversi da quello che stiamo pianificando per il tour che vogliamo fare, ma abbiamo deciso di ricominciare dai festival, con una playlist un po’ più selettiva, e far percepire al pubblico che è una scelta che abbiamo fatto perché vogliamo essere lì, non solo perché è il nostro lavoro.

E a proposito del tour?

Stiamo lavorando sulle tappe al momento, vorremmo andare in Russia, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, oltre che in Europa e negli States, dove già saremo in agosto. Il tour è previsto per novembre e dicembre, e a breve saranno annunciate tutte le date. Succederanno parecchie cose quest’anno, abbiamo creato molte aspettative e lo sappiamo, speriamo di soddisfarle tutte!

Cosa ci dici invece dei molti cambi nella vostra lineup?

Una delle ragioni principali per cui abbiamo cambiato la nostra lineup così frequentemente in passato è perché quello che facciamo richiede un enorme sacrificio, che non tutti sono sempre disposti a fare. È comprensibile, tutti abbiamo le nostre famiglie, e spesso dobbiamo essere altrove, lontani da casa, perché quella è la priorità che ci viene richiesta dal nostro lavoro. È una strada brutale, quella che abbiamo scelto, non è fatta per tutti e rispettiamo chiunque abbia scelto altrimenti. Ma per mantenere il livello della band come vogliamo, abbiamo bisogno che tutti siano disposti a questi sacrifici.

E su questo, mi sorge spontaneo chiederti com’è la vita in Norvegia per un musicista metal?

Per essere onesto, non è semplice a volte, perché non abbiamo uno stipendio fisso su cui poter contare, come per esempio avrebbe un impiegato di banca. A noi vengono pagate le royalties due volte all’anno, e come tutti abbiamo i conti di tutti i giorni e le tasse da pagare. Durante il lungo periodo di pausa abbiamo dovuto a volte trovarci delle occupazioni a lato rispetto alla band, perché senza tour e senza nuovi album le entrate sono scese, com’è naturale. Non è stato sempre facile ma pensando sempre al nostro vero lavoro, alla band, sappiamo di essere fortunati a poterci guadagnare da vivere facendo quello che amiamo. È un privilegio, anche se è duro stare lontano dalla famiglia, anche se durante i tour siamo stanchi fra voli, attese in aeroporto, poco sonno e tutto il resto… ma siamo felici di essere insieme, cerchiamo di trarre il meglio da ogni momento.