I DROUGHT, reduci dalla recentissima pubblicazione dell’EP Rudra Bhakti per Avantgarde Music (di cui potete leggere la recensione qui), hanno gentilmente deciso di rispondere ad alcune curiosità scaturite dall’ascolto e dall’analisi della loro musica.

Benvenuti e grazie mille per aver trovato il tempo di rispondere a qualche domanda. Innanzitutto, di voi si sa (ancora!) davvero poco. Chi sono i Drought? 

Ciao Sara, grazie per lo spazio concessoci. Dietro ai Drought ci sono cinque persone vincolate da un rapporto che va oltre il legame artistico. Crediamo che sia proprio questo tipo di rapporto stretto, questa sorta di reciproco scambio di energie, a generare la vera essenza della nostra musica. Siamo italiani, ma preferiamo non parlare di noi quando si tratta della nostra musica. Vogliamo che la musica dei Drought venga percepita come ciò che è: una convergenza di intenti, sentimento, idee e forze spirituali che diventano musica estrema.

Il vostro nome fa pensare immediatamente all’EP del 2012 degli immensi Deathspell Omega e anche il vostro approccio al black metal sembra risentire del loro influsso. Chi sono i vostri modelli di riferimento?

I DPO hanno sicuramente sfornato meraviglie indiscusse, ma non fanno parte delle maggiori influenze della band, che invece derivano probabilmente da ascolti più classici. I modelli di riferimento prendono luogo al di fuori della musica, in quei contesti unici di esperienze spirituali e meditative dove realmente nasce la carcassa, la sperimentazione e infine la genesi di un brano o addirittura di un album intero.

Quali sono le vostre esperienze musicali passate? Come siete arrivati ad un progetto comune?

Suoniamo chi più chi meno da 10-15 anni, spesso in progetti comuni. Una particolare esperienza musicale passata ci avvicinò a tal punto da rendere spontanea la collaborazione attuale.

Il vostro primo lavoro è uscito subito con un’etichetta importante come l’Avantgarde. Come ci siete approdati?

Avantgarde Music è un’etichetta che stimiamo dagli albori. È sempre riuscita a individuare realtà promettenti, nazionali anzitutto, e farlo con dedizione. Quando la masterizzazione di Rudra Bhakti terminò, decidemmo di mandare delle email ad alcune label per proporre la sua pubblicazione. Avantgarde fu la scelta più attraente e appropriata.

Il vostro recentissimo EP Rudra Bhakti è un condensato di elementi che trascendono la musica, a partire da titolo e copertina. Procedendo nell’ascolto, si percepisce la fusione dei due spazi mistici in cui vi muovete: da un lato si ha l’impressione di essere immersi in un profondo rituale esoterico, dall’altro c’è la componente black marcata e integerrima.

Il concept attorno a cui ruota l’EP è proprio la Rudra Bhakti, ovvero la devozione al fuoco, scritto in maniera piuttosto letterale. L’intento è raccontare esperienze di meditazione, letture (in primis il Vijnanabhairava), pratiche attraverso la chiave oscura della musica estrema, suonata – esattamente come se fosse una pratica yogica – tramite le nostre differenti interpretazioni, che convergono in un’unica amalgama. Probabilmente è anche questo aspetto a determinare l’originalità della nostra musica: quando suoniamo, vogliamo essere un veicolo che trasforma l’energia che aleggia attorno a noi in pura manifestazione sonora.

Ho letto che il concept dietro Rudra Bhakti è ispirato non solo alla cultura induista, ma anche all’Übermensch nietzschiano. In ogni caso, si tratta di un ciclo di trasfigurazione, di un passaggio iniziatico. Siete appassionati di filosofia? Come avete deciso di coniugare l’aspetto materialmente musicale con quello di un misticismo così etereo ed ineffabile?

Siamo appassionati di filosofia ma, in realtà, il celebre filosofo tedesco ha solo relativamente a che fare col concept, che invece è totalmente incentrato sulla trasfigurazione. L’Übermensch, in senso lato, è l’essere umano che – attraverso il fuoco della purificazione – rompe il velo dell’illusione e la distrugge, dissolve l’ignoranza e la cecità della materia e assurge alla completezza dello spirito. In un certo senso ciò fa da fulcro a diverse dottrine orientali, il Buddismo per esempio, ma anche lo Yoga e il Tantra si pongono ciò come scopo finale, anche se in modi radicalmente diversi. Ciò che noi infondiamo nella musica è una prospettiva scura di questo concetto basilare, per niente esoterico se vogliamo, ma in realtà celato da diverse tipologie di rituale, sia in oriente che in occidente. La musica è la manifestazione sonora di questo principio, un po’ come, se vogliamo, succede nel drone, specialmente in quello più fisico, magmatico e corposo come quello dei Sunn, per esempio. La trasformazione del guerriero mediante il fuoco è dunque l’oggetto centrale del disco, raccontato tramite esperienza sonora.

Il lato grafico dell’EP e della maglietta è molto curato, avete anche girato un video per il brano Fire Breathing (Urdva Kundali arise). Come avete preso queste decisioni?

Uno dei componenti della band è parte di un collettivo che produce contenuti artistici. Disegnano, girano video, scattano foto, stampano merchandising, producono oggetti dal legno e dalla plastica. In questo senso Blacktooth Collective ha partecipato integralmente allo studio visivo della release dal logo all’artwork, dallo shooting al montaggio del video.

Il black metal è un genere che, soprattutto in passato, è stato raramente portato live. Basti pensare ai Darkthrone, che non hanno mai suonato dal vivo per scelta. Voi come prevedete di approcciarvi alla questione, anche tenendo conto del fatto che due componenti vivono all’estero?

Per quanto i componenti della band non vivano tutti nel medesimo luogo, riusciamo a mantenere un progresso costante, soprattutto nel songwriting. È vero che il black metal tradizionalmente è un genere che non sempre si sposa con la dimensione live, ma è anche vero che – al di là di certe realtà più vicine al black metal scandinavo, che fanno dell’assenza della dimensione live un fattore estetico se vogliamo – ci sono tantissimi gruppi che suonano live. Dunque non crediamo sia un discorso così preponderante, in ogni caso non ci riguarda: ci piace andare in tour e a breve Rudra Bhakti sarà presentato on stage in Europa.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Vi anticipiamo che Avantgarde Music pubblicherà anche il prossimo full length, e che, come scritto sopra, porteremo Drought in giro per l’Europa molto presto.

 

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