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In occasione dell’uscita di “A Pyrrhic Existence“, disco che ha confermato gli Esoteric come uno dei migliori esponenti in ambito funeral doom metal, abbiamo avuto la possibilità di fare qualche domanda al gruppo inglese. Di seguito potete leggere l’intervista, che ripercorre i passaggi salienti della loro lunga carriera, prestando maggiori attenzioni sull’ultima fatica.

Ciao ragazzi e grazie per la disponibilità! Nel momento in cui sto scrivendo queste domande l’uscita del vostro nuovo album si sta avvicinando. Potreste introdurlo ai nostri lettori indicando cosa potrebbero aspettarsi dal lavoro?

“A Pyrrhic Existence” è un album che tratta di temi relativi ai tratti più oscuri della psiche umana e alle realtà scomode dell’esistenza. I testi parlano di morte, sofferenza, tragedie, menzogne e crolli della mente umana. Il titolo è un riferimento a come l’esistenza possa essere percepita come qualcosa che infligge così tanta devastazione nel sopravvissuto da equivalere a una sconfitta, mentre la musica segna una progressione rispetto agli album precedenti, ed è di natura estremamente psichedelica e sperimentale.
Si può interpretare come un viaggio indiretto tra i passaggi contorti di una mente distrutta.

Tra questo album e il suo predecessore son passati sette anni. Questo lasso di tempo è abbastanza notevole se comparato al passato, quando i vostri album erano solitamente separati da un intervallo di tempo attorno ai quattro anni. Il processo di scrittura del disco vi ha tenuti occupati per più tempo per qualche motivo specifico?

Sì, è qualcosa di cui siamo ben consapevoli. Abbiamo semplicemente avuto un periodo in cui tutto andava a rilento, non è stato intenzionale, siamo stati impegnati con il lavoro e altri aspetti. C’è stato un periodo più lungo, sì, ma ogni tanto momenti di stagnazione e di rallentamento del progresso capitano quando una band esiste da così tanto tempo. Il senso dell’urgenza viene perso. Non abbiamo smesso di ritrovarci in sala prove, di suonare dal vivo e di pensare al gruppo nel periodo tra gli ultimi due dischi, semplicemente non potevamo mettere a disposizione molto tempo durante gli ultimi anni.

L’album è diviso in due CD, c’è una differenza specifica tra di loro?

No, non c’è alcuna differenza tra di loro. Le canzoni sono leggermente differenti tra di loro, abbiamo semplicemente scelto l’ordine che ci appariva migliore, facendo in modo che le tracce si collegassero tra loro nel migliore dei modi.

Apprezzo molto la copertina del disco. Qual è la sua relazione con la musica che avete composto? Potreste spiegarci il suo significato?

Abbiamo mandato all’autrice dell’artwork, Lisa Schubert, le canzoni e i testi, in modo da darle dei riferimenti circa l’atmosfera che volevamo rappresentasse, con tanto di indicazioni sui principali temi dei testi composti. Le abbiamo anche fornito alcune raccomandazioni sugli stili delle nostre precedenti copertine. Lei ha creato alcune bozze, da cui siamo partiti per darle delle dritte, anche se la visione è sempre stata la sua, ed è riuscita a creare un ottimo dipinto in olio su tela. I quattro personaggi rappresentano la morte, la sofferenza, la tragedia e le menzogne, mentre la figura principale rappresenta i crolli della mente umana. Il tutto è ambientato in uno scenario desolato e spoglio. Questo è come si connette con musica e testi.

Sempre parlando di ciò che si cela dietro le vostre canzoni, hanno qualcosa in comune? Qualche idea, il pensiero o altri aspetti?

Non in modo specifico, la sequenza delle canzoni è in qualche modo influenzata da come si collegano i brani tra di loro, ma non c’è nessun fattore in comune, nessun concept.

Ultima domanda per quanto riguarda “A Pyrrhic Existence”. Quali emozioni vi hanno accompagnato durante la fase di scrittura del disco e quanto vi hanno influenzato?

Sono tutte emozioni che si possono sentire nell’album, e hanno influenzato il modo in cui abbiamo composto il disco. Ci concentriamo sui lati più oscuri della mente e delle emozioni umane. Ovviamente queste emozioni non sono la nostra unica fonte d’ispirazione, creare questo tipo di musica è ciò che ci piace, ci aiuta a mantenere un equilibrio mentale che ci fa avere uno sbocco tramite cui possiamo liberarci.

Adesso parliamo dei primi anni della vostra carriera. Quando avete iniziato a suonare il funeral doom era un genere emergente, praticamente sconosciuto. C’è stata qualche band o artista di vario tipo che ha influenzato la vostra crescita?

Il funeral doom non esisteva quando la band è stata fondata, o almeno, non eravamo alla conoscenza di band del genere. I Winter sono il primo gruppo che ho sentito fare un certo tipo estremo di doom metal. Non ho scoperto band come Unholy, Thergothon, Skepticism, Evoken e Mournful Congregation fin quando non ho visto recensioni e interviste nelle stesse fanzine che hanno parlato di noi. Il genere si è definito qualche anno dopo e, come conseguenza, è stato attribuito a noi. Inizialmente definivamo la nostra musica come un doom metal “influenzato dalle droghe” e pieno d’odio. Non ci siamo mai etichettati funeral doom, altri lo fanno, e per noi non è un problema. Il genere è solo una descrizione minima da dare a un nuovo ascoltatore per fargli capire cosa aspettarsi da un gruppo che non conosce, ma non è davvero importante. Penso, comunque, che la nostra musica abbia una portata molto ampia. È psichedelica, atmosferica, ha tempi strani e cambi di ritmo; non si adatta bene a una semplice etichetta. Non penso nemmeno che la crescita del funeral doom sia legata semplicemente a un gruppo, è un risultato ottenuto grazie a diversi gruppi, di cui alcuni stanno ancora rilasciando musica, e anche visti i molti musicisti che stanno scoprendo questa musica col tempo.

Essendo attivi da più di venticinque anni, avete vissuto l’evoluzione dell’industria musicale, specialmente per quanto riguarda i generi relativi al metal. C’è qualche grande cambiamento o riflessione di cui volete parlare?

Credo che il cambiamento più ovvio sia come la musica risulti più immediata nell’era del digitale. Con la tecnologia arriva il cambiamento, e le persone hanno a che fare con la musica con molta facilità. Ho notato i cambiamenti nel corso degli anni, tra cui una crescita del numero dei generi, come ci si può aspettare dopo più di trent’anni di metal estremo. Ci sono band che rendono omaggio alle loro influenze, facendolo bene, mentre continuano a formarsi gruppi capaci di trovare uno stile nuovo e unico. Quindi penso che sia un bel momento per la musica e per gli ascoltatori. Internet è ovviamente un’opportunità buona, però c’è anche un problema legato al fatto che chiunque può registrare e pubblicare un album online. Arriviamo a un punto in cui rischia di esserci troppa scelta.

Cosa potete definire come il maggiore cambiamento nella vostra musica dal 1992? Com’è stata influenzata la vostra carriera dall’esperienza?

Dal mio punto di vista vedo una progressiva crescita del gruppo. La nostra musica continua ad avere qualcosa dalle origini, ma ci siamo evoluti nel corso degli anni. Non abbiamo nemmeno la stessa formazione rispetto a quando siamo partiti, quindi abbiamo avuto nuove influenze e contributi col tempo. Non vedo gli Esoteric come una “carriera”, non è un lavoro che deve occuparmi costantemente per guadagnare soldi, penso al gruppo solo nel tempo libero. È qualcosa che faccio perché mi piace, e finché troverò del piacere nel farlo, continuerò.

Cosa avete in programma in seguito all’uscita di “A Pyrrhic Existence”?

L’anno prossimo faremo alcuni concerti e tour. Il 7 dicembre suoneremo al Madrid is the Dark, in Spagna, mentre abbiamo alcuni concerti in Russia e un tour da annunciare nel 2020. Abbiamo varie date pianificate ma non ancora annunciate.

Questa era l’ultima domanda, grazie ancora per la disponibilità! Sentitevi liberi di dire ciò che volete ai nostri lettori.

Grazie per l’intervista! Il vostro supporto è molto apprezzato!