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Gli In Flames sono uno dei gruppi cardine della scena melodic death svedese nata negli anni ’90. In vista del dodicesimo (e già tanto discusso) album in studio Battles, abbiamo avuto l’occasione di scambiare due chiacchiere con il chitarrista Björn Gelotte. Buona lettura!

MetalPit: La prima domanda riguarda sia l’artwork, che vagamente assomiglia a Siren Charms, ed il concept. È presente una correlazione fra artwork e concept? C’è una sorta di collegamento con il precedente album o sono due prodotti distinti e separati?

In Flames: È lo stesso artista che ha creato entrambi gli artwork. Infatti, Blake Armstrong un giorno ha detto: “voglio realizzare l’artwork del vostro album”. Ce l’ha descritto e ci ha mostrato le idee, è un ragazzo davvero interessante, davvero molto dotato, ed è stato quindi molto naturale collaborare con lui. Per quanto riguarda una correlazione sì, è presente. È infatti la rappresentazione della lotta interiore e delle domande che ognuno di noi si pone e dei pensieri, una sorta di divisione in due direzioni, un vero e proprio scontro.
Il mio punto di vista è che al giorno d’oggi accade tutto velocemente e non ci prendiamo il tempo per riflettere sulle nostre azioni, non c’è più posto per la pazienza, non ci si stupisce più di nulla, non c’è più reazione a ciò che succede intorno a noi, che sia un omicidio o un stupro, è un’esistenza fredda.

MP: Qual è o quali sono le tue canzoni preferite di Battles? Come mai?

IF: Questa è una domanda davvero difficile, sono tutte le mie preferite, hanno un format semplice ed immediato. È il modo che ci piace per comunicare, è quindi un album interessante nella sua interezza. Non abbiamo ancora eseguito queste canzoni live, ma se tu mi chiedessi delle mie preferite negli anni, avrei certamente una risposta.

MP: Parlando di The End, c’è un contrasto tra il testo e l’atmosfera della canzone. Come puoi spiegarcelo? 

IF: Musicalmente non puntiamo mai a produrre qualcosa di depressivo, perché la musica è passione, riflette quindi delle emozione: se non ti toccasse dentro, quale sarebbe lo scopo ? È un modo per fuggire dalla realtà, la musica è un complesso di energia positiva. Detto questo, con un testo non puoi scrivere di come è bella la giornata o come è stata interessante magari parlando di una birra con gli amici. I testi devono parlare di qualcosa di importante, i testi sono la struttura di un album. Per esprimere un concept è quindi importante trattare un tema importante, come è importante anche la posizione di una canzone in un determinato punto dell’album.
Di conseguenza si viene a creare il contrasto del quale parlavi.

MP: Avete in mente di passare per l’Italia, magari nel 2017, in tour?

IF: Sono assolutamente certo che saremo qui il prossimo anno. Abbiamo già un tour programmato in Giappone quest’anno, a gennaio saremo in  Inghilterra per qualche settimana e speriamo di riuscire a portare il tour anche in altre parti dell’Europa, quindi sì, sono sicuro che ci sarà anche un tour in Italia!

MP: A proposito di tour, dato che ora siamo in argomento, c’è qualche episodio a voi caro che vi piace ricordare? Cosa ne pensate del pubblico e dei fans italiani?

IF: Non ricordo l’occasione, ma abbiamo suonato nello stesso posto per quasi quindici volte ed erano sempre tutti esultanti! Riguardo al pubblico italiano, c’è una grande passione per la musica, è davvero un pubblico eccezionale, c’è davvero un istinto primordiale e puro per la musica. È quasi come il tifo da stadio, è la stessa energia ed è fantastico!

MP: Ci sono delle band con cui non avete ancora suonato con le quali vi piacerebbe dividere il palco?

IF: Siamo stati davvero fortunati, abbiamo condiviso il palco con davvero tantissime band come Metallica, Iron Maiden, Judas Priest, Slayer, tutti grandissimi eroi del passato. Se potessi scegliere avrei tanto voluto suonare con Ronnie James Dio, ma non è più possibile purtroppo.

MP: A quali album siete particolarmente legati?

IF: In tutta onestà penso al primo album che ho registrato, è davvero il più importante per me, lo abbiamo registrato e missato in undici giorni, nemmeno due settimane. È stata un’esperienza emozionante.

MP: Nel corso degli anni, per una serie di motivazioni, avete modificato il vostro stile, ma quali sono state le quali sono state le decisioni che vi hanno portato a modificare gradualmente il vostro sound?

IF: È una mia opinione, abbiamo avuto molti importanti cambiamenti, era più un progetto che una band quando ho iniziato e dagli inizi ad ora la band è diventato un vero e proprio gruppo. È stato questo il cambiamento più importante, abbiamo iniziato a prendere decisioni sempre più importanti nella composizione, gli svariati cambi di produttore hanno fatto sì che per ogni esigenza noi ci sentissimo a nostro agio e questo ci ha permesso di trovare nuove identità. Sono poi cambiate le persone che si occupano della post produzione, sono quindi cambiati i risultati. Non abbiamo però cambiato gli obiettivi, è cambiato solo l’ambiente in cui lavoriamo e i modi per raggiungere questi obiettivi, come fossero un vestito. Abbiamo cercato di dare una maggior melodia ai riff di chitarra così abbiamo cambiato ancora una volta il produttore.

IF: Salutiamo tutti i lettori di Metalpit!