Frosinone, ogni anno, ospita un evento metal di beneficienza che risponde al nome di Zaiet Fest, quest’anno tenutosiil 17 giugno. In occasione di questo festival, abbiamo avuto modo di intervistare gli italiani Furor Gallico, penultimo gruppo a salire sul palco, e di carpire loro delle informazioni sul nuovo album e qualche curiosità su loro stessi.

 

Ci sono giunte voci riguardo un nuovo album che avete in programma; per quando è prevista, orientativamente, l’uscita? Avete già un’idea?

Gabriel: Ancora no, è un po’ presto per definirlo, diciamo orientativamente nel 2019.

Da quanto tempo siete al lavoro su questo disco?

D: Dunque, che lavoriamo su questo disco sono forse due/tre anni, compresa la stesura delle bozze chiaramente, della scelta della tematica anche, fino poi a partire con la realizzazione pratica, quindi registrazione e mix. Quindi diciamo questo tempo.

Avete in mente o in programma qualche novità per questo disco in arrivo?

D: Un cambiamento riguarda la formazione, che sarà quella che attualmente vedete live. Dunque, sicuramente, si potranno cogliere delle sfumature differenti nella nostra musica ma naturalmente sempre rimanendo fedeli a ciò che siamo.

Quali saranno i temi trattati? Sarà più simile ad un concept album o meno?

D: Lo sappiamo perfettamente, ma preferiamo mantenere quello che ufficialmente sarebbe il “silenzio stampa”, anche se questa dicitura non ci piace molto. Diciamo che ci teniamo a fare una sorta di sorpresa. Tempo al tempo, quando ci sarà modo di poterlo dire, lo faremo volentieri.

Marco: Sicuramente siamo orgogliosi.

Ognuno di voi ha preferenze musicali differenti, ascoltate generi molto vari. In che modo ciò vi ha influenzati e come siete riusciti, invece, a far collimare i vostri gusti per dar vita alla vostra band?

D: Questa è una cosa che fa parte dei Furor Gallico dal 2007, da quando ci siamo formati… Allora, la formazione nel corso degli anni è cambiata, diciamo che i Furor Gallico dal 2007 ad oggi siamo io e Becky fondamentalmente. Nel corso degli anni ci sono stati dei cambi di lineup e di conseguenza dei cambi di influenze, di contributi reali che le persone possono dare al gruppo; oggi siamo arrivati a questa ulteriore formazione che vede Marco al basso, Gabriel alla chitarra, Mirko alla batteria che c’è già da un po’ di tempo. Diciamo che l’apporto stilistico di Gabriel è stato importante per questo disco, perché si sente molto la presenza di una chitarra nuova; dal punto di vista dei gusti personali, ognuno ascolta ciò che preferisce, spaziamo per molti generi, ti posso citare artisti dai Timoria ai Cannibal Corpse, ascoltiamo veramente di tutto, gli ascolti veri e propri sono a 360 gradi. Poi chiaramente per ciò che riguarda la composizione, siamo noi stessi ad “andare a prendere” quello che riteniamo più opportuno.

M: Manteniamo la linea di quello che sono stati i Furor Gallico fino ad ora anche perché, se dovessimo attenerci alle preferenze ed alle influenze di ognuno, verrebbero fuori venti pezzi l’uno diverso dall’altro.

D: Ci diamo un obiettivo ed andiamo tutti in quella direzione, contribuendo a metterci del nostro.

G: Infatti Davide prima parlava della formazione, ci sono membri fissi ed altri turnisti che invece andranno a riempire quella che è la componente celtica, che ha sempre fatto parte dei Furor Gallico. Diciamo che comunque avremo un sound un po’ diverso ma che, secondo me, rispecchia ciò che era la band anche prima. È un’evoluzione dei Furor Gallico.

Da cosa traete maggiore ispirazione durante il processo compositivo di un album?

D: È una domanda un po’ particolare, nel senso che per quello che mi riguarda, penso che sia una cosa molto personale; io sono uno molto “di pancia”, quello che mi prende da subito e che mi fa innamorare da subito di ciò che sto facendo va bene, non ho una tematica in particolare o un genere o un sound in particolare che mi ispiri particolarmente, la cosa in sé deve farmi innamorare. Poi è chiaro che i gusti sono quelli e quindi si va verso il metal, a tratti anche estremo.

Per quale motivo, finora, i concerti all’estero sono stati limitati?

D: Dipende anche dalla proposta.

G: Sì, dipende prevalentemente dalla proposta, la band è sempre andata meglio in Italia ed ha trovato maggiori riscontri in Europa, paesi come Germania, Austria e Francia, prevalentemente i primi due. Ecco, il nuovo disco probabilmente sarà un disco orientato anche maggiormente da quel punto di vista, secondo noi potrà piacere molto di più anche all’estero. Naturalmente si spera che possa favorire anche proposte per date all’estero.

D: Sì, non c’è mai stata una precisa volontà o scelta da questo punto di vista, semplicemente non sono arrivate, non le abbiamo cercate, non c’è un reale motivo, è sempre stata più richiesta l’Italia.

M: Come dice Gabriel, forse è un genere che va molto di più in Italia oltre proprio alla band stessa, l’interpretazione che propone, la lingua anche in alcuni casi, oltre al fatto di essere italiani noi stessi.

D: Il pubblico italiano si è affezionato ai Furor Gallico proprio perché siamo di qua, parliamo questa lingua, raccontiamo le nostre storie e chiaramente il pubblico si accorge di questo; ci vive in prima persona, se ne accorge sia sul disco che – soprattutto – dal vivo, noi siamo principalmente una band da palco. Io per me stesso posso dire di essere soprattutto “da palco” e credo che anche la band tutta lo sia, naturalmente il pubblico percepisce questa cosa e la vive al cento per cento.

Quali sono le band italiane con cui vorreste condividere il palco, metal e non?

D: Timoria! Che mi sembra abbiano anche suonato con un gruppo metal grosso, in passato.

M: Fleshgod Apocalypse, che poi abbiamo già suonato con loro.

D: In realtà, bisogna dire che in Italia c’è tanto underground e poche band famose diciamo, alla fine in Italia si parla di Lacuna Coil, Rhapsody – che onestamente non so se attualmente esistano ancora e come siano andate le varie questioni -, ci sono i Fleshgod Apocalypse che sono a tutti gli effetti una band grossa oggi, con loro abbiamo già suonato ed abbiamo anche lo stesso tecnico luci; ci conosciamo, non benissimo ma ci conosciamo. Con loro ci piacerebbe senz’altro ricondividere il palco; per quello che riguarda altre proposte, si parla di underground, quindi sarebbe quasi più un discorso di supporto reciproco, quindi ti potrei citare i Gotland, i Temperance, anche con gli Stormlord; a me personalmente con i Sadist, che mi piacciono veramente tantissimo.

M: Io, di italiani, vorrei condividere il palco con gli Hour Of Penance tutta la vita, ne parlavamo giusto oggi; magari come genere non ci staremmo molto, però sarebbe interessante.

Grazie ancora per la disponibilità, sentitevi liberi di dire ciò che preferite ai nostri lettori.

D: Naturalmente un caloroso saluto a tutti e grazie per il supporto! Tenete d’occhio il nostro sito per le nuove date, venite a vederci, vi aspettiamo.

M: Vi assicuriamo che il nuovo album uscirà. Non sappiamo ancora quando, ma uscirà. Grazie a tutti per il supporto!