Abbiamo avuto l’occasione di intervistare i ragazzi dei Genus Ordinis Dei in occasione della data al Rock Out, in provincia di Brescia, dello scorso 31 marzo. Buona lettura!

Ciao ragazzi, benvenuti su MetalPit, come state? È un piacere essere qui con voi.

Ciao Dario, grazie a te, anche per noi e grazie anche a MetalPit!

Cominciamo con il chiedervi di presentarvi ai nostri lettori e se potete raccontarci la vostra storia.

Nick: Noi siamo i Genus Ordinis Dei, band Symphonic Death Metal, così ci definiamo, di Crema: siamo in quattro, io sono Nick alla chitarra e alla voce, Steven F. Olda al basso, Richard Meiz alla batteria e Tommy Mastermind alla chitarra. Siamo nati nel 2012 a Crema, nel 2013 è uscito il nostro primo full length “The Middle” tramite l’etichetta olandese Mighty Music e ora siamo sotto contratto con l’etichetta americana Eclipse Records, con cui abbiamo fatto uscire il nostro secondo album, “Great Olden Dinasty”, e nel mezzo sempre con Mighty Music è uscito l’EP che ha collegato il primo e il secondo album.

Parliamo del vostro ultimo lavoro, “Great Olden Dinasty”, è definibile come concept?

N: Non si tratta  di un concept vero e proprio, anche se si collega al main concept che vogliamo descrivere nei nostri pezzi: le dieci tracce fanno riferimento ciascuna a dieci personaggi storici diversi, tra cui anche un testo sui gladiatori, ma tutte le situazioni storiche sono legate alla trilogia. In pratica sono tematiche che si rifanno ai testi sacri della Bibbia ma rivisti in chiave diversa con una rivisitazione di tutto ciò che è forte e pregnante nella nostra cultura italiana. Non siamo una band Christian Metal e nemmeno satanica (ridono, N.d.R.).

Volete parlarci di qualche testo significativo in particolare a vostra scelta?

Richard: Se dovessi scegliere, parlerei del testo di “Halls Of Human Delights“, il nostro primo singolo, che a mio parere è il più particolare e si discosta dal concetto dell’intero album. A differenza degli altri brani, descrive una situazione storica più che un personaggio storico, ovvero la creazione del peccato vista come una cosa gioiosa e bella da compiere in modo tale che più persone possano compiere il peccato per essere ad ogni modo assoggettate a Dio, sia per redimersi da questo peccato, sia nell’atto di compierlo e di pentirsi, scegliendo un’altra via. Questa situazione rappresenta la chiave che racchiude i personaggi delle altre tracce. Se ad esempio analizziamo “The Flemish Obituary” è la storia di un Papa, Jacob Clemens nello specifico, che è anche lo pseudonimo di un compositore dello stesso periodo, ed entrambi sono nati e morti lo stesso giorno in misteriose circostanze. Noi facciamo riferimento a questo personaggio, metà Papa (di giorno) e metà compositore (di notte): si viene a creare una contrapposizione di ciò che è la parte “fede”, nel ruolo di Papa, e la parte dell’artista maledetto, di notte. Il Papa prossimo alla morte decide di comporre l’opera per il suo funerale cercando di unire la sua parte artistica con la parte sacra.

Grazie mille ragazzi per la spiegazione, volevo chiedere ora chi si occupa e come delle parti sinfoniche dei vostri brani? Come sono state realizzate?

Tommy: Mi occupo io personalmente delle partiture e gran parte sono state create con dei software, a parte i cori di “The Flemish Obituary” che sono stati registrati. Abbiamo perciò un mix tra cori veri e cori software.

Avete intenzione di usare degli strumentisti  con l’orchestra vera in futuro?

T: Sì, assolutamente! C ciò a cui stiamo puntando, per i primi due album abbiamo lavorato in questo modo, ma per il prossimo lavoro ho assolutamente intenzione di portare degli strumentisti veri, anche se il budget sarà altissimo. Il vero problema è però quello di coinvolgere davvero tante persone, anche se siamo molto organizzati, e considerando che tutti i brani hanno una forte componente orchestrale ci sarebbe un bel lavoro da fare, decisamente costoso, anche se la resa sarebbe fantastica! Non la utilizzerei comunque per tutto, per alcune parti farei riferimento comunque ai software perché rendono comunque molto bene. L’orchestra vera sarebbe però un sogno, che abbiamo in mente già da un po’. Aspettiamo l’occasione giusta, almeno per le registrazioni in studio, dato che live il budget sarebbe ancora più alto, ma magari almeno per una parte ad un concerto potremmo concretizzare la cosa.

Quali sono i gruppi musicali che hanno influenzato il vostro progetto sia individualmente che collettivamente?

T: Behm collettivamente siamo tutti fan dei Lamb Of God e dei Gojira, anche se non ci hanno proprio influenzato tantissimo. Degli Insomnium recentemente, anche se io sono più legato a roba vecchia con sonorità Classic Metal, come Manowar e Iron Maiden. In particolare io e Nick siamo stati anche molto fan del Power Metal come Sonata Arctica, Stratovarius e tutto il Metal scandinavo anche se ultimamente questo genere mi sembra molto calato di idee… non è più il sottogenere metal che ora va per la maggiore, c’è roba nuova molto interessante e ci stiamo spingendo in quella direzione, dato che facciamo Death Metal sinfonico prima di tutto.

Mi rivolgo ora a Nick…  tu sei stato membro anche di un gruppo che ha fatto da tributo ai Lamb Of God… ci racconti qualcosa a proposito?

N: Diciamo che ho fatto quattro prove con alcuni amici di Milano in questo progetto chiamato “Burn The Priest” e abbiamo fatto anche un concerto… il progetto poi è fallito anche perché le priorità erano altre. Randy è stato una delle mie più grandi influenze a livello vocale e da lì è nato questo progetto, ma come è iniziato è tramontato. Era un progetto nato per divertirsi. La mia attenzione dal punto di vista artistico è sempre stata dedicata totalmente ai Genus Ordinis Dei, lo è e lo sarà e non ho dubbi su questo!

Per quanto riguarda i vostri tour all’estero? Quali sono stati i più significativi?

N: Abbiamo già fatto due tour all’estero, uno nel 2013, tra Francia, Svizzera e Belgio, ma soprattutto quello che si è svolto nel 2016 insieme ai nostri cari amici e colleghi Lacuna Coil siamo molto legati a loro! (Nick saluta la band).

A proposito dei Lacuna Coil, c’è un brano dell’album che avete realizzato con Cristina Scabbia, puoi raccontarci l’esperienza?

N: Sì certo, c’è questo nono brano intitolato “Salem”, con Cristina Scabbia alla voce, alla quale è piaciuto molto e ha deciso di partecipare. È stata disponibilissima e credo che il pezzo sia molto bello e riuscito molto bene. È stata un’esperienza molto bella e siamo molto legati a Cristina, anche ora che sta diventando un personaggio molto noto ai media essendosi affacciata al mondo del mainstream con “The Voice”.

Cosa pensi di questa scelta, a proposito? Pensi che la sua figura in televisione possa portare più visibilità e/o apprezzamenti verso l’ambiente Metal da parte degli Italiani?

N: Allora, “The Voice” non è un format che a me piace e che sicuramente mi appartiene come linguaggio artistico e creativo, ma penso che per Cristina vada molto bene! Lei è molto brava e ha un grande impatto a livello di immagine, avrà sicuramente un ritorno mediatico importante per l’Italia, sia per la band che per lei. Ho già visto la prima puntata e mi è piaciuta moltissimo a livello televisivo. Per la seconda domanda dico di sì, sicuramente perché i Lacuna Coil facendo comunque un Metal molto più melodico e quindi accessibile a molte più persone, è possibile quindi che capiscano che noi metallari non andiamo a bruciare le chiese dopo i concerti (ride) e magari ci trovano anche qualcosa di interessante.

Che riscontro avete ottenuto dal pubblico italiano?

N: Considerando il periodo nero che sta attraversando il Metal in Italia direi molto positivo, siamo sempre soddisfatti del fatto che la gente faccia ancora molti chilometri per venire a sentirci e siamo sempre entusiasti.

Concludo chiedendovi cosa avete in mente per il futuro, state già lavorando su altri progetti?

Steven: Noi stiamo sempre lavorando su qualcosa, stiamo maturando nuove idee per il futuro, muovendoci verso quelle direzioni per cercare di emergere al meglio che possiamo dato che oggi c’è tanta concorrenza e si fa sempre più fatica, perciò occorre sempre maturare nuove idee e originali. Abbiamo ultimamente iniziato una collaborazione con una casa di moda di Milano, la Creative 07, che ci seguirà per la realizzazione dei nuovi costumi che arriveranno la prossima stagione. Io mi sono sempre occupato di quello che è l’aspetto sul palco, lo studio dei costumi e la scenografia e, con l’aiuto di Tommaso, la programmazione luci dedicate allo show. Cominceremo a lavorare sulla nuova presenza scenica sul palco, che ci porterà ad una versione più soft grazie a questa collaborazione.

Per il momento è tutto ragazzi, vi ringrazio per la disponibilità anche a nome di tutti i lettori di MetalPit, ci vediamo per gli show!

Grazie a te Dario e a MetalPit, vi facciamo presente anche le nostre prossime date, abbiamo già fissato due appuntamenti: il 17 giugno al Legend di Milano con i Suffocation, ma ne seguiranno altre, mentre il 15 luglio, saremo l’opener del Rock In Park agli Strana Officina, a Grosseto.