In un giorno apparentemente come tanti Adōn Fanion, giovanissimo cantante della promettente – ma purtroppo ancora poco conosciuta in Italia – band americana Ghost Ship Octavius, si è dedicato a rispondere alla nostra intervista telematica.

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Grazie Adōn di essere stato così gentile da concederci un po’ del tuo tempo per rispondere alle nostre domande. Nel 2015 avete pubblicato il vostro album di debutto che ha riscosso un grande successo, ma com’è nato il vostro progetto?

Inizialmente, il progetto è nato da una collaborazione con Matthew, Van e Chris Amott degli Armageddon. Il gruppo ha attraversato qualche turbolenza nei primi tempi, inclusi l’uscita di Chris Amott dal gruppo e noi tre infine consolidando la musica in un concetto di cui tutti noi eravamo felici. Diventò Ghost Ship Octavius ed assunse il nome della leggenda ghiacciata.

Il vostro gruppo ha un nome davvero molto particolare, come lo avete scelto?

Tutti noi abbiamo cercato e ricercato nomi, ma il nome Ghost Ship Octavius è stato suggerito da Matt inizialmente, dopo una spasmodica ricerca su Wikipedia 😉 Molti bei nomi per una band erano già presi e tutti sanno quanto sia difficile trovare un nome adatto quando stai creando un gruppo. Noi siamo stati fortunati a trovare qualcosa con un tema ed un concetto forti che si adattano alla musica ed evocano un immaginario unico e difficile da dimenticare.

Sette mesi fa avete avviato un kickstarter del vostro secondo album, in arrivo: potete dirci di più al riguardo? Su cosa verteranno i testi, quali temi saranno trattati?

Questo album verte su un’ampia gamma di tematiche, ma in qualche modo è vicino all’essere un concept album, in quanto molti dei temi trattati nei testi sono reciprocamente rilevanti. I testi parlano di grandi perdite, tristezza, confusione, odio, esilio, emozioni che sono importanti per me personalmente e strettamente collegate alla storia ed al concetto della musica. Ma ci sono anche alcune tematiche elaborate e concettuali che rappresentano idee, più che una storia vera e propria. Emotivamente è più avventuroso del primo album, ma anche maggiormente “unico” sotto molti aspetti. C’è molta carne al fuoco e direi che i Ghost Ship Octavius stiano sviluppando ancora di più il proprio caratteristico sound.

Come avete scelto il titolo dell’album? Ha un significato particolare?

Stavamo scegliendo una delle tracce per intitolarlo e la scelta è ricaduta su “Delirium” per via della sua natura misteriosa. Scegliere la traccia “Delirium” come titolo dell’album ci permette di strutturare le canzoni come segmenti di un’esperienza o delusione individuale con maggiore libertà rispetto alla loro collocazione cronologica all’interno della storia. Quindi scegliere quel nome è anche liberatorio quando ci si trova a disporre la track-list dell’album. Ci sono pezzi della storia che possono adattarsi a molteplici collocazioni pur restando rilevanti. La stessa “Delirium” è uno stato di allucinazione definito da pensieri incoerenti, illusioni, delusioni e panico. Questi temi sono spesso progettati su un personaggio ed una storia che incarna sfide che osservo personalmente.

Chi si occupa della stesura dei testi e chi, invece, di comporre la musica?

I testi sono solitamente scritti da me e le canzoni sono una collaborazione fra noi tre. Matthew inizia scrivendo molti degli arrangiamenti da solo ed ha un’idea per dove andranno a parare e come costruirci sopra prima che noi diamo il nostro contributo con le nostre idee. Ci sono alcuni arrangiamenti che inizio io e che successivamente sottopongo alla collaborazione dopo averli abbozzati. In definitiva, tutti e tre contribuiamo mettendo pezzi della nostra anima nella musica e creiamo qualcosa di unico!

A cosa vi siete ispirati (e vi ispirate tutt’ora) durante la composizione di questo album?

Non posso parlare per quanto riguarda l’ispirazione di Matthew o quella di Van, ma personalmente la mia proviene da molti luoghi ed esperienze che ho vissuto durante la sua creazione, incluso un lungo periodo di oscurità interiore. Ogni canzone è un’esperienza differente, davvero, di conseguenza è difficile focalizzarsi su una cosa in particolare. Ma è tutto ispirato dalle esperienze reali che tutti noi abbiamo avuto nelle nostre vite, applicate alla metafora ed alla storia.

Com’è andato il tour con Tyr ed Orphaned Land? Come descriveresti questa esperienza e perché?

Il tour con Tyr, Orphaned Land ed Aeternam è stato grandioso! È stato il nostro tour più lungo finora ed abbiamo avuto la possibilità di visitare e suonare per un sacco di nuovi posti. Essere in tour è una delle esperienze più belle e questo ci ha lasciati con la sensazione di non veder l’ora di tornare in pista nuovamente. È stato grandioso fare amicizia con tutti ed avere l’opportunità di condividere il palco con loro, esattamente come fare nuove amicizie in tutto il continente e condividere la nostra musica. Personalmente mi sento grato per questa esperienza, non la scambierei con nulla al mondo.

Cosa ne pensi della prospettiva di venire a suonare in Europa e magari proprio in Italia?

Piacerebbe a tutti noi! Un tour europeo è ancora in lavorazione, ma appena possibile, coglieremo al volo l’opportunità!

 È evidente che tu sia un grande amante delle corse nella natura e di uno stile di vita sano e mediamente equilibrato, come riesci a conciliare tutto questo con i molti impegni lavorativi e musicali che hai?

Lo faccio perché devo. Il modo in cui riesco a conciliare tutto questo, personalmente è gestire il mio tempo a seconda della mia condizione psicofisica. Da quando ero bambino ho sempre sofferto di un malessere e di una stanchezza estreme tipiche della mia famiglia. Per questo è importante correre, esercitarmi e fare cose difficili. Credo inoltre che sia importante avere una missione, come prima cosa al mattino, per svegliarsi nel giusto modo. C’è molto tempo durante la giornata per fare cose rilevanti, anche togliendo il sonno, il lavoro ed il cibo. Ci sono molti modi specifici in cui adatto il mio tempo e sto ancora cercando il modo migliore per farlo efficientemente. Per esempio, se suoni più strumenti come faccio io, sembra maggiormente produttivo trascorrere tre o quattro ore continue praticando uno strumento un giorno alla settimana, piuttosto che spendere trenta minuti esercitandosi ogni giorno.

Quali sono gli idoli a cui ti ispiri? Ce n’è qualcuno in particolare che ti ha “spinto” ad intraprendere il tuo percorso di cantante e musicista?

Musicalmente, quando ero piccolo sono stato fortunato ad essere stato esposto a troppe influenze per poterle elencare. Ma una volta iniziato a cantare, durante i miei anni dell’adolescenza, ero ossessionato da Dio, Dickinson, Chris Cornell ed altre voci potenti. Quasi troppo! Ho iniziato a spaziare ed approfondire diverse tipologie di cantanti anche e studiarli mi ha davvero spinto ad esplorare la mia voce e la mia tecnica.

Ti ringrazio ancora per la disponibilità, sentiti libero di dire tutto ciò che vuoi ai nostri lettori.

Se state leggendo quest’intervista, probabilmente siete il tipo di gente figa che ci piacerebbe incontrare un giorno. Quindi sentitevi liberi di salutarci. Speriamo di venire a farvi visita presto!