Sergio Toledo Mosca, cantante degli Hangarvain, è una persona decisamente ben disposta a parlare della band e del progetto che portano avanti con tanto impegno. Conoscendolo personalmente al concerto in apertura agli L.A.Guns, alla data di Erba (Co), ho trovato un personaggio cordiale, che nonostante fosse impegnato con soundcheck e preparativi per il live, mi ha concesso del tempo per capire l’essenza della band prima che suonasse.La sua grande modestia è pari alla sua bravura.

Ciao Sergio e benvenuto sulle pagine di MetalPit.
Mi avevi già parlato della creazione del gruppo, southern rock, ma anche altri generi nella vostra proposta musicale,potresti raccontare ai nostri lettori come siete giunti alla formulazione del sound e perché avete scelto proprio questo nome?
S- Salve Valeria, la formulazione del sound è un processo maturato negli anni, alla nostra crescita sia professionale che umana, uno status che assimili man mano e diventa tua fino a distinguerti. La nostra adolescenza si è svolta nel pieno periodo Post-Grunge e Nu-Metal ma ti posso garantire che fin da allora noi ascoltavamo anche il buon rock degli ’80ies oltre ad i mostri sacri che mi sembra inutile citare, il Southern è avvenuto in età adulta, nell’età della consapevolezza e siamo stati bravi a miscelarlo con tutto ciò che avevamo in bagaglio. La scelta del nome è molto semplice, sia io che Ale siamo grandi appassionati di aerei e quindi il moniker prende spunto da questo essendo formato da Hangar e Vain, un aeroporto dismesso.

-La musica che proponete è sicuramente piena di emozioni, ci sono anche dei punti più aggressivi. Come si sviluppa la fase di scrittura dei pezzi?
S- La fase di scrittura e produzione è totalmente affidata al buon Alessandro, effettua un lavoro costante nella stesura delle canzoni portando in studio un sacco di perle a cui noi ci limitiamo a cambiare piccole cose, ma il 90% è tutto merito del suo talento.
-Riguardo  alle tematiche dei vostri testi cosa ci puoi dire?
S- I nostri testi parlano delle nostre storie, i nostri sogni, quello per cui combattiamo ogni giorno, uno dei punti di forza della band è che io ed Ale ci conosciamo da 12 anni e sappiamo tutto di entrambi, i nostri testi sono la nostra vita, quattro ragazzi del Sud che cercano senza misure di farcela.
-Spesso sentiamo dire che nella musica è stato già inventato tutto, sottolineando che è impossibile creare qualcosa di nuovo. Sei d’accordo? Oppure si può creare qualcosa di buono riproponendo un sound?
S- Credimi Vale è un problema che non mi pongo, la nostra musica è diretta, sincera ed a noi sta bene cosi, non credo a chi si mette li a “creare” nuovi sound, voglio dire, il grande Hendrix quando suonava non sapeva di certo che stesse scrivendo pagine di storia del Rock, suonava ciò che si sentiva ed è questo lo spirito giusto per affrontare ogni discorso musicale, il Rock è la sincerità dell’essere.
-Se potessi scegliere un artista di fama mondiale con cui duettare, chi sceglieresti?
S- Oh Lord, ti rispondo in modo molto personale dicendoti Jay Buchanan dei Rival Sons o Ty Taylor dei Vintage Trouble ma se ti dicessi Richie Kotzen farei contento tutta la band me compreso ovviamente (ride)
– Avendo suonato all’estero, avete riscontrato maggiore attenzione rispetto all’Italia o per voi entrambe le situazioni, vi regalano l’attenzione che meritate?
S- Guarda, è un discorso di cultura ma se parliamo di attenzione quella te la devi creare da te, certo, magari oltre i confini numericamente c’è più seguito è più dedizione ma stai ben sicura che se suoni male quelle mille persone te le bruci, non ci lamentiamo, siamo abituati a trainare le persone sotto al palco, che siano spagnoli o triestini, francesi o bolognesi, non fa differenza (sorride)
-Chi è rock ‘n roll oggi in Italia, ossia fare buona musica ed essere sempre in contatto con la gente?
S- Ehm non lo so, personalmente me ne infischio di chi sia X o Y, questo non vuol dire che non sono attento a ciò che ascolto, anzi, ma non l’ho mai fatto col piglio di osservare col senno del giudizio, ascolto, guardo e se sei bravo vengo a complimentarmi, altrimenti nada. Come dicevo prima il rock è sincerità, si dovrebbe pensare a fare un ottimo lavoro sul palco senza troppi giri ed effetti speciale, fare il proprio dovere (cioè regalare emozioni a chi paga per ascoltarti e fa sacrifici) credo sia più rock di ogni cosa.
– Ti lascio la parola per dire ciò che vuoi ai lettori.
S- Non mollate, in un epoca di facile consumo, di qualunquismo cosmico, restate vicini a noi e continuate a seguire i concerti, il movimento, a comprare dischi se potete, chi fa musica lo fa per condividere, ricordatelo sempre.