In un caldissimo sabato di agosto abbiamo avuto l’occasione di intervistare Cristina Scabbia, la frontman dei Lacuna Coil. Siamo a Graz in Austria al Metal On The Hill Festival. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Cristina, iniziamo subito a parlare di Delirium. Il nuovo album è molto più aggressivo dei precedenti, sia dal punto di vista musicale che vocale. È stata una scelta naturale e spontanea o c’era la volontà precisa di andare in questa direzione?

Ciao! No, è stata una scelta naturale e spontanea come per ogni album che facciamo. Non ci sediamo mai a tavolino decidendo che suono dovrà avere l’album successivo o l’album al quale stiamo lavorando. Diciamo che noi all’inizio della carriera, quasi 20 anni fa, già avevamo utilizzato delle sonorità molto più aggressive, con molto più growl di Andrea e per la strada lo abbiamo utilizzato sì, ma abbiamo comunque esplorato anche altre cose. Con ogni album ci piace fare qualcosa di diverso e non volevamo rimanere sempre allo stesso punto, per cui proseguiamo senza ascoltare i pareri dei fans o di quelli che ci dicono cosa fare. Vogliamo fare esattamente quello che ci sentiamo di fare in quel momento. In questo caso, anche per le tematiche pesanti di questo disco, la sonorità è andata in quella direzione.

Agli esordi eravate più apprezzati all’estero che in Italia. All’epoca in cui gli Evanescence erano in voga, molti media italiani recensirono il vostro album Comalies come una loro scopiazzatura, dimenticandosi che invece i Lacuna Coil facevano quel tipo di musica già da tantissimi anni. 

Credo che sia normale, perché chi diventa più popolare di un altro viene sempre preso da esempio, non importa chi ha fatto cosa prima. Capita in tantissimi casi. Io sinceramente trovo che siamo molto diversi da loro e l’unica cosa che vedo in comune è che ci sia una voce femminile. Tra l’altro noi abbiamo anche la voce maschile di Andrea, mentre loro no. Sono sempre stati più Pop di noi e non trovo radici gotiche se non per un po’ di malinconia nei pezzi o nell’abbigliamento. Ora in Italia abbiamo più successo di un tempo, anche perché suoniamo molto di più in Italia, a differenza dei primi periodi in cui sviluppavamo dei tour lunghissimi negli Stati Uniti o negli altri stati europei, tralasciando un po’ il nostro paese dove il rock-metal non era ancora così popolare.

Siete in giro a promuovere il nuovo disco “Delirium”. Com’è il responso del pubblico ai nuovi brani fatti eseguiti live? C’è qualcosa di diverso o di speciale nelle reazioni che hanno i fans con questo album? In un intervista ho letto che c’è più rispetto nei confronti della vostra musica. Cosa intendevi per rispetto? 

E’ un po’ legato al discorso che ti facevo prima. Ci sono album, come per esempio Shallow Life, che possono aver cambiato la percezione dei Lacuna Coil come gruppo perché non sono stati capiti. Shallow Life era un album molto ironico, che voleva volutamente prendere in giro una scena musicale superficiale, tanto che ci siamo anche vestiti come dei rapper, piuttosto come la principessina Pop. Purtroppo non è stato molto capito e con quell’album abbiamo perso una parte di fans che hanno pensato che ci volessimo allontanare dal metal o che volessimo a tutti costi abbracciare un main stream o diventare più popolari. In realtà siamo sempre stati e abbiamo sempre vissuto uno stile Rock Metal e quindi  ci siamo accorti che era impossibile essere auto ironici in una musica che è presa così seriamente, per cui con gli album successivi siamo tornati alle sonorità che più ci appartengono. Con Delirium abbiamo accentuato ancora di più questa cosa e l’album è stato accettato meravigliosamente. Non mi aspettavo reazioni così positive dai vecchi fans, nuovi fans e da gente che non ci ha mai seguito e ci ha scoperto proprio grazie a Delirium. Anche dal vivo abbiamo avuto delle reazioni incredibili, anche perché di solito quando si suonano delle nuove canzoni c’è sempre un po’ di sospetto, mentre questa volta non è successo.

Negli ultimi anni sembrano andare molto di moda le collaborazioni tra artisti. Alissa ospite nell’album di Tarja, Tarja ospite dei Within Temptation, Simone degli Epica negli Angra  e anche tu hai avuto le tue ovviamente, per esempio con i Megadeth o con gli Alterbridge solo per citarne alcune. Come nascono queste collaborazioni e cosa ne pensi?

Penso che le collaborazioni siano belle quando sono spontanee, non troppe e non sforzate. Ricevo proposte settimanalmente se non giornalmente, ma non voglio essere dappertutto. Voglio concentrarmi su poche cose e al massimo se le accetto voglio farle con persone che conosco o con musicisti che apprezzo.

C’è un artista con la quale ti piacerebbe particolarmente collaborare?

Mah guarda, io ho sempre detto che mi piacerebbe fare qualcosa con Jonathan Davis, perché ho sempre amato i Korn, amo la sua genialità e la sua particolarità, quindi mi piacerebbe decisamente vedere cosa salta fuori, perché mi piace molto anche questa sua “malattia” nello scrivere.

Quest’album vede il debutto dei due nuovi membri. Com’è trovarsi a lavorare con due membri nuovi, con i quali almeno inizialmente, per forza di cose potrebbe non esserci il feeling che c’è invece con persone con le quali si lavora da anni.

Per quanto riguarda Ryan, lo conosciamo ormai da otto anni, perché è stato il nostro drumtech durante questo periodo e abbiamo avuto la possibilità di conoscerlo anche da un punto di vista umano, personale. Viveva con noi sul tour bus e quindi abbiamo conosciuto anche la persona al di la del batterista. E’ un amico, che faceva già parte della famiglia che si è trovato dietro le pelli al posto di un’altro nostro amico. Per quanto riguarda invece Diego era comunque un amico nella vita di tutti i giorni, sapevamo che era un bravo chitarrista e anche in questo caso la transizione è stata del tutto naturale. Non è ancora stato ufficializzato perché vogliamo dare tempo al tempo, ma sono sicura che lo diventerà molto presto. Stiamo aspettando un po’ per non confondere troppo i fan…è un po’ come quando hai paura di portare il nuovo fidanzato a casa. Sai che ti trovi bene, ma hai un po’ di remore prima di presentarlo ai tuoi.

Parliamo di una questione “spinosa”… “female fronted band”. Che ne pensi di questa etichetta che si da alle band con cantanti femminili? Può essere un modo per raccattare più fan, o pensi che se uno fa musica bene è indifferente se la voce è maschile o femminile?

(ride) Rido perché già so, che qualsiasi cosa dirò qualcuno avrà qualcosa da dire. Personalmente non mi piace questa definizione, anche se capisco che c’è la necessità di descrivere un gruppo e se devo dirla tutta, non ci avevo mai pensato. Non mi son mai categorizzata, ma mi son sempre sentita un membro normale del gruppo e questa cosa non mi ha mai toccato. Alla fine ti rispondo che di questa definizione non mi frega niente e se la musica uno la fa bene la fa bene. La musica bisogna ascoltarla, poi che piaccia o no è una cosa indipendente dalle etichette.

Come vi vedete tra 10 anni sia come gruppo che personalmente? La musica vi spingerà a dedicarvi a questa al 100% anche più avanti?

Io spero di continuare per sempre, amo cantare, amo andare in tour, mi piace viaggiare ed è il mio sogno che continua. Se me l’avessi chiesto dieci anni fa, probabilmente ti avrei risposto la stessa cosa e fortunatamente siamo ancora qua.

Fatti una domanda a tua scelta

(ride) Sei contenta di quello che hai fatto fino ad ora? Assolutamente si, perché abbiamo lavorato tanto, con passione, con amore credendoci sempre senza mai mollare. Questo è un lavoro dove un giorno sei alle stelle e un giorno dopo può andare male. Sono contenta dei traguardi che abbiamo raggiunto, che per una band metal italiana sono praticamente inimmaginabili e spero che in qualche modo abbiamo dato la possibilità ad altri gruppi italiani di tentare di fare quello che abbiamo fatto noi. E qui mi sento anche di dare un consiglio. L’unico modo di farcela veramente, oltre il crederci, è rispettare e non criticare gli altri, perché questo non porterà avanti il tuo gruppo ma lo riporterà indietro

Grazie mille Cristina, ti lascio lo spazio per un saluto ai lettori di Metalpit.it!

Domande a cura di Federico Cerioni