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Abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Marco Pastorino, che ci ha raccontato il nuovo album dei Temperance (di cui potete leggere la recensione a questo link), l’esperienza in Giappone coi Secret Sphere, il nuovo progetto Light & Shade, i suoi sogni musicali e tanto altro. Buona lettura:

Ciao Marco, è un piacere poter intervistare per Metalpit.it uno dei protagonisti più attivi e importanti della scena metal italiana. Partiamo subito parlando dei Temperance, il nuovo album “The Earth Embraces Us All” è in uscita il 16 settembre tramite Scarlet Records e da pochi giorni è uscito il primo estratto “Revolution”. Da dove nasce la scelta di questa canzone come anteprima dell’album?

Ciao Federico, piacere mio al solito! “Revolution” è stato da subito uno dei brani più accattivanti e diretti che abbiamo composto per questo album e, al momento di scegliere un primo singolo, ci siamo trovati d’accordo nell’usarla come apripista per il nuovo lavoro: un’apertura a nuovi tipi di sound ma che, da come hai potuto sentire, ricalca alcune parti dei nostri precedenti album, forse spingendo un po’ verso il power-metal.

Hai già in mente altri singoli dopo “Revolution”? Ad esempio al Rock In Roma avete fatto in anteprima “Unspoken Words”, canzone molto diretta e orecchiabile con sonorità vicine al folk. Sarà un prossimo singolo?

Esatto, il prossimo singolo sarà proprio “Unspoken Words”, di cui abbiamo girato un video in uscita nelle prossime settimane. Abbiamo deciso di giocarcela già nello show di Roma ed abbiamo avuto una risposta molto entusiastica.

Parlando dell’album nel suo insieme, cosa ne pensi di questo “The Earth Embraces Us All”? Cos’ha significato per te e cosa devono aspettarsi i fans?

Ad ogni nuovo lavoro mi sembra che aggiungiamo qualche particolare alla nostra musica; personalmente vedo ogni singolo lavoro, ogni canzone, ogni concerto, come una tappa di un viaggio dove imparare nuove cose giorno dopo giorno. Questo è un album che avrei voluto fare veramente da tanto tempo, i tempi ora erano maturi ed è stato molto molto naturale nella stesura dei brani, prendi ad esempio “Advice From A Caterpillar”, forse il brano più sperimentale e difficile da capire: è stato anche uno dei brani più veloci in fase di composizione , scritto da me e Giulio in appena 45 minuti. Quando ci troviamo io e lui abbiamo questa sorta di energia e questo flusso di musica che non accenna a fermarsi e sentiamo il bisogno, se ci sono ottime idee (almeno, ottime per noi ahahahha) di andare avanti finchè l’ispirazione è con noi. Senza sapere se quel brano finirà nel disco, verrà cestinato, sarà un singolo ecc. Credo che questa sia davvero la parte che preferisco del nostro ruolo, comporre e trovare soluzioni per sviluppare una canzone, un’idea, una melodia ecc.

Le musiche quindi sono state scritte da te e Giulio Capone come nei precedenti due album. E dei testi si è occupata sempre Chiara?

Esattamente uguale a Limitless, con la sola differenza che “The Restless Ride”, suite finale dell’album, anche a livello di liriche è stata scritta da Giulio. Ormai io e lui siamo talmente rodati che arriviamo in studio con un po’ di brani, li sviluppiamo insieme, mettendo lui determinate cose ed io altrettante, per creare quello che potete ascoltare come vero e proprio sound Temperance.

E quali sono le tematiche? Possiamo definirlo un concept album?

Anche se l’album non è un vero e proprio concept, ci sono diversi contesti e argomenti che si rincorrono: questo nostro bisogno di “aprire gli occhi” verso un contesto più legato all’ambiente, alle persone, ai sentimenti, che si collegano in un tutt’uno con brani che parlano velatamente o no d’amore, fino ad un concetto di viaggio che abbiamo sviluppato sempre dal primo album, vedendo la musica, come ti dicevo anche prima, come un’avventura da cui poter pescare a piene mani nella vita stessa.

Avendo avuto il privilegio di ascoltare in anteprima l’album, ho notato molti strumenti che per voi sono una vera e propria novità: quali strumenti avete utilizzato e chi ha li ha registrati nell’album?

Lavorando all’album già dalla pre-produzione pura abbiamo pensato che sarebbe stato bellissimo per la nostra continua evoluzione aggiungere una determinata serie di strumenti aggiuntivi, a partire dal violino, che sottolinea alcune linee più teatrali e melodiche, ma anche orchestrali e classiche. Ad esempio in “Advice From A Caterpillar” a metà canzone c’è un break che suona tipo anthem, con il violino intento nel suonare il “Capriccio n. 5” di Paganini, suonato in modo magistrale da Giovanni Lanfranchi, a mio parere un vero e proprio talento. Nella stessa “Advice From A Caterpillar”, oltre che ad “Unspoken Words”, ci sono alcune melodie dal sound più vicino al mondo celtico, che abbiamo voluto sviluppare con un vero e proprio strumento appartenente a quello stile: il pipes, grazie a Daniele Bicego, che ha anche registrato in alcuni brani dei bellissimi passaggi di flauto. Dulcis in fundo, Ruben Paganelli, che avevo conosciuto nella registrazione dell’album dei Virtual Symmetry, ha ampliato i nostri orizzonti partecipando in due brani con il suo sax soprano; è riuscito a dare veramente quello che fin da subito avevamo in mente.

Il release party ci sarà? Se si quando?

Il release party sarà il 9 settembre alle Officine Sonore di Vercelli! Un concerto speciale, set list completamente rinnovata e finalmente i nuovi brani presentati in sede live!

La canzone di cui sei più orgoglioso in quest’album?

E’ sempre difficile scegliere un singolo brano, è davvero come dover decidere qual è il tuo figlio preferito. Ognuno ha le sue peculiarità, ti devo dire che ogni giorno le mie canzoni preferite dell’album cambiano. Se proprio devo segnalarti un singolo brano, oggi mi sento di dirti “A Thousand Places”, l’opener dell’album, che racchiude un po’ la visione e la strada che ci piacerebbe percorrere: grandi orchestrazioni, teatrali ed oscure, ma con ampie aperture melodiche, un utilizzo di cori in maniera non così usuale per un brano sicuramente non così tanto commerciale.

E la canzone di cui sei più orgoglioso in assoluto, in tutta la tua carriera musicale?

Come ti dicevo prima, non è semplice scegliere un solo brano. In questi anni credo di aver scritto più di un centinaio di canzoni, tante vivono di esperienze personali, altre sono frutto di un ispirazione del momento e via dicendo. Ti cito però “Omega Point”, del nostro Limitless: un brano che, per scelta, abbiamo suonato pochissimo dal vivo ma che racchiude il mio mood di scrittura totale per l’approccio a brani a metà tra mid tempo e ballad.

Leggendo vari commenti sui forum, vi hanno spesso accostato agli Amaranthe come genere musicale? Tu cosa ne pensi? Io personalmente non ci trovo molta somiglianza, se non l’uso superiore alla norma dell’elettronica, ma tant’è questa è l’idea che va per la maggiore.

Ti dirò che per me, che sono un fan degli Amaranthe, è un piacere essere accostati a loro. Trovo Elize una delle cantanti più brave e preparate in circolazione e li ho visti live molte volte, con lei sempre in stato di grazia.
Credo che l’utilizzo dell’elettronica possa essere un fattore per la quale tanti possono accostarci a loro, ma se uno si addentra nei particolari più musicali, il nostro utilizzo è molto diverso: le strutture delle melodie elettroniche, non semplici accordi o rivolti, ma vere e proprie linee non canoniche. Mi sento di sottolineare il fantastico lavoro di Giulio ad ogni album a costruire queste linee e a volte ad ascoltare e suonare le parti melodiche che gli canto ahahahah.

Invece personalmente nell’ultimo album trovo sonorità ed influenze più vicine ai “nuovi” Nightwish, ma sempre mantenendo forte la vostra forte. A tal proposito, ci sono artisti o band che vi hanno ispirato particolarmente?

Personalmente l’ultimo lavoro dei Nightwish mi ha influenzato molto, non tanto nelle canzoni, quanto nella visione che Tuomas ha messo in questo mondo, un modo di lavorare che mi ha attirato molto fin dall’uscita di “Endless Forms Most Beautiful” e che non può non catturare l’attenzione di un compositore. Mi reputo più un songwriter che un chitarrista ad esempio , quindi mi attira molto più la sua figura ed il suo modo di trascrivere determinate parti, piuttosto che sviluppare riff intricati o altro. Le influenze nel nuovo “The Earth Embraces Us All” ci sono e sono davvero tante: riascoltandolo sento l’amore smodato che ormai abbiamo per l’utilizzo di cori veri, che possano colmare lo spazio che nei precedenti album veniva riempito da orchestrazioni elettroniche e via dicendo. Ora quelle voci sono aumentate moltissimo, ti basti pensare che ci sono brani dove compaiono 10-12 cori. Inoltre ci sono parti quasi da score, non ti dico cinematografiche perchè non è il nostro caso, ma tanti richiami musicali che fanno da giusto contorno alla canzone e danno quel che serve per creare un’atmosfera e un attenzione al brano stesso, sempre alto.

Il 2016 ha visto l’uscita dalla band di Sandro Capone: siete alla ricerca di un sostituto o continuerete con la formazione attuale?

Siamo stati insieme dai primi momenti e dai primi vagiti di questa band; la nostra avventura è fondata su sentimenti veri, quasi da famiglia ti direi. Sandro faceva e fa parte ancora di quello che ci circonda, ma purtroppo negli anni le priorità di ogni persona cambiano e ognuno deve sentirsi libero di prendere la propria strada. Sinceramente siamo stati tutti d’accordo sul fatto di non volerlo sostituire. Riusciresti mai a sostituire una parte della tua famiglia?

Com’è stato suonare al Rock In Roma insieme a band del calibro di Apocalyptica, Epica e Nightwish?

E’ stata un’altra esperienza da urlo sia a livello di pubblico, che di feedback, che per i momenti in cui abbiamo potuto interagire insieme a loro stessi. Credo che siano concerti, o come dicevo avventure, che regalano tanto a tutti noi, non solo a livello musicale ma soprattutto umano, in cui incontri persone che forse hanno avuto, e hanno tutt’ora, i tuoi stessi sogni, e sono arrivati dove tu un giorno vorresti arrivare.

Hai annunciato da qualche settimana il nuovo progetto Light & Shade con Adrienne Cowan alla voce, (NDR “The Essence Of Everything”, in uscita il 25 Novembre). Che sonorità presenterà questo progetto?

Light & Shade è un modo di sviluppare determinate parti o atmosfere vicine sempre al metal ma aperte a lidi più estremi, ma anche più atmosferici. Diciamo che anche in questo caso, non rimaniamo ancorati ad un singolo contesto.

Abbiamo avuto modo di sbirciare su YouTube le abilità di Adrienne e ci è sembrata un’artista molto versatile, capace di spaziare su più stili e di passare senza problemi dal pulito allo scream. Che stile adotterà nei Light&Shade?

In questo debut album abbiamo davvero usato un sacco di toni e colori della sua voce: parti in growl e scream, davvero estremi, fino a parti più sofferte, melodiche, altre teatrali ed ancora altre dove letteralmente urla come una pazza al microfono. Credo che lei diverrà davvero nei prossimi anni una cantante molto ricercata.

Come l’hai conosciuta e quando hai deciso che era perfetta per costruirci un progetto intorno?

E’ stato strano il modo in cui ci siamo conosciuti: con le nostre band siamo stati inseriti nella compilation del Prog Power Usa, insieme a Kamelot, Symphony X e molti altri. Quando ho ricevuto il promo ho scoperto i Seven Spires, la sua band di Boston, ed è stato amore puro per la sua voce, così potente e forte da togliere il fiato. Ho fatto i complimenti alla band e, quasi per per caso, lei stessa mi ha detto che da tempo seguiva ed ascoltava i nostri album. Da lì ho scritto un paio di brani e le ho proposto di cantarli. Il resto è storia, ci siamo ritrovati nel bel mezzo di una notte in Germania durante il tour coi Luca Turilli’s Rhapsody ad ascoltare le sue versioni dei miei brani e lì io e Luca siamo completamente impazziti ed abbiamo iniziato a pensare a questa nuova band.

Quali sono le differenze sostanziali tra i Temperance ed i Light & Shade? In altre parole, perché c’è stata la necessità di due progetti separati?

Light & Shade per me è una nuova avventura che non vuole togliere fiato, energia ai Temperance, ma semplicemente credo che sia giusto per tutti fare le proprie esperienze. E’ un modo anche per evolvere come musicista e come ti dicevo, come persona. Da ogni nuovo disco, da ogni musicista con cui interagiamo riusciamo a carpire nuove cose e capire nuovi modi di vivere questo immenso mondo chiamato musica. Poi Chiara ed Adrienne sono due cantanti completamente diverse: Chiara nasce dal lirico e con noi ha sviluppato un mood più rock e moderno, con un buonissimo senso di groove e ritmo anche vicino al pop, mentre Adrienne viene da una formazione totalmente diversa, di estrazione classica grazie ai suoi studi di orchestrazione e composizione, ed ha una voce più vicina al metal. Due singers completamente differenti , che però adoro allo stesso tempo.

E’ stato annunciato recentemente il DVD live in Giappone dei Secret Sphere. Che esperienza è stata quella data?

Siamo contentissimi di quest’uscita che segna il nostro approdo su Frontiers Records. Il Giappone è stata un’esperienza unica nel suo genere, forse il paese che più di tutti ha amato in questi anni i Secret e che finalmente, a distanza di più di 15 anni dalla loro formazione, c’ha visto arrivare. Sono stati tre show fantastici, e Tokyo ne è stato il suggello perfetto. Sono entusiasta anche di dirti che a dicembre torneremo in Giappone per altrettanti shows.

Ricollegandoci ai Nightwish di cui parlavamo in precedenza, coi Secret Sphere avete da poco registrato Lie To Me con la partecipazione dell’ex cantante della band finnica Anette Olzon. E’ stata una collaborazione creata appositamente per questa canzone, o c’era da un po’ la volontà di fare qualcosa assieme?

Quando stavamo preparando il materiale per il nuovo live la label c’ha chiesto di aggiungere una sorta di bonus in studio ed insieme abbiamo deciso di rimixare Lie To Me, che forse è il nostro brano recente più conosciuto, ed aggiungerci una voce femminile. Siamo stati tutti amanti del periodo di Anette coi Nightwish e, quando è saltata fuori l’opportunità di poterla avere insieme a noi, non ce la siamo fatta sfuggire.

Nei Virtual Symmetry invece abbiamo potuto apprezzare in pieno le tue abilità canore (se ancora ce ne fosse stato bisogno). Quali sono i progetti futuri con loro?

Coi Virtual abbiamo registrato, sempre a mio parere, un buonissimo album di debutto che ha raccolto un ottimo responso da addetti ai lavori e amanti del genere e c’ha portato a dividere il palco con Dream Theater, Evergrey ecc. Al momento ci sono un po’ di brani nuovi in ballo e conciliando gli impegni, qualcosa potrebbe vedere la luce già nei prossimi mesi sotto forma di un ep di inediti.

Dobbiamo aspettarci altre sorprese da te in termini di progetti musicali? Carne al fuoco ce n’è già tanta, ma non smetti mai di stupirci. Ad esempio, hai mai pensato o valutato l’idea di un tuo progetto con te stesso alla voce?

Ho tantissimi sogni musicali che mi piacerebbe realizzare. In pochi lo sanno ma io sono un amante dei musical; quando ero appena maggiorenne ho fatto per mesi provini per mezz’Italia per poter partecipare a qualche mega storia teatrale. Mi è sempre rimasta questa passione e prima o poi vorrei fare parte di qualcosa del genere. Ma anche rimanendo in ambito metal, mi piacerebbe poter scrivere e comporre per molte voci, ma anche, in questo caso coi Temperance, riuscire a realizzare alcuni progetti di cui abbiamo parlato più e più volte con Giulio, ma preferisco non dire niente, e spero nei prossimi tempi di potervi dare qualche bella conferma.

Hai prestato la voce anche alla canzone “Shade In The Dusk” degli ANCIENT MYTH, symphonic metal band tutta al femminile giapponese. Com’è nata questa collaborazione e che esperienza è stata?

Proprio nel tour giapponese dei Secret ho conosciuto quest’ottima band, che è da subito rimasta colpita dalla mia voce on stage. Al ritorno dal tour, mi hanno chiesto di partecipare in una piccola parte di un loro brano in cui c’era bisogno di aggregare una voce maschile. Come dicevo in precedenza, è stata anche qui una bella esperienza che ha portato aria nuova a livello di collaborazioni musicali.

Hai tantissime collaborazioni, partecipazioni e progetti. Qual’è il tuo segreto? Come riesci a far tutto?

Nessun segreto, credo che la forza di volontà faccia il 99% di tutto. E mi ritengo una persona molto fortunata in tutte le cose che ho potuto fare in questi anni e le occasioni che sono arrivate. Sottovalutiamo troppo le fortune che abbiamo giorno per giorno nelle nostre vite e credo che sia il nostro errore più grande. Tornando alla domanda, tutti noi possiamo trovare il tempo per vivere appieno le nostre passioni, io semplicemente credo di aver trovato il modo giusto di farlo. Se poi ci aggiungi che non sono uno che dorme 12 ore al giorno, fai due più due ahahahahah.

Come ti vedi tra 10 anni musicalmente parlando?

Non lo so sai? Sono molto curioso di vedermi tra 10 anni. Mi piacerebbe che quest’evoluzione che mi ha portato ad un interesse spasmodico per la composizione, arrangiamenti, continuasse sempre. Non so assolutamente come risponderti, è troppo un salto nel vuoto, ma una cosa è certa: come songwriter non ripeterò mai le stesse cose, non ci sarà mai un album clone di Limitless per esempio.

C’è un’artista in particolare che ti piacerebbe avere ospite in uno dei tuoi progetti?

Uno solo? Ne vorrei troppi. A livello di batteria sicuramente Mike Portnoy che rimane ancora oggi un drummer che mi fa battere il cuore con ogni singola rullata. Chitarristicamente, non essendo esterofilo, ma amando una valanga di musicisti italiani, ti direi che prima o poi mi piacerebbe scrivere musica con Simone Mularoni, un caro amico che ha un’idea compositiva che da sempre mi affascina. A questo punto ti dico anche un cantante ahahahahah: Glenn Hughes, una delle mie voci preferite di sempre. Per chiudere il cerchio e sottolineare ancora una volta i talenti che abbiamo qui ti racconto questo: a 16-17 anni ascoltavo band metal, italiane e non, e andavo ai concerti dei Vision Divine, in prima fila: non avrei mai immaginato di poter dividere il palco con Michele Luppi, un altro dei miei cantanti preferiti, ed invece…

Qual’è il tuo rapporto con il nuovo mondo musicale fatto dai vari Spotify, Apple Music e simili. Sei favorevole o contrario? Ultimamente alcune band come i Nightwish o i Beyond The Black stanno cercando di limitarne l’utilizzo…

Sono stra-favorevole. Sarebbe ipocrita da parte mia dire che tutti questi nuovi utilizzi non siano un modo per sviluppare una fanbase per le band. Il problema non sta nell’ascoltare su Spotify o altro. I tempi sono cambiati ed ora lo streaming è una cosa normalissima, basti vedere quanti singoli, lyric o video le band pubblichino oggi come oggi ancor prima dell’uscita di un nuovo album. Ogni band e ogni label ha la sua idea per promuovere la propria musica. Io credo che al nostro livello sia fondamentale offrire l’ascolto su Spotify e simili nel giorno d’uscita del disco stesso. Non siamo i Nightwish: loro credo possano permettersi qualsiasi scelta di marketing.

C’è stata alcuni mesi fa una polemica “social” sull’uso del termine “female fronted metal bands” che sarebbe un modo discriminatorio per definire la musica, come se fosse un genere intento a sfruttare il corpo e l’immagine della donna per aumentare gli affari. Floor Jansen si è detta indignata dall’uso di questo termine, in quanto band come Arch Enemy e Within Temptation (entrambe chiamate banalmente da alcuni female fronted metal bands) di fatto poco hanno in comune. Qualcuno si è detto d’accordo, qualcun altro ha detto che l’importante è arrivare al cuore dell’ascoltatore, indipendentemente da come si viene catalogati. Qual’è la tua opinione in merito? In questo ambiente pensi che qualcuno usi la bellezze femminile per arrivare più facilmente al “successo”? Prendo ad esempio gli Arch Enemy (NDR la mia band preferita): se non ci fosse stata Angela prima ed Alissa oggi, avrebbe avuto lo stesso successo? A mio modesto parere no.

Argomento davvero complesso, anche qui ogni band sceglie cosa fare a livello di marketing. Personalmente mi sono sempre opposto a voler sfruttare in una certa maniera una figura femminile. Inevitabilmente un po’ ogni band con singer femminile può avere un certo tipo di visibilità, ma ti assicuro che se porti un prodotto di bassa qualità, canzoni non di un certo livello, ed uno spettacolo scialbo, niente porta a niente. Non ti so nemmeno dire se gli Arch Enemy con un altro singer avrebbero avuto lo stesso successo o no, è anche vero che dall’entrata di Alissa, ed una vena artistica ritrovata, hanno probabilmente avuto alcuni tra i loro più grandi successi, essendo tornati davvero al loro top. L’importante è che la musica arrivi: possono anche dire “la band col chitarrista che scrive 100 dischi l’anno tra i più bassi di statura di sempre” oppure ” la band con la cantante che ricorda Simone degli Epica”, ma l’importante è che ogni canzone arrivi, venga ascoltata e possa trasmettere qualcosa di vero alle persone. Oltre a questo sono tutti discorsi per cui potremmo stare al bar a parlarne per ore e ore senza trovare una risposta giusta o sbagliata.

Non posso non concludere questa intervista con la più classica delle domande: fatti una domanda e datti una risposta.

Bella domanda. Una cosa che ci chiediamo spesso in van, nei viaggi infiniti dei tour , dove arriviamo a destinazione completamente distrutti, è: In qualche anno vorresti vivere se dovessi scegliere un singolo momento nella storia? Ed io risponderei in mille modi, veramente, visto che sono affascinato da mille momenti della storia, moderna e non. Ma se dovessi sceglierne uno in particolare direi 1492 , e l’emozione di vedere in lontananza una terra inesplorata.

Grazie mille della tua pazienza e del tuo tempo, c’è qualcosa che vorresti dire ai lettori di Metalpit?

Grazie mille per questa bella intervista. Un saluto a tutti i lettori di Metalpit e a tutti i ragazzi che, come te Federico, lavorano per questo nuovo e freschissimo sito.
Spero che il nostro nuovo album vi piaccia e non vediamo l’ora di suonarlo ad un volume pazzesco ahahahah!