Reduci dall’ottimo successo dell’ultimo album “VotIVe”, gli Ophidian Forest si affidano a noi di MetalPit per parlare di passato, presente, ma specialmente di futuro. La loro ultima intervista risale addirittura al 2015, molte cose sono cambiate da allora e molti punti sono da chiarire…

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Ciao, sono Sara di MetalPit! È un grande piacere per me rivolgervi qualche domanda, quindi grazie per il tempo che mi dedicherete. Cosa provate nei confronti dell’ottima accoglienza ricevuta da “VotIVe”?

Amalgamoth: È stata veramente meritata, perché è il nostro album migliore finora. Se poi aggiungiamo il fatto che è stato dato alle stampe da una fantastica etichetta italiana (Code666) e che include un bellissimo artwork di BlackInVoid (da Manchester, Gran Bretagna), sarebbe stato orribile se fosse caduto nel dimenticatoio, come è stato per “Susurrus”. Questo successo è la conferma che è stata un’ottima decisione non arrendersi e sforzarsi per crescere. 

Amalgamoth

Qual è la stata la maggiore ispirazione dietro ai testi di “VotIVe”?

A: Sono stato particolarmente ispirato da una visita al museo Romano-Germanico di Colonia, in Germania, e al Museo Nazionale delle Antichità di Leiden, in Olanda. Se volete sapere cosa sono le pietre e gli altari votivi, vi basterà cercare su internet e troverete la risposta. Per me è stata una questione di cercare indizi sulle radici culturali locali e in che cosa credevano le persone prima che arrivasse il Cristianesimo. Tutti i titoli delle canzoni si riferiscono a divinità (femminili), la maggior parte delle quali venivano adorate in quelle che oggi sono la moderna Olanda, le Fiandre e alcune parti della Germania lungo il Reno. Le persone credevano quindi anche nelle entità femminili, spesso riguardo la fertilità e la prosperità. La chiesa Cristiana potrà sì offrire alle persone la vergine Maria, ma dopotutto è un sistema per lo più paternalistico. Il pantheon nordico è caratterizzato da molte divinità, ma anche alcune interessanti dee, come Hella (titolo di una canzone dell’album “VotIVe”).
Misteriosa ed inquietante. 

C’è stato anche un cambio nella line-up degli Ophidian Forest; il nuovo membro potrebbe presentarsi?

D: Il mio progetto principale si chiama Book of Sand, con il quale faccio per lo più black metal con temi occulti e politici. Mi sono unito agli Ophidian Forest già in alcune sessioni di registrazione precedenti, così sono stato molto felice di aiutare con le chitarre in questi nuovo album. Penso che il modo di suonare di Zaragil fosse eccellente, con un sound primitivo e old-school; il mio stile è molto più leggero e eclettico, che penso sia ciò che Amalgamoth e Otrebor cercassero.

Come vi siete conosciuti? O vi siete incontrati di persona?

D: Ho corrisposto con Otrebor saltuariamente per qualche anno – sia i Botanist che i Book of Sand avevano iniziato circa nello stesso anno, e avevo presentato alcune pubblicazioni alla sua vecchia zine Maelstrom. Infatti, Amalgamoth scrisse una recensione meravigliosamente ambivalente del mio primo album in quella zine, nel 2010 circa, in cui spese gran parte delle sue parole nel comparare il suono a quello di una lavastoviglie rotta (in maniera accurata). Ma non ho mai incontrato nessuno dei due di persona. 

Otrebor

C’è qualche ragione per cui Zaragil ha lasciato la band?

A: È passato un po’ di tempo da quando è successo, era il 2015, e dato che siamo migliorati da quando è stato rimpiazzato da D., dubito dell’importanza del rivangare il passato. Infatti, se ci pensi, sono dubbioso dell’importanza di Zaragil, dato che sembra essersi ritirato anche dalle scene musicali. Quindi, la ragione per cui ha lasciato la band è che gli Ophidian Forest volevano migliorare e crescere. Ha deciso di tagliare i ponti con noi e ora gliene siamo grati. La provvidenza ha imposto che tutto questo succedesse senza di lui. Tutte le altre ragioni sembrano insignificanti e irrilevanti, ora.

Otrebor: Zaragil è effettivamente uscito dalla band da solo a causa di un comportamento incostante e distruttivo. Continua ad amministrare la pagina Facebook originale della band (di cui lui stesso se n’è appropriato), il che include cattiva pubblicità nei confronti della nuova line-up e del nuovo album… Ma questo ovviamente aiuta sempre nella vendita dell’album, alla fine.

A: Allora forse non è così irrilevante, dopo tutto! Mi sento un po’ triste, perché ci siamo trovati d’accordo per un bel po’ di tempo. Abbiamo persino fatto un progetto per un album insieme, chiamato Krvorog, su cui abbiamo lavorato per molto tempo, e con piacere. Ma quando è finito, prima l’ha gettato via, poi l’ha dato in pasto ai maiali, rendendolo disponibile gratis senza il mio consenso. Avrei qualcosa da dire a riguardo. Dopo che ha anche litigato con Otrebor, quest’ultimo ha proposto di cercare nel materiale inedito rimasto che venne registrato dopo “Susurrus” e fare un album senza Zaragil. Quella fu l’idea migliore da diversi anni, e subito ho dimenticato qualsiasi altra discussione stupida. I musicisti devono creare, non attaccarsi ai cavilli.

L’entrata di D. nella line-up ha portato dell’aria fresca durante il processo di scrittura di “VotIVe”? 

A: Accidenti se l’ha fatto! Abbiamo tenuto un paio di audizioni per altri candidati durante la seconda metà del 2016, ma non funzionarono. Prima abbiamo scambiato alcune idee con un chitarrista che si è dimostrato un arrogante, credendosi chissà chi; poi sono venuti un po’ di “tipi così così” che hanno dovuto rifiutare a causa di altri impegni. È stato seccante. D. è arrivato giusto in tempo, nei primi mesi del 2017. I suoi contributi hanno portato un grande senso di musicalità e consistenza nella band. Non è un chitarrista che usa il volume troppo alto in ogni canzone. Ne avevamo già uno così nell’album di debutto. Questo porta grandi vantaggi sia per la band che per la musica. 

Dato che i membri vivono così lontani l’uno dagli altri, come si è svolto il processo di registrazione? 

D: Amalgamoth e Otrebor avevano già fatto gran parte del lavoro sulle tracce strumentali prima che mi chiedessero di entrare nella band. Quindi ho aggiunto le chitarre e unito tutto insieme nel mix finale. Ho aggiunto anche del banjo, violoncello, e salterio ad arco su “Vagdavercustis”. La registrazione fai da te permette il lusso di avere tempo di provare diverse cose per scoprire quali funzionano. 

Molti pensano che gli Ophidian Forest siano solo un side-porject dei Botanist; cosa ne pensate al riguardo?

O: La risposta cambia con la prospettiva. Per me, gli Ophidian Forest sono un side-project dei Botanist; lavoro sugli Ophidian Forest quando il tempo e i programmi me lo consentono. Per Amalgamoth, invece, è il progetto principale: lavora sugli Ophidian Forest prima di qualsiasi altro impegno musicale.

A: Vorrei anche far notare che i primi due album degli Ophidian Forest sono usciti prima del debutto dei Botanist, nel 2011. Quindi l’affermazione più accurata dal mio punto di vista è che gli Ophidian Forest sono un side-project di Otrebor, ma non dei Botanist. Ovviamente la batteria è simile, ma questo è quanto in fatto di somiglianze. 

Gli Ophidian Forest non hanno mai suonato live; questo potrebbe cambiare per un’unica occasione speciale o volete mantenere i concerti fuori dalle vostre intenzioni?

A: Per ora è più probabile vedere uno show in Europa dei Botanist.

Un’ultima domanda: che cosa c’è nel futuro per gli Ophidian Forest? Possiamo aspettarci della nuova musica?

A: Beh, se non si potesse, quale sarebbe il senso di questa intervista? In altre parole: sì, potete aspettarvelo. Negli ultimi mesi ci sono state delle nuove registrazioni. Ci sono batteria, ci sono composizioni per tastiere, quindi più tardi nel corso dell’anno ci saranno altre aggiunte; basso, chitarra e spero specialmente una strumentazione insolita da parte di D. Aspettatevi qualcosa di strano, prog e avant-garde, però in maniera old-school black metal! Fino ad allora, il nostro album “VotIVe” è perfetta come nuova musica da dei nuovi Ophidian Forest. Grazie a voi.

D.