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In occasione dell’uscita di “With Doom We Come” (qui la recensione) abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere qualche domanda ai Summoning, con Silenius e Protector che ci hanno parlato della loro ultima uscita con ampi riferimenti al passato e allo stile che da venticinque anni a questa parte li contraddistingue. Buona lettura!


Ciao, sono Jacopo di Metalpit.it, grazie per il tempo che ci avete dedicato! “With Doom We Come” segna l’ottavo capitolo della vostra carriera: come descrivereste questa esperienza e quali sono i passaggi principali che hanno segnato la vostra evoluzione?

Silenius: Prima di tutto sono venticinque anni che siamo in attività con i Summoning, questo è sicuramente qualcosa di notevole, il che non è evidente, ma l’essere vivi come band dopo tutto questo tempo e avere successo è impensabile quando si pensa alla frenesia attuale e alla consapevolezza che molti ascoltatori tendono a passare da una band a un’altra in un tempo molto breve. Pensando alla nostra carriera ci sono tre momenti principali che ci hanno rafforzato: in primis “Minas Morgul”, che ha definito il nostro sound dopo una produzione più confusa, ovvero “Lugburz”. “Stronghold”, il quale ci ha fatto diventare più commerciali: con quel disco abbiamo perso diversi ascoltatori del tempo, concentrati più sul Black Metal, ma sorprendentemente ne abbiamo guadagnati molti altri, principalmente più giovani. Infine “Oath Bound”: in questo album abbiamo pubblicato i brani più apprezzati dai fan, come “Land of the Dead”, ma anche “Mirdautas Vras”, che contiene testi in linguaggio nero. Entrambe le canzoni sono diventate nostri marchi di fabbrica e rappresentanto ciò su cui si basa la band.

Potete descrivere com’è andato il processo di songwriting dell’album?

S: Solitamente iniziamo con il processo di composizione, ma in questo caso è stato un po’ diverso, abbiamo preso tutti le parti musicali e i riff dalle sessioni di “Old Mornings Dawn”, abbiamo unito il tutto e creato qualcosa di nuovo partendo da ciò. Quindi abbiamo riarrangiato, tagliato e costruito nuove melodie partendo da vecchi riff. Come risultato, il nuovo album si è rivelato una sorta di fratello minore del precedente, ed è ciò a cui aspiravamo. Quando il processo è finito, Protector solitamente inizia con il mixing del disco, mentre io cerco i testi adatti. In questo caso non ho cercato esclusivamente scritti di Tolkien, ma anche di altri scrittori, nei quali son riuscito a trovare dei collegamenti con la Terra di Mezzo. Oltre a tutto questo, ho anche cercato di trovare i giusti dipinti per la copertina e per il booklet, tenendo un foglio a parte dove potevo scrivere parole o frasi che potevano essere adattate come titoli dei brani.

C’è qualcosa che apprezzate maggiormente di “With Doom We Come”? Qualcosa accaduto durante la sua creazione, una canzone o altro…

S: No, non proprio. L’unica cosa che mi viene in mente è che questa volta abbiamo avuto molti problemi nel concludere il disco, in quanto in diversi casi avevamo idee contraddittorie su come dovessero suonare certe parti.

Protector: Beh, lo descriverei in modo un po’ diverso. Silenius ad un tratto è diventato un po’ pignolo e voleva creare qualcosa di completamente nuovo, fuori dai nostri tipici schemi. Questo ha portato a un lungo periodo di ristagno, e non ho idea di cosa volesse raggiungere. Ne è conseguita una discreta frustazione in quanto non vedevo alcun traguardo per il lavoro. Questo periodo è durato per più di due anni ed è stato il peggior momento della storia dei Summoning, secondo me.

Quando avete cominciato a pensare al nuovo album?

S: Normalmente prendiamo qualche anno di pausa, concentrandoci di solito verso i nostri altri progetti, ma questa volta è stato diverso. Abbiamo iniziato subito dopo l’uscita di “Old Mornings Dawn” e, visto che non siamo partiti da zero ma avevamo molti riff inutilizzati, è stato tutto più veloce, ma visti i seguenti problemi ci son voluti cinque anni per completare il lavoro. Però, ora che tutto è stato fatto, il bambino è nato, e ne siamo soddisfatti.

Le ultime produzioni hanno visto lunghe attese per le loro uscite, è difficile per voi raccogliere le varie idee per i brani? Avete mai passato periodi a corto di ispirazione?

S: Certamente, ci sono sempre periodi nei quali sono completamente senza idee, e in confronto ai primi anni del progetto, dove eravamo più giovani, con una creatività notevole e quasi zero senso critico rispetto alle nostre creazioni musicali, adesso le pause tra gli album sono più sostanziose. Però, allo stesso tempo, penso che sia una cosa positiva perché rilasciare un album all’anno risulterebbe noioso e stucchevole. Non lavoriamo mai frettolosamente, un album è pronto quando è finito e non un giorno prima. In questo caso abbiamo avuto anche la completa collaborazione della nostra etichetta, quindi abbiamo potuto fare ciò che volevamo: finché le vendite sono positive e la casa discografica è contenta, noi facciamo ciò che pensiamo sia giusto.

Il vostro primo album è stato “Lugburz”, rilasciato nel marzo del 1995, ma dopo qualche mese avete scritto “Minas Morgul”, il quale è uno dei primi dischi Atmospheric Black Metal. Ciò ci permette di dire che avete contribuito alla nascita di uno stile, ma cosa vi ha portato a un cambiamento di questa entità?

S: La motivazione per la quale abbiamo cambiato il nostro stile così drasticamente non è stata programmata, è stata la conseguenza di molte cose diverse, che sono successe in quei momenti e noi, in seguito, abbiamo dovuto prendere delle decisioni. Tutte queste scelte hanno finalmente portato a “Minas Morgul” e al nuovo stile. La prima cosa che è successa è stata il licenziamento di Trifixion, il nostro batterista, per motivi personali. Dopo di essa abbiamo deciso di non cercare un rimpiazzo, ma usare la drum machine. Protector era un batterista, ma non volendo suonare una batteria vera gli è venuta l’idea di usare le tastiere come batteria. Ovviamente le sue conoscenze hanno aiutato molto, facendo suonare le parti in modo organico e non come una drum machine da quattro soldi. Anche il fatto che col tempo questo metodo di suonare la batteria è divenuto man mano più accettato nella scena metal, è stato un fattore importante e per nulla banale. La seconda cosa che ci ha portato a questo cambiamento era il volerci differenziare dallo stile frenetico di Trifixion, procedendo quindi nella direzione opposta. Abbiamo reso tutto più lento e primitivo, decidendo inoltre di comporre tutto con le tastiere, non usando basso e chitarra come in “Lugburz”. In questo modo, il nostro sound si era delineato. Anche il cambiamento delle tematiche trattate, da argomenti più occulti e vicini al satanistmo a quelli tolkieniani, è stata una sorta di conseguenza. In quegli anni cantavo per gli Abigor, che erano una realtà molto più rilevante; con i Summoning volevamo semplicemente fare qualcosa di differente, non diventare i secondi Abigor, quindi mi è venuta l’idea dei concept legati a Tolkien, visto che credevo si sarebbero collegati alla perfezione con il nuovo, altisonante e atmosferico stile dei Summoning.

Quando e perché avete deciso di parlare dell’universo tolkieniano nelle vostre canzoni?

S: Come ho detto rispondendo alla domanda precedente, la vera decisione di concentrarsi su questo concept è arrivata durante la creazione di “Minas Morgul”. Anche nelle nostre demo e in “Lugburz” abbiamo avuto delle ispirazioni da Tolkien, ma sotto altri punti di vista; semplicemente non avevamo deciso espressamente di andare in quella direzione, ma con la nascita di “Minas Morgul” il concept sulla Terra di Mezzo si è imposto e il nostro sound è diventato quello che conoscete ora, quindi potete dire che “Minas Morgul” è una sorta di debutto non ufficiale per i Summoning.

Quando scrivete le canzoni, seguite alla lettera le scritture e i pensieri di Tolkien o cercate di dargli una vostra interpretazione, aggiungendoci qualcosa di personale?

S: Quando scriviamo canzoni ci concentriamo esclusivamente sulla musica e sulla composizione stessa. I pensieri sui testi non hanno alcun ruolo; questo è qualcosa di totalmente diverso, e teniamo le cose separate nel miglior modo possibile. In quanto non scriviamo i testi di nostra mano, i loro contenuti sono sempre meno importanti delle creazioni musicali. Ho sempre dichiarato che non ci vediamo nemmeno come dei musicisti, ma come dei compositori, questo è ciò che ci piace fare e che ci viene meglio, tutto il resto ha importanza minore. Ovviamente per un ascoltatore il fascino dei temi tolkieniani e la musica che trasporta nella Terra di Mezzo possono essere fattori importanti, e dopotutto pubblicizziamo la nostra musica e il nostro stile con il nostro fascino verso Tolkien, il quale, però, non gioca alcun ruolo nella composizione dei nostri brani.

Siete entrambi cantanti per il gruppo, come decidete chi canta una determinata canzone, e quali sono le differenze principali tra le vostre voci che vi conducono alla scelta?

S: Solitamente è come in un emporio, entrambi nominiamo i pezzi che vogliamo cantare, se la scelta del brano è in comune, cerchiamo di trovare un accordo, come offrire all’altro una canzone in cambio di un’altra, o viceversa. Alla fine troviamo sempre un compromesso. Solitamente canto le canzoni che necessitano di un tocco più aggressivo e Protector quelle più melodiche. Col tempo le nostre voci si sono differenziate dal passato, visti i lavori di Protector sulla forma di canto da lui inventata in “Stronghold”. Questo stile è una sorta di miscuglio tra le parti vocali tipiche del Black Metal e melodie cantate, mentre la mia voce si avvicina al tipico stile Black Metal.


Ci sono artisti caratterizzati da uno stile molto simile al vostro, Caladan Brood su tutti. Avete mai ascoltato qualcosa di loro e, in caso positivo, li apprezzate?

S: Ovviamente li conosciamo. Sono i più noti e importanti tra le band che seguono la nostra strada, e meritano il loro successo. A proposito, hanno anche preso parte a un triplo album tributo che è stato rilasciato un anno fa da un’etichetta polacca e hanno fatto una buona cover di “Farewell”, anche se, giustamente, ci sono altri gruppi in questa compilation che meritano successo. Fondamentalmente preferisco sempre realtà che hanno una loro identità, ciò significa che se degli artisti seguono la nostra strada, dovrebbero sempre prendere gli elementi essenziali dalla nostra musica, ma a quel punto cercare di costruire una loro identità o far evolvere quegli elementi.

Anno dopo anno avete avuto l’opportunità di entrare in contatto con la scena musicale austriaca (specialmente con quella Black Metal) in diversi modi. Che cambiamenti ha subito col tempo?

S: Innanzitutto non sono più molto interessato nell’essere parte della scena, non vado nemmeno a concerti o nei locali con molta frequenza, chi mi ha tenuto aggiornato è T.T. degli Abigor. Negli ultimi anni il suo appartamento è diventato una sorta di ritrovo per band e artisti rilevanti nella scena, e anche gruppi stranieri si incontrano là quando sono a Vienna, quindi è l’unico posto dal quale ottengo tutte le informazioni sulla situazione. Tra l’altro, continuo tutt’ora a cantare per gli Abigor da qualche anno a questa parte e c’è una sorta di tradizione per cui io canto ogni volta una nuova canzone per gli Amestigon. Ho cantato per loro anche qualche settimana fa, e credo non sarà per un album, ma piuttosto per uno split.

Avete sempre deciso di non fare concerti dal vivo, per quale motivo? Pensate che potreste fare delle eccezioni per occasioni particolari, specialmente da quando i concerti evento si stanno rilevando popolari?

P: Semplicemente non siamo fatti per il palco, siamo a tutti gli effetti una band concentrata esclusivamente sull’attività in studio. Mi chiedo perché le persone si aspettino che un gruppo che apprezzano ascoltandone i CD debba per forza essere una buona band dal vivo, secondo me sono due abilità totalmente diverse: la prima significa essere creativi e ottenere nuove melodie e ritmi per gli album, mentre la seconda indica la bravura nell’eseguire dal vivo canzoni già scritte. Quest’ultima è una questione di abilità con lo strumento e capacità di autopresentazione, che mancano a entrambi. Escluso questo, non siamo ottimi suonatori dei vari strumenti, e inoltre preferiamo usare il nostro tempo per creare canzoni, piuttosto di suonare quelle più vecchie più e più volte.

Ultima domanda, un po’ particolare. Se le vostre canzone fossero usate come colonna sonora per un film ambientato nella terra di mezzo, che tipo di film vi immaginereste? Simile alla saga originale del Signore degli anelli o qualcosa di diverso?

S: Fondamentalmente immagino qualcosa di simile ai film ufficiali di Peter Jackson. Dopotutto, il modo in cui si dovrebbe immaginare il mondo di Tolkien è stato già deciso dai pittori Alan Lee e John Howe, è opera loro gran parte dell’impaginazione delle copertine dei libri e ogni appassionato conosce i loro dipinti quando immaginano la Terra di Mezzo. Hanno anche lavorato nei film, dove le loro idee sono state trasportate e realizzate da Peter Jackson, e penso che sia la motivazione principale per la quale quei film siano riusciti così bene.