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In occasione del loro esordio con “The Rift” (a questo link la nostra recensione), un EP esplosivo e originale, abbiamo avuto il piacere di contattare gli Svärd, band heavy/psychedelic metal che unisce membri degli Ahab e degli In Mourning in un progetto del tutto nuovo e inatteso. Ringraziamo molto Tim Nedergård, chitarrista degli In Mourning, per la cortesia e l’entusiasmo nel prendere parte a questa intervista. 

Ciao Tim, ti ringraziamo per il tempo che ci dedichi con questa intervista. Sono tante le curiosità sorte dopo l’ascolto del vostro EP, “The Rift”, ma andiamo per ordine. Come vi siete conosciuti e quando è nata l’idea di questo progetto? Il vostro nome, Svärd, ha un significato particolare?

Ciao e grazie mille per la vostra gentilezza! Vediamo se riusciamo a soddisfare un po’ la vostra curiosità!
La mia storia con i ragazzi degli In Mourning risale al 2005, credo. Ma probabilmente ti riferivi al primo incontro tra Ahab e In Mourning. Beh, si potrebbe dire, molto poeticamente, che ci siamo conosciuti in Italia, in un freddo giorno di novembre nel 2009, e ricordo abbastanza bene com’è andata. Era uno dei nostri primissimi concerti in Italia in un bel locale, figo, giù da qualche parte. Anche gli Ahab suonavano quella sera e quasi all’istante mi sono innamorato dell’aura del batterista tedesco. Il tempo è volato. È stato un match combinato in paradiso, o a Brescia, più precisamente. È passata tanta acqua sotto i ponti da quella notte e a un certo punto, verso la fine del 2017, ho realizzato che siamo stati amici per quasi 10 anni, ma non abbiamo mai suonato assieme. Così si è radicata l’idea di una band. È sempre divertente trovare nomi per una band e chi spara il nome più bello è senz’altro il più figo! E così è assurdo come il nome Svärd abbia scelto noi. Svärd è il termine svedese per Sword, che sta per “lungo coltello” o qualcosa di simile.

Singolare la scelta di questo genere, che va a configurarsi come un unicum nella vostra carriera. Cosa vi ha spinto a creare un album di questo genere? È nato dall’incontro dei vostri interessi personali o più dalla voglia di mettersi in gioco con qualcosa di completamente diverso rispetto alla vostra produzione precedente e parallela?

Di certo dà molta motivazione il fatto di creare qualcosa di diverso rispetto alle altre band. Chiaro, i principali elementi ci sono, ma non ci interessa fare canzoni che si attengono alla produzione di Ahab e In Mourning. Noi quattro abbiamo gusti totalmente differenti e questo influenza grandemente la nostra produzione musicale, e penso che questo EP sia il prodotto di tutti noi.

Dato il margine tra ciò che proponete e il sound degli altri progetti in cui militate, viene naturale chiedersi se l’origine di questa proposta sia stata influenzata da qualche altro gruppo in particolare. È così?

Beh ci sono molte band che ci piacciono, a partire dall’heavy metal old school fino ai giorni nostri. Ma in questo non c’è una volontà di reinventare qualcosa. È solo un desiderio di creare riff fighi e di divertirci nel farlo! E come nella vita in generale, non è positivo e salutare fare paragoni con altri, il che è più facile da dirsi che da farsi. Quindi penso che si possano ritrovare facilmente rimandi allo stile sia degli Iron Maiden che dei Mastodon.

Che influenza ha su questo progetto la vostra provenienza da Ahab (doom) e In Mourning (melodic death)? Sin dall’inizio avete pensato di differenziarvi dalle vostre rispettive band o è un intento sorto successivamente?

Come ho detto prima, degli elementi sono presenti, certamente, per il fatto che siamo attivi in entrambe le band. Tutte e due sono vecchie band sulla scena da un bel po’ di tempo e forse l’esperienza di scrivere molti album in precedenza ci rasserena. Intendo dire, Svärd è una nuova band ma trainata da veterani.

Personalmente osservo sempre con molta attenzione la copertina di un album prima, durante e dopo l’ascolto, e quella di “The Rift” mi ha colpito in modo particolare, facendomi immaginare subito che si trattasse di qualcosa di psichedelico. Che significato si cela dietro alla grafica, ai simboli e ai colori? In che modo è connessa anche al contenuto dei vostri brani?

Hey, anche io! Amo osservare le cover degli album e cercare di vedere qualche connessione tra i testi o le atmosfere dell’album. Qual è la tua preferita? Personalmente sono molto soddisfatto del risultato della cover di “The Rift”: è una libera interpretazione delle parole e della musica realizzata da Emy, dal duo francese Arrache-toi Un Oeil. Volevamo avere qualcosa che richiamasse i colori della terra mescolati in uno stile psichedelico. Lei è stata davvero capace di catturare l’essenza dell’EP e di intensificarne i testi.

Come hanno accolto i vostri fan una novità così radicale all’interno della vostra produzione? Vi ritenete soddisfatti a livello di ricezione, apprezzamento e critica del pubblico?

Dal momento che ancora non abbiamo presentato questo progetto alla community melodic death, ancora non saprei dire come reagiranno. Spero che lo apprezzeranno e vorranno ballare almeno un po’ con il suo sound! Ma devo dire che finora abbiamo avuto un’accoglienza davvero calda da parte di ragazzi e ragazze che amano sludge e stoner.

Sappiamo che “The Rift” è solo un piccolo assaggio di un progetto più massiccio, che sfocerà in un vostro primo full-length e che siamo davvero curiosi di ascoltare. Vi andrebbe di fare qualche spoiler a riguardo? Sarà un lavoro affine a questo o sorprenderete il pubblico con altre novità?

Quando l’EP è stato scritto puntavamo solo alle stelle, sai, ci siamo strettamente connessi ai nostri strumenti e creato come in un universo libero da schemi. Solamente divertendoci in questa costellazione sono venute a formarsi le linee guida divenute poi “The Rift”. Il nuovo album seguirà le stesse caratteristiche generali, ma potrebbero esserci alcune modifiche!

Riprendendo in parte la precedente domanda, a cosa mirate con questo progetto? Svärd è per voi un side project rispetto ai vostri altri gruppi oppure si qualifica già come un progetto a lungo termine?

Quando abbiamo composto il nostro primo riff, prima dell’alba di Svärd, noi quattro eravamo destinati a finire in una band. Esattamente in quel momento si è deciso che avremmo portato il nostro sound sulla strada e nel nostro stereo. Questa band è come un ovetto Kinder o, se preferisci, come il boccale di Thor. Non smette mai di sorprendere.