In occasione del release party di “Of Jupiter and Moons” e della data al Crazy Bull di Genova, abbiamo avuto il piacere di incontrare Marco Pastorino, Alessia Scolletti e Michele Guaitoli dei Temperance, che in una lunga chiacchierata ci hanno raccontato progetti attuali, futuri e le motivazioni della nuova line-up. Buona lettura!

Ciao ragazzi, è un piacere potervi nuovamente intervistare. Rispetto alle precedenti occasioni, sono cambiate un bel po’ di cose e quindi senza girarci troppo attorno parto subito con una domanda per mettervi a vostro agio: come mai avete voluto questi cambi di line-up (qui e qui gli ultimi aggiornamenti in merito, NdR)? Per i fan, non vedere più Chiara e Giulio sul palco dei Temperance è un duro colpo…

Marco: Ciao, è sempre un piacere anche per noi. Tornando alla domanda, un miscuglio di cose in realtà. Un cambiamento di line-up è sempre una cosa che, per l’idea che ho io di band, non si dovrebbe mai fare; io la vedo sempre in partenza come una cosa brutta, perché qualcosa si è spezzato: può essere per i rapporti tra i membri, oppure per una visione musicale diversa. Non ho scelto io da solo. Insieme agli altri ragazzi (Luca e Alfonso, NdR) dopo aver fatto una valanga di date ci siamo guardati in faccia e abbiamo iniziato a pensare ai prossimi step, ed è una cosa che facciamo abbastanza spesso, anche adesso, per cercare di porci degli obiettivi e cercare di raggiungerli. In questo caso abbiamo visto che noi volevamo prendere una strada, soprattutto per quanto riguarda la musicalità del tutto, che era completamente diversa da quella che voleva intraprendere Chiara. Lei è legata a dei canoni musicali molto diversi dai nostri, che noi non ci sentivamo più di seguire. Questa è una cosa, ma poi cambiando continuamente negli anni, anche nell’età, le priorità possono cambiare; c’è chi, come Luca, ha voglia di stare via 300 giorni l’anno a suonare, e chi invece si tira un po’ indietro perché mette su famiglia o perché ha problemi di lavoro e quindi girare tanto diventa difficoltoso. Siamo arrivati al punto che noi tre eravamo veramente convinti della strada da seguire, che era quella intrapresa col disco precedente, ma anche con “Maschere” in realtà, di cercare nuove strade e soprattutto per quel che riguarda i live suonare tanto tanto, perché credo che oggi sia l’unica via per cercare di fare qualcosa di interessante nella scena. Quindi eravamo divisi, noi tre da una parte, cioè la parte strumentale della band, e dall’altra Chiara: quando arrivi a quel punto è già troppo tardi secondo me per mettere le cose a posto, perché uno ha una visione di un certo tipo, uno di un’altro, e non la cambi. Ho letto che tanti hanno parlato anche di litigi, egoismo e cose simili, ma non è quello: la reputo sempre una buona cantante e spero che con i suoi progetti vada avanti, però noi ci sentivamo veramente di fare qualcosa di nuovo e avevamo bisogno di trovare un po’ di energia, perché dopo tutti questi anni sempre in giro le energie soprattutto mentali vengono meno di brutto. E così l’abbiamo trovata!

Hai già risposto a tutto quello che volevo chiederti sull’argomento! Continuiamo allora con le domande simpatiche: avete scritto di Chiara e qua ci hai spiegato bene le motivazioni, invece con Giulio c’è stato un cambio silenzioso, senza saluti o ringraziamenti ufficiali, nemmeno sui social. È sembrata una cosa un po’ più brusca, traumatica, perché da una data all’altra, oggi c’era, domani non più…

M: In realtà è proprio il contrario di come poteva essere sembrato. Perché avevamo un sacco di date confermate e per una band che io sottolineo “piccola” come noi, quando ce ne sono così tante, non puoi cancellarle, perché se le cancelli ti sei giocato l’1% di possibilità che hai. E poi tutte le band del mondo vanno avanti, e sarebbe stato proprio brutto fermarsi. Fortunatamente, invece, abbiamo trovato Alfonso che ci ha dato una mano enorme per quelle date. Poi, andando avanti, ci confermavano sempre più date per fortuna e Giulio non era disponibile, per problemi di lavoro, eccetera eccetera. Ma lì non c’è stato alcun tipo di problema. Per anni abbiamo scritto brani insieme e ho passato non so quante ore con lui, sicuramente più con lui che con la mia fidanzata, e quindi di colpo troncare questa cosa è stato brutto, anche io ci sono rimasto male, però bisogna andare avanti. Credo che una band non sia solo Giulio o Marco o Chiara, ma è fatta in questo caso da cinque persone, quindi se una viene meno (cioè non che muore, ma non fa più parte di questa cosa [ride]), gli altri fanno ancora di più per andare avanti e non ci si può frenare. Alfonso ci ha dato una grossa mano e si è rivelato per me un acquisto incredibile, perché suonare con lui è veramente una cosa che ti fa alzare il livello di musicista: è veramente un fenomeno. Ma il casino in realtà è stato più con Chiara per come è successo il tutto: noi non siamo persone che vogliono fare comunicati incredibili o fare le cose così, alla veloce, noi pianifichiamo veramente tutto e quando è successa questa cosa con Chiara ci siamo detti “prendiamoci un attimo e pensiamo a cosa vogliamo fare, anche della nostra vita”. In quel caso qualcuno di noi ha voluto correre, però non sarebbe dovuto essere così. Ti ho risposto alla domanda, no? Sono andato un po’ in lungo e in largo [ride].

Sì, direi di sì! Ora che ci siamo tolti il dente, possiamo passare alle domande più easy. L’ultimo album “Of Jupiter and Moons” vede una forte componente sinfonica rispetto ai precedenti: l’avevi già pensato per le due loro voci?

M: In realtà, non vedo tutto questo cambiamento adesso in “OJAM”, lo vedo più tra “Limitless” e “The Earth Embraces Us All”, perché lì abbiamo completamente cambiato punto di vista anche per quel che riguarda la produzione di un disco, e qui sono venute a galla tante cose. Tipo nel disco precedente abbiamo iniziato a usare violini veri e quella è una componente che fa venire fuori il lato sinfonico del tutto, con questo l’abbiamo ancora amplificato, però non è che dal nulla siamo diventati orchestrali. Non a tavolino, perché non decidiamo un caz*o a tavolino. Si può dire caz*o?

Ma sì, tanto poi censuro con l’asterico [ride].

M: Ecco, non mi ricordo più cosa stavo dicendo… Ah sì, in “EEUA” avevamo una forte componente progressive che era molto mescolata al lato sinfonico, qui, senza aver pianificato niente a tavolino, la componente progressive è venuta un po’ meno, ma perché i brani sono usciti così. Forse l’aspetto sinfonico su qualche brano, penso a “The Last Hope in a World of Hopes“, l’opener dell’album, è venuto parecchio fuori, con un’enfasi epica, tipo gli Epica tra l’altro. Però non era per niente programmato, sicuramente l’aver inserito due voci ha donato molta epicità al tutto, la vedo molto più Avantasia ecco.

Michele: Sì, però ci sono anche tanti brani che sono proprio svuotati, come “The Art of Believing“.

M: Sicuramente, ci sono dei brani che rispetto a prima hanno molta meno roba per scelta, per avere un suono molto più vero.

“Of Jupiter and Moons” è il quarto album in cinque anni…

M: In realtà considero come un album a tutti gli effetti anche “Maschere”, per il lavoro che c’è stato dietro, perché abbiamo dovuto ri-arrangiare tutto e abbiamo speso davvero tanto tempo per lavorarci e quindi vedo più cinque uscite in cinque anni.

Polemica dei Temperance nei confronti di Metalpit! In poche parole, avete mai pensato di prendervi una pausa visti questi cinque anni a ritmi forsennati?

Alessia: Mai! Semmai il contrario, abbiamo cercato invece di ampliare le giornate dell’anno, magari cercando di allungarle [ride].

M: Mah, ti dico, dal punto di vista discografico ricordo quando ero adolescente le uscite di Edguy o Stratovarius che era una cosa davvero atomica perché ogni anno usciva un album, erano continuamente in tour, non si fermavano mai. A me questa cosa è rimasta molto dentro, perché secondo me quando hai tante cose dentro è giusto lavorarci e, quando sono pronte, farle uscire. Non è che ogni mese deve uscire un album, ma quando hai tanta roba di livello è giusto farla uscire. E vi do un gossip, un’esclusiva, che il prossimo anno non uscirà nessun disco nuovo dei Temperance…

Michele: In compenso faremo 365 date, anzi 366 perché una la faremo doppia [ride].

Alessia, come è stato passare da corista in “Maschere” a cantante ufficiale?

A: Ci ho pensato tante volte a questa domanda. Per me è stata una sorpresa, perché non avrei pensato potesse succedere. Se me l’avessero detto quattro anni fa ci avrei riso sopra probabilmente, perché non mi sarei immaginata questo epilogo della storia. Mi è piaciuto comunque perché loro li ho sempre seguiti, sin dall’inizio, le canzoni le ho sempre ascoltate e me le canticchiavo anche per i cavoli miei a casa, per cui in realtà è stato molto bello ritrovarsi dall’altra parte con loro, che comunque conoscevo già e con cui c’era un bel rapporto dall’inizio. Una bella sorpresa che poi si è rivelata ancora più mirabolante.

M: Potrebbe essere il titolo dell’intervista: “I mirabolanti Temperance”! [ride]

Michele, sarà difficile destreggiarsi fra tutte le band di cui fai parte?

Michele: Assolutamente no! Per fortuna, come tutti i Temperance, abbiamo scelto di fare questo mestiere. Tante volte capita che, in una band, molti la musica la vivano o come una metà di se stessi o come un hobby, un hobby magari trattato benissimo, trattato con tutto rispetto, con investimento, sacrifici e le spese del caso, però se parli con molti di loro hanno un proprio lavoro che portano avanti e ritagliano il loro tempo per portare avanti il progetto musicale con la speranza (e anche il mio augurio) di poter spostare questi equilibri. Nel nostro caso tutti e cinque abbiamo scelto di fare i musicisti, e questo significa che è tutta una questione di organizzazione: nel momento in cui io ho una data o un album da fare, non devo prendere le ferie da lavoro per poter fare le registrazioni, anzi, ricollegandomi ad una domanda precedente, penso sia un motivo per il quale i Temeperance sono stati così produttivi, perché sia Marco sia Luca avevano la volontà di fare i musicisti e quindi dedicarci più tempo. È chiaro che se io sto 24 ore su 24 a insegnare musica, nello studio di registrazione o a produrre musica, posso comporre di più di uno che, purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, ha il suo lavoro e le sue altre attività. Quindi no, ci sono musicisti che hanno cinque/sei band, io ne ho tre in questo momento. Nel mio caso semplicemente si andrà a cicli. C’è stato il ciclo dei Kaledon con “Carnagus”, quest’anno è il ciclo dei Temperance, ci sarà anche il momento in cui i Temperance dovranno fermarsi a scrivere, e nel momento in cui accadrà sarà l’opportunità per suonare dal vivo con le altre band. Non vedo nessun tipo di problematica in questa cosa qua.

Dei testi invece chi si è occupato?

A: Il lavoro dei testi è stato diviso fra più componenti. Michele ha preso la parte maggiore di “OAJAM”, ha scritto sei testi per l’esattezza, io ne ho scritti tre e Luca ha messo il suo contributo in un testo, che è “Empires and Man“. È stato un bel lavoro, Michele ha sempre fatto sia il compositore che lo scrittore di testi per gli Overtures per cui per lui è stato un compito già affrontato, mentre per me e per Luca è stata una cosa più nuova. Ci siamo comunque trovati molto bene, confrontandoci quotidianamente, quindi non è stato un lavoro individualista ma tutti assieme. Sicuramente andando avanti ci sarà sempre più collaborazione su più fronti, è bello.

Michele: È positivo, non c’è nessun veto in cui uno scrive le canzoni e uno i testi, come viene viene.

A: Dove possiamo collaborare tutti insieme, lo facciamo.

M: Ed è sempre stato così, c’è sempre stata la volontà fin dai primi dischi da parte mia e di Giulio di dare carta bianca a tutti per poter scrivere. Se non è successo non è perché siamo cattivi. O magari sì [ride].

Michele: Proposta per il titolo dell’intervista: “I cattivi Temperance”!

M: Semplicemente è perché magari noi abbiamo la facilità di comporre e scrivere molto veloce, mentre altri no, o magari per un discorso di genere: noi coi Temperance facciamo un metal melodico, se arriva Michele e propone un pezzo samba magari lo mettiamo… nel prossimo… o non lo mettiamo, chissà.

Michele: “Svolta samba dei Temperance”!

C’è un testo in particolare che avete particolarmente a cuore?

Michele: Un altro musicista ti direbbe che è un po’ come scegliere tra i figli il preferito…

A: Invece tu dai una risposta fuori dal coro?!

Michele: Per quanto riguarda i miei, ogni testo è un pezzo di te stesso che metti in liriche. Ecco, forse il cambiamento che c’è stato tra i vecchi album dei Temperance e i nuovi testi è che i vecchi avevano un andamento narrativo per cui poteva esserci “Restless Side” che poteva avere una narrazione, o un “Mr. White” che è tratto da Breaking Bad. Quindi prendevano degli spunti di narrazione e li rendevano liriche dei brani. Per carità, sarebbe da entrare nella testa di Chiara e di chi scriveva i brani per capirli appieno, perché magari sono state scelte quelle narrazioni perché ci si rispecchiava, non possiamo saperlo, almeno noi, tu sì…

M: Ma non ve lo dirò…

Michele: Quello che posso dire è che per quel che riguarda i miei testi, ma credo anche quelli di Alessia, siano qualcosa di molto personale, esperienze di vita trascritte in brani, che è quello che faccio anche con le altre mie band. E quindi c’è una variazione da questo lato, ma è come chiedermi se sia stato più importante un evento piuttosto che l’altro.

A: Raccontare l’esperienza di un popolo che deve scappare dall’attuale situazione per rifugiarsi…

Michele: Parli di “Of Jupiter and Moons“, è una tua esperienza di vita, giusto?

A: Infatti è una mia esperienza personale [ride]. Ovviamente stavo scherzando, quello è un testo un po’ fuori dal coro rispetto agli altri testi perché comunque volevamo dare una raffigurazione narrativa per questo album, ma gli altri testi effettivamente non hanno questa stessa impronta: raccontano appunto esperienza, ti ci potresti immedesimare, prendono spunto dalla vita quotidiana, dai desideri…

M: Secondo me i testi sono sempre stati un’arma in più dei Temperance, magari in alcuni album sono stati un po’ sottovalutati, però abbiamo sempre avuto testi che dicevano qualcosa in più dei soliti “Ghost in the Sky” e bla bla bla. Però, andando totalmente controcorrente rispetto a quello che han detto Michele e Alessia, il mio brano preferito come liriche è “Daruma“, l’ultima, che quella è una storia inventata. È collegata, con le dovute proporzioni, a “Operation: Mindcrime” dei Queensrÿche, che era una storia, ma con alcune cose in cui uno si poteva rispecchiare e che facevano riferimento al periodo storico in cui è stato registrato. In “Daruma” vedo un mix di queste cose: è una storia in cui…

Michele: C’è una morale…

M: Sì, di te stesso. C’è veramente tanta carne al fuoco in quel brano, difatti è solamente la parte 1! Chissà perché?!

A: “I veggenti Temperance”!

Come mai avete scelto proprio Michele e Alessia?

M: Sicuramente per qualità artistiche e umane, perché uno può davvero essere il cantante più bravo del mondo, ma se è un pezzo di mer*a non andiamo molto lontani. È un discorso inizialmente partito da Luca e me, dell’avere l’idea di prendere subito loro due. Non abbiamo pensato ad altri sinceramente, poi lavorando su qualche demo con loro, in Danimarca con Alfonso, quando non erano ancora ufficiali, e parlandone veramente tanto, abbiamo detto “va bene, chiamiamoli e diciamoli se vogliono entrare”. Ma comunque abbiamo scelto loro per una valanga di cose. Io vedo i Temperance come se fossero un pittore che ha in mano una moltitudine di colori; adesso ne abbiamo ancora di più e soprattutto prima, forse, continua questa metafora incredibile… prima forse avevamo solo una tela mentre adesso si è allargata e abbiamo davvero la possibilità di usare una valanga di chiaro-scuri grazie al mescolarsi delle tre voci ma non solo, anche col sound-writing. Poi Michele è un ottimo pianista e ci ha veramente fatto fare un salto di qualità dal punto di vista sonoro della band, prima eravamo un po’ più “rock’n’roll” mentre adesso invece abbiamo uno show anche a livello sonoro molto figo grazie a lui. E quindi grazie!

In “Maschere”, Michele e Alessia erano presenti in qualità di coristi: quando hai iniziato a pensare che avrebbero potuto sostituire Chiara? Durante quel live?

M: In quel periodo avevamo ancora un po’ di date da fare, ma io lì avevo iniziato a pensare che in estate mi sarei messo a fare dei brani nuovi, però io raccolgo idee continuamente, e non avevo l’idea del tipo “caz*o a fine anno dobbiamo registrare il disco”. Non c’era veramente niente in ballo. Le cose sono cambiate dopo quasi tutte le date in supporto all’uscita del DVD, dopo che siamo tornati dal Giappone abbiamo fatto un po’ di date in giro fra Germania Svizzera e Italia, e in quel momento si è rotto qualcosa. Avevo già scritto qualcosa, ma non ne avevamo ancora parlato del disco e quando è successa questa cosa di Chiara siamo stati qualche giorno insieme io Luca e Alfonso, gli ho fatto sentire i brani, li abbiamo provati, ma ancora senza di loro, sono venuti dopo e… non mi ricordo nemmeno la domanda sinceramente [ride].

Michele: Se durante il live del DVD avevi già pensato a noi come cantanti…

M: Ah, beh no, la risposta è no! [ride]

Volevo chiederti se quando hai composto i brani li avevi già pensati con le due voci, ma hai praticamente già risposto….

M: No, però ti dico quando poi abbiamo passato i brani a loro per delle prove, questi hanno preso un’altra forma dal punto di visto canoro, seguendo le loro vocalità sarebbe stato stupido non sfruttare i loro punti di forza, e l’abbiamo fatto credo in tutti brani, ma soprattutto dove cantano in solitaria, “Alive Again” Michele e “The Art of Believing” Alessia. Però anche all’interno di tutti i brani; abbiamo passato dei giorni chiusi in studio a provare tutte le parti, “ah, caz*o questa la fai meglio te falla te, questa lei, questa insieme” eccetera eccetera.

Invece come vi districherete nel riproporre i brani dei precedenti album con due voci?

M: Alla stessa maniera…

Michele: Provando. Provi e vedi se è meglio una vocalità oppure l’altra. Ci sono brani vecchi che non rendevano con la voce maschile e li farà solo Alessia, poi non è che c’è stata una decisione di dividere le parti come “quello è tuo, quello è mio”. Dove la doppia vocalità rendeva bene è stata sfruttata esattamente come nel disco nuovo, dove non rendeva bene ci siamo divisi le parti.

M: Senza forzare niente, senza porci limiti. Adesso che abbiamo una valanga di date davanti a noi, se una sera decidiamo di cambiare i ruoli lo faremo, anche perché abbiamo il potenziale per farlo. Tutti sappiamo le parti degli altri. Se una sera Alessia impazzisce e vuol fare una parte di Michele, la farà.

Michele: Anzi, durante le prove è capitato che uno cantasse durante la parte dell’altro e dicesse “oh caz*o dovevi farla tu”…

Le canzoni “vecchie” cantate con le due voci vi piacciono di più rispetto alle versioni originali, magari da dire “eh però se ci avessi pensato subito”?

M: Col senno di poi non si può dire niente. Io le vedo come due cose totalmente differenti. Vedevo e vedo tutt’ora ascoltando gli album vecchi delle cose bellissime che abbiamo fatto con Chiara; sono comunque orgoglioso del lavoro fatto! Soprattutto di “Earth Embrace Us All”. Mentre se tornassi indietro forse il primo lo farei diverso, e anche il secondo; il terzo no. Sono davvero due cose diverse. Come dire, preferisci gli AC/DC con Brian Johnson o Axl Rose? Sono due cose troppo diverse. A me piacciono con Axl Rose ad esempio.

Se metto come titolo “Pastorino preferisce gli AC/DC con Axl Roses” raggiungiamo un bel po’ di riscontri dai fan. Di insulti probabilmente… L’ultima domanda, cattivella…

Michele: Vai vai, ci piacciono queste domande!

Avete mai pensato, anche solo per un attimo visti i cambiamenti di line-up, di cambiare il nome Temperance?

M: Assolutamente no! No, perché anche se negli anni abbiamo cambiato, abbiamo perso qualche membro per strada, comunque chi sente quest’album, nonostante i cambiamenti rispetto al passato, lo sente che sono i Temperance. Io scrivo sempre le canzoni, ma anche i modi di arrangiare i cori, le orchestrazioni (anche se con l’ingresso di Michele sono cambiate le parti di piano), si sente che sono dei Temperance. E sarebbe stato una cosa non rispettosa per nessuno, in primis per noi, ma anche per il lavoro che è stato fatto prima; sarebbe stato come buttare tutto all’aria. Tu avresti mai visto i Nightwish quando è andata via Tarja, cambiare nome?

Beh, per me i Nightwish dovevano finire lì. Il resto che han fatto, al di là che piacciano di più o di meno, è tutta un’altra cosa. Però immagino, per loro come per voi, che sia anche una questione economica…

M: Insomma, sai, noi non siamo i Nightiwsh, potremmo anche cambiare nome oggi…

A: No, immagino che non cambierebbe molto, ma dal momento che abbiamo nomi grandi, anche come i Whitesnake o i Pain of Salvation, nomi grossi…

Michele: Anche gli Stratovarius hanno cambiato tutti i membri, non c’è rimasto nessuno.

A: Sì, ma comunque una volta che rimane quello che ha creato il progetto, la musica… Ok, il pubblico medio vede il cantante, è vero, ma non è che se va via il cantante si deve cambiare il nome della band.

Michele: La cosa bella è che nella visione attuale di tutti e cinque, ed è la visione giusta in cui molte band si rispecchiano, ogni componente ha lo stesso valore. Per cui quando purtroppo capita che va via il chitarrista, nessuno pensa al “perché non hanno cambiato nome?” Anche col cantante secondo me dovrebbe essere sempre la stessa cosa, nel momento in cui c’è una base che non è qualcosa di fisico, ma un’entità che rispecchia l’anima della band. Se il cuore della band vive sotto il nome Temperance, come vive sotto il nome Stratovarius o Nightwish, dovrebbe andare avanti.

M: Ma poi anche se domani dovessi andare via io, spero di no, il nome rimarrebbe. Se io andassi via ci sarebbero 4/5 dei componenti cambiati, ma cosa fai, cambi nome? Io la vedo così…

Michele: Altrimenti fai i Ghost, tutto uno e tu sai che non può andare via…

A: E comunque dentro potrebbe esserci chiunque che non se ne accorgerebbe nessuno.

In effetti non hai torto. Siamo ai saluti, grazie della bella e lunga chiacchierata, in bocca al lupo per i prossimi progetti! Alla prossima!

M: Grazie a voi di Metalpit, un saluto a tutti i vostri lettori, alla prossima!