Il 14 ottobre, a Firenze, abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro parole con YOSHIKI, batterista, compositore e mainman degli X Japan in occasione della premiere del film “We Are X” (la cui colonna sonora l’abbiamo recensita qui). Una strada lunga, travagliata e triste ha portato alla realizzazione di questo film autobiografico in cui la band si racconta, dagli albori come ragazzi contro le convenzioni giapponesi, alla consacrazione come icone del genere “Visual Kei”.
A causa di una chiamata urgente dell’artista (dalla regia ci dicono fosse con un certo Gene Simmons) mi son trovato con Zap e abbiamo fatto un’intervista doppia! Metalpit e Lumeen assieme, per la causa!
Buona lettura!

Ciao YOSHIKI! È un onore essere qui!
Benvenuti!

“We Are X” sta letteralmente facendo il giro del mondo, è una vera perla per i vecchi fan degli X Japan e un nuovo modo per far conoscere la vostra storia e la vostra musica a nuove persone. Inoltre, porta con se un messaggio fortissimo, quello di non abbandonare mai i propri sogni, di resistere nonostante tutto e vivere al massimo. Come è stato ripercorrere passo dopo passo ogni momento della tua vita? Cosa ti rende più fiero di questa esperienza?

Non saprei dire se sono “fiero” di questa esperienza, poiché sono successe un sacco di cose tristi, ma in ogni caso, ciò che mi rende fiero è essere ancora qui e non essermi tolto la vita. Essere ancora qui a continare a combattere. La storia degli X japan è stata un susseguirsi di momenti belli e momenti tristi. Essere qui a condividerla è la cosa che più mi rende fiero!

Per quale motivo hai scelto il regista Stephen Kijak per dirigere il film?

Il mio agente americano mi ha presentato al produttore di “Searching for Sugar Man” e poi mi ha presentato Stephen Kijak, di cui conoscevo già la fama di bravo regista. Stephen non sapeva nulla sugli X Japan e ho pensato “Perfetto! Potrà imparare da zero e poi iniziare a filmare.” [ride, NdR]
Ho voluto creare un film non solo per i miei fan ma anche per coloro che non hanno idea di chi siano gli X Japan, per questo motivo ho scelto Stephen.

Dal giorno in cui gli X Japan si sono riformati, SUGIZO è diventato il vostro nuovo chitarrista. Anche lui è un artista con una sua identità e storia (sia come chitarrista dei LUNA SEA, sia come artista solista), con uno stile musicale unico ed inconfondibile.
Come è lavorare con lui musicalmente parlando? Quale contributo ha dato alla nuova musica degli X Japan?

SUGIZO è un ottimo chitarrista, lo conosco da tanto tanto tempo, la sua band firmò per la mia etichetta tanti anni fa. Essendo un polistrumentista posso tranquillamente dire che è un musicista molto versatile e quando abbiamo deciso di riunire gli X Japan non riuscivo ad immaginarmi nessuno come nuovo chiarrista. Alla fine abbiamo scelto SUGIZO, che non vediamo come un sostituto di HIDE poiché lui ‘suona’ ancora con noi, è nei nostri cuori, ma lo consideriamo un sesto membro effettivo.
In questi ultimi anni abbiamo lavorato molto con SUGIZO, e nel nuovo album ci sarà una canzone scritta principalmente da lui e vi assicuro che sarà grandiosa. Inoltre ha scritto un sacco di assoli per le nostre nuove canzoni! Staremo a vedere.

“Without You” fece la sua prima apparizione nel 2005 sull’album “Eternal Melody II”, in chiave strumentale, ma col testo scritto sul booklet. Finalmente, dopo 12 anni di attesa abbiamo la versione completa e cantata. Come mai questa scelta?

“Without You” l’ho scritta dopo la morte di HIDE. In quel periodo io mi ritrasferii in Giappone per tenere molte conferenze, perché molti dei fan volevano “emulare” HIDE e questo non era affatto una buona cosa. Così mi diedi da fare per spronarli a smettere ed essere positivi. Nonostante tutto, io non avevo nemmeno il tempo di ‘essere triste’.
Qualche mese dopo tornai a Los Angeles e crollai completamente, realizzai tutto. HIDE era morto e dovevo, in un modo o nell’altro, uscire di casa e reagire. Scrissi quella canzone con quel testo per lui… ma anche per me. In quei giorni ascoltavo molta musica classica e così nacque la parte strumentale di “Without You”. Il testo lo scrissi, sì, ma quelle parole non potevano essere cantate da nessun’altro che TOSHI, ma in quel momento lui non era con me: cioè, era ancora vivo, ma non ci parlavamo più da un po’ di tempo (ride) Abbiamo ripreso a parlarci dopo quasi dieci anni e quella canzone era ancora lì ad aspettarlo. Se TOSHI fosse tornato, TOSHI l’avrebbe cantata… e così è stato.

Oltre ad essere una leggenda del Rock sei anche un grande compositore di musica classica, nonché un direttore d’orchestra. Nel tuo progetto Yoshiki Classical, la canzone “Miracle” è cantata in italiano: ho molto sentito l’ispirazione da Ennio Morricone… è vero? Cosa ti ha spinto a scrivere il testo nella nostra lingua?

In principio scrissi la canzone con il testo in lingua inglese ma non suonava bene, sembrava sempre errato. Al che decisi di cambiare la lingua, inizialmente provai con il latino e poi con l’italiano. Così suonava bene! Grazie ad alcuni insegnanti a cui ho chiesto come “suonassero” certe parole, il risultato in italiano fu eccezionale.

La musica degli X Japan è sempre stata completa e variegata, il perfetto mix tra Heavy Metal, Hard Rock e musica sinfonica, sempre in perfetta evoluzione. Essendo passati vent’anni dalla pubblicazione di “Dahlia”, cosa si dovranno aspettare i fan dal nuovo album? Sentiremo ancora questo mix?

Sì, sarà cosi. Il nuovo album sarà pronto la prossima primavera, sono piuttosto sicuro questa volta [ride]. Lo dico da tanto tempo ma questa volta è così, veramente! Alcune canzoni saranno molto Heavy, “edgy”, altre con molto piano e orchestra. Sarà per certo un album molto potente!

Recentemente ti sei sottoposto ad un delicato intervento chirurgico di sostituzione del disco intervertebrale presso il Cedars-Sinai Hospital di Los Angeles. Quando potremo rivedere Yoshiki dietro la batteria?

Questa è una bella domanda! [ride] L’ultima volta che ho potuto suonare la batteria è stato alla Wembley Arena (Londra) e durante il concerto ho sofferto un sacco, sapevo che il mio corpo non avrebbe retto il concerto. Quella volta ho suonato al meglio e al massimo delle mie possibilità sapendo che rischiavo di non poter mai più suonare.
Subito dopo, consultando i medici mi è stato obbligato di sottopormi all’intervento. Alla mia domanda di una possibile ripresa, la risposta fu semplice: NO. Poi, dopo questo secondo intervento, mi è stato chiesto se avessi ancora intenzione di suonare la batteria e la mia risposta è stata “SÌ”. Dunque spero di poter tornare a fare un po’ di Rock’n’roll sul palco il prima possibile, sicuramente non potrò piu fare headbagning!

Ok, è tutto! Grazie per il tuo tempo!

Ciao e grazie a voi!