Abbath e Immortal: un binomio che sembrava inscindibile fino a qualche anno fa, quando fece scalpore l’uscita del frontman dalla band per intraprendere la sua avventura da solista, con il discreto album omonimo del 2016, una storia che quest’anno si è arricchita alla luce del nuovo lavoro della band madre. La penultima tappa di questo minitour settembrino, al Kino Šiška di Ljubljana (Slovenia), si preannuncia di sicuro impatto nonostante la scaletta proposta sia abbastanza arenata ormai da un po’ di tempo, in attesa di nuovo materiale. In apertura, il black metal del gruppo locale Kholn e i giovani Baest, freschi di debutto con “Danse Macabre” (recensito qui). Buona lettura!

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Ai Kholn, giovane band proveniente dalla cittadina di Velenje e di cui si sa molto poco, il compito di aprire la serata. Il loro set fila liscio senza particolari picchi ma in maniera piacevole, con un black metal parecchio tradizionalista permeato da influenze norvegesi. Non una parola rivolta al pubblico, a onor del vero composto da una trentina di persone e che risulta piuttosto spento ad eccezione di un piccolo manipolo di giovanissimi sottopalco. Un’esibizione senza infamia e senza lode che però lascia un minimo di curiosità per un eventuale seguito dell’unico demo pubblicato finora.

KHOLN

Ancor prima di sentire una qualsiasi nota dei danesi Baest, è impossibile non intuire il genere proposto dalla sfilza di maglie indossate dai giovani ragazzi: Obituary, Death, Deicide, Skeletal Remains… il risultato non può che essere ovvio. Recentissima scoperta di Century Media, con il loro debutto “Danse Macabre” i Baest propongono un death metal sì old school, con chitarre a motosega come se piovesse, ma che strizza l’occhio a strutture più moderne. La band diverte e si diverte, soprattutto il batterista Sebastian Abildsten con il suo repertorio di espressioni, sciorinando uno dopo l’altro pezzi serratissimi e mostrando un’energia esplosiva. I suoni, come da tradizione del posto, sono ottimi anche se un po’ confusi man mano che ci si avvicina al palco, ma non è un gran problema. Sicuramente una bella scoperta, assolutamente validi se apprezzate il genere.

BAEST

È il momento del piatto principale della serata: freschissimo della defezione di un pezzo forte come King ov Hell, l’istrionico Abbath (al secolo Olve Eikemo) fa il suo ingresso di fronte a un pubblico improvvisamente cresciuto in termini di numero e subito ci trasporta nelle gelide atmosfere di Blashyrkh. La formula è più o meno sempre la stessa, ma funziona: crab walk, linguacce, sorrisi sardonici e metà setlist tratta dal debutto con il resto del materiale opera dei suoi Immortal, con l’inclusione di “Warriors” degli I. Si va quindi dai pezzi ben rodati usciti due anni fa, come “Winterbane” e “Fenrir Hunts“, alla chicca “Nebular Ravens Winter” direttamente dal 1997, fino alle immancabili “Tyrants“, “One By One“, “The Rise of Darkness” e “All Shall Fall“, posta in chiusura prima di “Endless“.

Uno spettacolo senza punti deboli sia dal punto di vista musicale che da quello dell’intrattenimento, ma questo fa un po’ pensare: senza discutere della sua genuinità, sono passati tanti anni e Abbath sembra un po’ “costretto” a mantenere questo personaggio, come un triste giullare che deve fare il suo compito per rallegrare la folla, sensazione rafforzata dalle risate del pubblico in attesa delle tipiche pose. D’altro canto, è anche vero che la sua autoironia è encomiabile in una scena che spesso si prende troppo sul serio, così come il suo contatto col pubblico, forse anche troppo (vedasi la birra sputata sulla platea): ben due le calate dal palco dalle scalette laterali, che catalizzano totalmente l’attenzione dei presenti e lasciando i tre turnisti sul palco a svolgere il loro compito

A conti fatti, uno show soddisfacente e di livello, ma che inevitabilmente lascia un grande punto interrogativo: dopo tanti show quasi fotocopia e alla luce del nuovo album, più che buono, dell’ormai premiata ditta Demonaz & Horgh, ci si chiede cosa tirerà fuori il frontman di Bergen per il suo atteso secondo album. Staremo a vedere.

ABBATH