Il 12 febbraio 2019 è una bella e fresca giornata che cade di martedì e Milano si tinge ancora una volta di quel metal potente che richiama numerosissimi fan al Live Club di Trezzo sull’Adda, per godersi quattro band notevoli nel panorama moderno del genere, un connubio tra forza ed eleganza e tra luce e oscurità. Un tour che forse verrà ricordato come tra gli eventi di punta del 2019. Le melodie e atmosfere variegate proposte da ciascuna di queste quattro formazioni incanteranno gli occhi, le orecchie e i cuori di noi amanti dei suoni più ricercati e complessi.

Aprono le danze i tedeschi Nailed To Obscurity alle 18 in punto, che ci presentano alcuni brani tratti dal loro più recente lavoro “Black Frost”, quarto album della loro carriera uscito tramite Nuclear Blast. Percepiamo subito suoni oscuri, malinconici e decadenti che uniscono il Doom e il Death Metal. La setlist si dimostra forse un po’ troppo corta e avrebbero potuto dare ancora tanto, ma dal punto di vista emotivo hanno convinto diversa gente tra il pubblico, purtroppo ancora non numeroso per gli standard del locale, dato che una grossa fetta arriverà solo successivamente.

Setlist:

1. Black Frost
2. Feardom
3. The Aberrant Host
4. Tears of the Eyeless
5. Desolate Ruin

NAILED TO OBSCURITY

Una buona fetta del pubblico più giovane è quasi tutta per loro, gli ucraini Jinjer, tra le band più versatili del panorama Metal moderno, capitanati dalla potente voce di Tatiana Shmayliuk, che praticamente tenderà ad emergere molto di più rispetto agli altri componenti. Ormai nota ai più per via del suo range vocale, è affascinante vedere con che incredibile facilità passi dal canto pulito a toni decisamente alti ad un growl potente e devastante. Indubbiamente tra i gruppi di stampo -core più di spicco, anche per via degli elementi progressive, groove e death che contaminano il loro sound. Tra i brani proposti, da citare “Words of Wisdom“, “Ape” e “I Speak Astronomy”  in apertura e “Perennial“, tratto dal recente EP “Micro” pubblicato sotto Napalm Records. Non manca qualche traccia precedente come “Pisces” e la particolarissima “Who’s Gonna Be the One” che sul finale presenta dei tratti melodici. I Jinjer sono in sostanza una band totalmente libera nel mischiare le diverse sonorità e influenze al di fuori di ogni schema immaginabile, nettamente in crescita rispetto agli esordi: non è da escludere che riescano a convincere anche i critici più scettici. Faranno strada e ce lo auguriamo!

Setlist:
1. Words of Wisdom
2. Ape
3. I Speak Astronomy
4. Dreadful Moments
5. Teacher, Teacher
6. Who’s Gonna Be the One
7. Pisces
8. Perennial
9. Sit Stay Roll Over

JINJER

Con gli svedesi Soilwork entriamo nel vivo del concerto e assistiamo ad un’esibizione di chi ha sicuramente maturato diversi anni di esperienza. I Soilwork sono acclamati certamente da una buona parte dei presenti  e ci presentano una scaletta che percorre in generale tutta la loro carriera, compresi i brani dell’ultimo lavoro “Verkligheten”, che sembrano aver portato una ventata d’aria fresca alla band, almeno in base alle notizie circolanti. Non sono tra i gruppi che ho seguito maggiormente, ma l’impressione che ho avuto è che dal punto di vista delle composizioni sono sicuramente dei veri e propri professionisti del genere, tuttavia la tecnica non è tutto e diversi aspetti della loro esibizione non mi hanno più di tanto convinto, a cominciare da una crescente monotonia dopo quattro brani, forse per la scelta dei pezzi, forse per i riff e gli arrangiamenti melodici troppo simili tra loro di traccia in traccia, che nello scorrere della performance comunque non mi hanno conquistato emotivamente. Purtroppo conciliare gli arrangiamenti tecnico-musicali con le emozioni non deve essere facile per tutti, ma in questo sono sicuramente stati molto più abili gli headliner!

Setlist:
1. Arrival
2. The Crestfallen
3. Nerve
4. Full Moon Shoals
5. Death in General
6. Like the Average Stalker
7. The Akuma Afterglow
8. Drowning With Silence
9. The Phantom
10. The Nurturing Glance
11. Bastard Chain
12. As We Speak
13. The Living Infinite II
14. Witan
15. Stabbing the Drama
16. Stålfågel

SOILWORK

AMORPHIS

Dulcis in fundo, arriva finalmente il concerto di alto livello che aspettavo da tempo! Un lungo cambio palco per allestire il tendone del con l’artwork di “Queen of Time” e l’onnipresente Mjöllnir ci mette in attesa per gli Amorphis. Dire “Amorphis” e dire “la Perfezione” forse non è del tutto sbagliato, anche se parlo da grande fan che negli anni ha collezionato praticamente tutti i loro album. Questa creatura “amorfa”, senza forma, dai testi che si ispirano ai racconti della mitologia finlandese, trova appunto un perché al suo nome, essendo una delle band più epiche e versatili nelle sonorità che abbia mai ascoltato. Trent’anni di esperienza e alcuni cambi di lineup li hanno di certo portati a diverse sperimentazioni sonore con curiosa evoluzione: partiti da un’oscuro Doom Death con forti influenze Black agli esordi, maturando la loro proposta hanno arricchito e completato il loro background con elementi Folk, Gothic, Progressive e Melodic Death. Le melodie e le atmosfere create sono il vero punto chiave e si armonizzano completamente con il cantato di Tomi Joutsen, davvero notevole sia nelle parti limpide che nel growl! La band capitanata dallo straordinario vocalist, insieme agli storici chitarristi  Esa Holopainen e Tomi Koivusaari, al tastierista Santeri Kallio, al batterista Jan Rechberger e al bassista Olli Pekka- Laine, rientrato nella lineup nel 2017 dopo alcuni anni di assenza, si presta ad uno show davvero spettacolare. Apre le danze la bellissima “The Bee“, dall’ultimo album capolavoro, e il concerto scorre piacevole coinvolgendo emotivamente con estrema facilità. Tra i brani suggestivi che ci vengono proposti , oltre ai migliori episodi dell’ultimo lavoro, troviamo anche “Sky Is Mine“, “Silver Bride“, “Bad Blood“, “Death of a King” e la bellissima “House of Sleep” cantata all’unisono sul finale di un concerto davvero coinvolgente, senza escludere una perla dell’oscuro “Tales From The Thousand Lakes” reinterpretata in chiave più moderna, “Black Winter Day“. Una serata davvero intensa ed emozionante alla quale non si poteva di certo mancare!

Setlist:
1. The Bee
2. The Golden Elk
3. Sky Is Mine
4. Sacrifice
5. Message in the Amber
6. Silver Bride
7. Bad Blood
8. Wrong Direction
9. Daughter of Hate
10. Heart of the Giant
11. Hopeless Days
12. Black Winter Day
13. Death of a King
14. House of Sleep

AMORPHIS