13 giugno 2018: all’Orion di Ciampino (Roma) arriva una ben nota band con tutto il suo seguito: sono gli Arch Enemy, i quali faranno scintille sul palco del locale ed il cui concerto sarà aperto dai The Charm The Fury, che stanno riscuotendo un grande successo durante questo tour. Di seguito il nostro resoconto, corredato dalle foto della serata precedente all’Estragon di Bologna!

Al mio arrivo in sede c’è già un discreto gruppo di giovanissimi pazientemente in attesa davanti all’ingresso, pronti ad assicurarsi il posto nelle prime due file per poter essere più vicini possibile ai loro idoli e vivere una serata degna di essere ricordata. Il tempo d’attesa trascorre velocemente fra le chiacchiere, tempo durante il quale arrivano altri spettatori che si uniscono al gruppo, tanto che il parterre è già quasi pieno all’inizio della performance del primo gruppo della serata.

I The Charm The Fury fanno il loro ingresso sul palco quasi in incognito, annunciati solo dal calare delle luci e da una brevissima intro non musicale; tale ingresso è decisamente molto in contrasto con l’esordio del live, carichissimo di energia e molto d’impatto, “stile” che sarà mantenuto durante tutta la performance. Bisogna ammettere che questa band sa davvero come interessare il pubblico, tutti i componenti si scatenano sul palco ed interagiscono con la platea davvero molto spesso; tutti loro mostrano una vitalità sorprendente ma la cantante, Caroline Westendorp, si fa notare sicuramente più degli altri: possiede una grinta fuori dal comune oltre che una voce meritevole. Il gruppo sul palco è qualcosa di molto simile ad una dinamite, gli astanti sono davvero entusiasti della loro performance e partecipano attivamente fin dal primo brano, animandosi con entusiasmo, ma del resto i ragazzi hanno saputo farsi apprezzare in questi otto anni di carriera, che sono risultati essere fruttuosi.

THE CHARM THE FURY

Naturalmente, giunti al momento dell’entrata in scena degli headliner, tutti sono arrivati in loco ed il locale è quasi pieno; soprattutto, tutti cercano di avvicinarsi il più possibile, schiacciando le prime file, al punto che una ragazza deve essere portata via dalla security a causa di un malore, probabilmente dovuto all’assenza di aria ed alla pressione delle file posteriori. Neppure l’ingresso in scena degli Arch Enemy è particolarmente trionfale, ma è il pubblico stesso a renderlo tale accogliendo la band con un boato da far crollare le pareti; se prima la folla si era decisamente scatenata seguendo il primo gruppo, ora tutti i presenti sono totalmente fuori controllo, l’headbanging inizia immediatamente ed il pogo subito a seguire, nelle file posteriori.

La scaletta è ricca, sia dal punto di vista materiale del numero di pezzi eseguiti, sia proprio per la scelta dei brani. La prima canzone è The World Is Yours, immediatamente seguita da Ravenous e War Eternal (con la quale il palco ha letteralmente preso fuoco); altri titoli in scaletta sono You Will Know My Name, We Will Rise, Dead Bury Their Dead e First Day in Hell. L’atmosfera è stata incandescente per tutta la sera, gli svedesi capitanati da Alissa White-Gluz sono davvero dei professionisti e ciò risulta assolutamente ben chiaro dal modo in cui stanno sul palco, sebbene la loro interazione con gli spettatori sia quasi nulla: soltanto Alissa incita il pubblico ogni tanto, per il resto non ci sono altri gesti da parte di nessun altro dei membri della band, tranne il batterista Daniel Erlandsson in un unico, brevissimo momento. Oltretutto, non è stato carino da parte dell’organizzazione del gruppo proibire foto e video nel corso del live: ciò ha sortito un effetto decisamente negativo sulla platea, che di questo è rimasta molto scontenta e delusa. Si sono sentite numerose lamentele al riguardo, è ovviamente dispiaciuto non poter avere un ricordo digitale da portarsi a casa.

Una menzione all’illuminazione del palco va fatta assolutamente, un lavoro eccellente e programmato con sapienza: ci sono dei bellissimi giochi di luce decisamente molto attinenti e ben studiati, non si sono davvero risparmiati da questo punto di vista. Di tanto in tanto qualcuno resta abbagliato per una frazione di secondo, ma ciò non costituisce nessun problema. Degno di nota è sicuramente il look di Alissa, molto scenografico ed aggressivo, con un outfit interamente in pelle e ricoperto di borchie e spuntoni da capo a piedi, abbinato ai capelli dal colore decisamente insolito ed il trucco ragionevolmente pesante. Durante il concerto, la cantante prende anche una bandiera e la sventola più volte, fra le urla inneggianti dei presenti, e anche il grande Jeff Loomis ha il suo momento di gloria sul palco, in cui strega il pubblico con un bellissimo assolo, durante il quale si presentata una scena quasi definibile mistica: alle sue spalle, delle luci a raggi sapientemente posizionate illuminano la sua figura in modo da farla apparire quasi eterea e ciò, unito alla sua maestria nell’utilizzo dello strumento, rende la sua immagine quasi divina, tanto che dalla maggior parte dei presenti partono degli sguardi di adorazione pura, come se avessero realmente avuto una visione, un qualcosa di suggestivo e anche divertente.

Al termine del concerto la band lascia il palco, per poi rientrare con numerosi cimeli da regalare al pubblico; il bassista lancia vari plettri e così anche i due chitarristi, Alissa accartoccia e poi lancia varie setlist ed il batterista naturalmente lancia le bacchette. Molti fan sono stati accontentati ma purtroppo molti altri no, inutile specificare che, ad ogni “trofeo” lanciato dal palco, le persone si lanciano in massa in quella direzione per cercare di appropriarsene schiacciando gli altri nel mezzo, io stessa vengo travolta più volte. È un vero peccato che, al termine di tutto, la band volatilizzi e non esca neppure per salutare qualche fan temerario dopo, sarebbe la degna conclusione di una serata come questa.

ARCH ENEMY

Testo di Fernanda Serufilli (Roma, 13 giugno)
Foto di Federico Cerioni (Bologna, 12 giugno)