In una Milano nord gelida e cupa, al Legend Club si comincia a formare una coda di persone che alle otto era abbastanza lunga da concludersi fuori dal cancello. Finalmente alle otto e mezza la porta si apre e la coda di persone, alcune che imitavano il trucco e l’abbigliamento di Eckerström (il cantante degli headliner, ndr), finendo invece per sembrare la brutta copia di Tuomas Holopainen (il tastierista dei Nightwish, ndr), comincia a entrare, prima a scatti poi a flusso lento e costante, dividendosi tra quelli che avevano già il biglietto e chi lo prendeva al momento. entrati nel locale, un ambiente ampio con un bar e gli stand con il merchandising, la gente comincia gradualmente a avvicinarsi al palco aspettando pazientemente l’inizio dello spettacolo.

Alle nove e mezza irrompono all’improvviso dei tizi capelloni, irsuti e tatuati, in pratica lo stereotipo tipico dei metallari, investendo il pubblico di metalcore facendo due pezzi uno dietro l’altro. Finita la seconda canzone si presentano: sono i (ironia della sorte) The Last Band la band supporto degli Avatar nel tour europeo, impegnati nella promozione del loro EP, e anch’essi vengono da Göteborg, Sweden, specificato più volte anche dagli headliner; poi fanno altre tre canzoni concludendo in tre quarti d’ora scarsi lo spettacolo.

Tracklist:

  • The Hunt
  • The Fall
  • White Powder
  • Pretty Boys
  • Move

Musica non eccelsa, ma sono riusciti a compensare con la presenza scenica non indifferente con tanta sana ignoranza dal cantante e la mimica facciale esagerata del chitarrista ritmico. Saluti, inchini e sgombrano il palco mentre caricano canzoni di liscio da sagra paesana in svedese per quasi mezz’ora, mentre sul palco un assistente in costume con camicia e gilet smanicato aggiustava il sound check della batteria, di qualche microfono e del basso, oltre a mettere l’immancabile trapezio per il cantante. Finalmente alle dieci e venti le luci si spengono, si illuminano le lampadine della insegna dietro con scritto Avatar a lettere cubitali. Eckerström ovviamente arriva dopo gli altri, sale sul rialzo nel suo inconfondibile completo e con tanto di bastone che tiene per i pezzi iniziali che usa come bacchetta d’orchestra per gli strumentisti, per il pubblico o come bastone da cabarettista. E si scatena il putiferio.

Tracklist:

  • For The Sworn
  • House of Eternal Hunt
  • Torn Apart
  • One More Hill
  • Bloody Angel: automatico un coro del pubblico per l’intro dopo l’acclamazione di quelli che l’avevano riconosciuta
  • The Eagle Has Landed: semplicemente spettacolare, con il pubblico che a momenti sapeva il ritornello meglio del cantante
  • When The Snow Lies Red
  • Paint Me Red
  • Black Waltz
  • Black Waters
  • Vultures Fly
  • Murdered
  • Fiddler’s Farewell con tanto di mani che ondulavano e Johannes che nella pausa precedente si era messo un abito da Pierrot
  • Let It Burn
  • Smells Like A Freak Show
  • Night Never Ending con annesso sgolamento della folla per l’intro, e nonostante il repertorio precedente la voce del cantante comunque riusciva a fare tutte le scale agevolmente
  • Hail The Apocalypse

Finito lo spettacolo, la gente si accalca verso il palco dove i musicisti si sbracciano a stringere tutte le mani protese verso di loro, poi un inchino finale e spariscono nel backstage, mentre la gente comincia a uscire salutando e congratulandosi con i componenti dei The Last Band. Una serata unica, con una band molto particolare dalla composizione variegata e orecchiabile ma che si è consacrata principalmente all’aspetto scenico dove hanno semplicemente brillato tra stravaganza dell’abbigliamento e della gestualità del cantante, come anche del batterista che tra due canzoni si è dilettato a dirigere il pubblico come un’orchestra. Eleganti e particolari per tutta la durata nello spettacolo, incitando il pubblico che ha risposto con entusiasmo con tanto di mosh pit e proclamando Milano come nuovo terreno conquistato dallo stato di Avatar. L’alternanza dei chitarristi e del cantante sul trapezio, gli effetti luminosi, i costumi ed un pacato e laconico “next time” in risposta alla richiesta di un bis: una prossima volta che mi auguravo, durante il viaggio di ritorno a casa, possa arrivare presto.

Un ringraziamento speciale a Bove e Cium per la collaborazione nella stesura del report e per la logistica.