Al Dagda Live Club di Retorbido (PV) è tempo di una serata dedicata all’occulto, con i polacchi Batushka giunti alla parte finale del tour di supporto a “Litourgiya” supportati dagli italianissimi Darkend.

Darkend

Alla band nostrana, operativa già dai primi anni 2000 (il loro primo full length è del 2010), il compito di aprire le danze.
Solitamente (e talvolta erroneamente) classificati come symphonic black metal, i Darkend rappresentano un universo ben più complesso, anzi, un abisso, un abisso di generi (black metal, canti cerimoniali antichi, ecc…) ed influenze (Mercyful Fate e King Diamond su tutti) che si mescolano, per dare vita ad una performance destinata a scuotere lo spettatore.
Definito dal gruppo stesso come Extreme Ritual Art, questo spettacolo/rituale non è solo estremamente teatrale dal punto di vista visivo, ma rappresenta anche un viaggio mistico attraverso la musica, un percorso di introspezione che vede come principale medium il carismatico frontman Animæ. Con il suo terzo occhio, Animæ ci dà la sensazione di poter vedere oltre, di poter comunicare con un mondo altro, un mondo che non possiamo vedere con gli occhi di tutti i giorni e con cui ci vuole mettere in contatto.
Presente sul palco ancora prima dell’inizio della performance, mimetizzato da un lenzuolo bianco, Animæ si scopre lentamente per lasciarsi avvolgere dal travolgente muro di chitarre e batteria, accompagnando i presenti lungo le tracce dell’ultimo album del gruppo: “The Canticle of Shadows“.
L’impatto emozionale della band è sicuramente forte: si respira un’atmosfera inquietante, a tratti straziante per la potenza della voce ed i riff veloci di chitarra.
La gestualità intensa ed ipnotizzante del frontman, oltre che la grinta della band, sopperiscono perfettamente alla leggera pecca nei volumi, immergendoci in un’atmosfera cruda, ma al contempo suggestiva, che ribalta tutte le nostre consuetudini per quasi un’ora. Il tempo a disposizione però è poco e la performance si esaurisce velocemente, allo stesso modo in cui il terzo occhio sulla fronte di Animæ si scioglie sotto le infuocate luci del Dagda.
Il pubblico della serata, molto settoriale, risponde in modo decisamente positivo, cosa che sarà confermata al termine degli show, quando molti si riverseranno verso la zona band/merch.

Setlist:

Il Velo delle Ombre
Clavicula Salomonis
A Precipice Towards Abyssal Caves
The Seven Spectres Haunting Gethsemane
A Passage Through Abysmal Caverns
Congressus

Batushka

Terminati  tutti i preparativi del caso, con “cerimoniale” lentezza salgono sul palco i Batushka.
La band polacca aveva già toccato il nostro paese in occasione dello European Pilgrimage Tour 2017, conquistando una discreta fetta di pubblico. A distanza di un anno, i Batushka tornano in terra italica, riconfermandosi una tra le formazioni più originali del panorama black metal europeo, per diverse ragioni.
In primis, la struttura della band, insolitamente ampia per un gruppo black: voce, chitarre (ritmica e solista), batteria, basso, e tre coristi.
Accompagnati da incensi, campanelli liturgici ed un’immagine sacra (la stessa che vediamo sulla copertina del loro primo ed unico album “Litourgiya“), i membri del gruppo prendono posto sul palco, ciascuno in una postazione ben precisa. Tutti sono rigorosamente incappucciati, ricoperti dalla testa ai piedi da tuniche adornate con croci ortodosse.
A fare da corollario a queste presenze mistiche, un altare (riservato a colui che reciterà la liturgia), candelabri, teschi ed una sorta di paravento che (a differenza del tour 2017) nasconde quasi completamente il batterista , impedendo di scorgerne, ma solo visivamente, la velocità e la potenza che lo contraddistinguono.
Chi ha già visto i Batushka all’opera saprà che il loro concerto è strutturato come un vero e proprio rituale, durante il quale vengono recitate in slavo ecclesiastico le otto canzoni che compongono il loro album d’esordio.
Rispetto al tour precedente, la band arricchisce la sua performance introducendo alcune suggestive intro strumentali, che danno maggiore continuità ai brani, amplificando quell’aspetto di concept a cui sembra voler puntare l’album.
L’aspetto sonoro è decisamente curato: la chitarre a otto corde, forse inusuali per un gruppo dalle connotazioni black, danno un’eccezionale complessità e pienezza alle melodie che, seppur piuttosto lineari, appaiono di una potenza schiacciante. Il tutto anche grazie alla bravura del batterista, veloce e capace di dare alla melodia un’infinità di sfumature e cambi di ritmo.
Se la resa sonora è ottima, quella scenografica non è da meno: luci accuratamente studiate, soprattutto sui toni contrastanti del blu e del rosso, accompagnano la band dall’inizio alla fine, quando, dopo aver benedetto i presenti, i Batushka tornano da dove sono venuti, lasciando il pubblico del Dagda decisamente soddisfatto, in attesa di rivederli, magari con un nuovo album.

Setlist:

Yekteniya 1
Yekteniya 2
Yekteniya 3
Yekteniya 4
Yekteniya 5
Yekteniya 6
Yekteniya 7
Yekteniya 8