Fredda serata quella che ci vede diretti nella capitale della vicina Slovenia, per l’evento che vedrà in veste di co-headliner i luciferini Belphegor ed i Possessed, tra i padri assoluti del death metal. Ad accompagnarli in veste di ospite speciale troviamo gli statunitensi Absu con il loro mix folle di thrash e black metal, mentre ad aprire le danze i nostrani Cold Raven e i californiani From Hell. Buona lettura!

Arriviamo presso la location poco prima delle 20, giusto in tempo per l’inizio dei concerti che, come ci dirà il caro Jeff Becerra, sono stati ritardati a causa di una foratura del tour bus. Ciò causerà lo spostamento degli Absu a fine serata, ma non influirà più di tanto sull’ottima riuscita del concerto.

La prima band a calcare il palco di un Kino Šiška ancora vuoto sono i milanesi Cold Raven, che ci propongono un black metal non innovativo ma comunque in grado di provocare le prime timide reazioni del pubblico. I suoni si dimostrano buoni fin da subito, al di là dei fisiologici aggiustamenti necessari dopo il primo brano.

Rapido cambio di palco ed è il turno dei From Hell, formazione nata qualche fa come supergruppo (erano presenti all’inizio Steve Smyth dei Nevermore alla chitarra e Paul Bostaph alla batteria) e che vede oggi tra le sue fila l’attuale bassista dei Death Angel, Damien Sisson. Capitanati dal frontman George Anderson, sciorinano una serie di brani che si assestano su un thrash/death tecnico ma che, vuoi per i suoni coperti e impastati, vuoi per l’effettiva qualità della musica che sembra non essere eccelsa, non hanno impressionato l’audience (o quantomeno il sottoscritto) più di tanto.


I primi big ad esibirsi, contrariamente al programma iniziale, sono i Possessed. L’atmosfera è carica di attesa ed ammirazione nei confronti dell’inossidabile cantante Jeff Becerra, il quale da quasi dieci anni a questa parte porta avanti la reunion di questa band seminale esibendosi su una sedia a rotelle. Da parte sua, la passione e la positività per ciò che ama fare sono palpabili, mentre la band sciorina una performance inattaccabile, che prende ovviamente a piene mani dal trittico storico “Seven Churches“/”Beyond the Gates“/”The Eyes of Horror“: si passa dall’EP, proposto quasi integralmente, agli storici brani del debutto quali “The Exorcist“, “Pentagram” e “Satan’s Curse“. Non mancano brani dal secondo album (“Beyond the Gates“, “The Heretic” e “Tribulation“) e c’è pure spazio per l’inedita “Abandoned“. L’esibizione si chiude con quello che può essere considerato un inno del genere tutto, la monumentale “Death Metal“. Al termine del concerto, caratterizzato da un’atmosfera nostalgica da metà anni ’80, i musicisti si prodigano in ringraziamenti nei confronti di un pubblico che ha adorato ogni nota di quella che probabilmente sarà il punto più alto della serata.

Setlist:

Pentagram
Beyond the Gates
The Eyes of Horror
Tribulation
Swing of the Axe
The Heretic
Satan’s Curse
My Belief
Storm in My Mind
Abandoned
The Exorcist
Death Metal


Tocca quindi agli austriaci Belphegor mantenere alto l’interesse del pubblico ormai numeroso all’interno. Un lungo cambio palco, con il posizionamento di composizioni fatte di ossa e teschi vari, fa da preludio all’ingresso sul palco di Helmuth Lehner e soci, i quali senza troppi complimenti sparano sul pubblico entusiasta una setlist violenta e malvagia quanto basta, traendo in maniera più o meno equa dalla discografia della band. Lehner non sembra volerne sapere di parlare con una voce normale, salvo un fugace ringraziamento dopo le prime due o tre canzoni. L’esibizione scorre senza intoppi salvo un momento di tensione in cui il pubblico sembra non rispondere alle incitazioni del frontman: questo probabilmente a causa di un ridotto (per fortuna) numero di idioti che si ostinava a fare il saluto nazista dalle prime file, cosa purtroppo tanto scontata con band del genere quanto imbarazzante nel 2016. Superato questo piccolo scoglio, si procede con brani del passato più o meno recente (“Lucifer Incestus“, “Conjuring the Dead“, “Bondage Goat Zombie“) fino al termine della scaletta con la classica “Stigma Diabolicum“, dopo la quale lo stesso Lehner scende dal palco per consegnare personalmente ai fan una manciata di scalette e di plettri. Performance impeccabile anche per loro, macchiata soltanto dal discutibile comportamento di alcuni individui nel pubblico, che comunque sia è stato ignorato dalla band.

Setlist:

Feast Upon the Dead
Bleeding Salvation
Gasmask Terror
Diaboli Virtus in Lumbar Est
Belphegor – Hell’s Ambassador
Lucifer Incestus
Conjuring The Dead / Pactum in Aeternum
Bondage Goat Zombie
Apophis–Totenbeschworer
Totenkult – Exegesis Of Deterioration

Stigma Diabolicum

 


La chiusura dell’evento è affidata agli Absu, che si sarebbero dovuti esibire prima dei Possessed: il loro spostamento a fine serata (con conseguenti maledizioni per chi, come me, doveva farsi due ore di macchina per rientrare a casa) non ha comunque influito sulla resa di questo folle trio/quartetto che si presenta come mythological occult metal. Fin da subito sono i ritmi forsennati ed il cantante dietro le pelli a cogliere l’attenzione del pubblico (così come i folti capelli del chitarrista Vis Crom), che scatena un moshpit non indifferente a riprova dell’attesa generata dagli americani, che godono oggi di uno status di culto. Dopo il primo trittico di brani che scatenano il delirio (“Swords and Leather“, “The Sun of Tiphareth“, “Highland Tyrant Attack“) il cantante Proscriptor McGovern lascia il posto alla batteria per iniziare a correre e danzare sul palco senza soluzione di continuità, contribuendo in gran parte alla teatralità dell’esibizione che non conosce punti morti e scorre via in una folle corsa senza sosta. Dopo altri tre brani, il combo si ritira per poi tornare sul palco per un unico bis, rappresentato da “The Gold Torques of Uláid“, dopo la quale McGovern si congeda definitivamente da un pubblico in estasi.

Setlist:

Swords and Leather
The Sun of Tiphareth
Highland Tyrant Attack
…and Shineth Unto the Cold Cometh
A Shield With an Iron Face
Stone of Destiny (…for Magh Slécht and Ard Righ)

The Gold Torques of Uláid

 

QUI GALLERIA FOTOGRAFICA A CURA DI MANUEL DEMORI