Brought By Pain e Beyond Creation a cura di Jacopo Silvestri
Entheos e Gorod a cura di Leonardo Cervio


Dopo aver suonato in terra lombarda il giorno precedente, i Beyond Creation passano anche per il Veneto, più precisamente al Revolver Club di San Donà di Piave (VE). Si tratta della seconda data italiana del tour europeo in supporto ad “Algorythm”, terzo album del gruppo, uscito lo scorso 12 ottobre (a questo link la recensione).

La curiosità è tanta e le aspettative sono alte sull’esibizione dei canadesi, i quali sono accompagnati in questo tour da tre band di tutto rispetto: Gorod, Entheos e Brought By Pain.

Il compito di aprire la serata è affidato ai Brought By Pain, quintetto che condivide coi Beyond Creation la nazionalità canadese, uno stile simile, all’insegna del Death Metal più tecnico e virtuoso, e due membri: il bassista Hugo Doyon-Karout e il chitarrista Kévin Chartré. I Nostri propongono pezzi dal loro primo album, “The Dreamer’s Will” e dal seguente EP “Crafted by Society“, ricevendo fin da subito una buona risposta dal pubblico, fattore positivo da notare, dovuto probabilmente al fatto che hanno in comune i due suddetti membri con gli headliner. Durante la mezz’ora a loro disposizione dimostrano il loro talento, convincendo molto sulla loro resa dal vivo e non dimostrandosi per niente intimiditi dal compito a loro affidato, come si nota dai continui movimenti sul palco e dall’interazione coi presenti. Performance promettente quindi, per i cinque, che ha anche visto l’intervento di Mirko Battaglia Pitinello, leader dei nostrani Coexistence, il quale ha collaborato col cantante Samuel Ouimet nell’esecuzione di “Ending“.

Che i Brought By Pain abbiano sorpreso in positivo non vi sono dubbi, anche se la presenza di Kevin Chartrè e Hugo Doyot-Konut era già motivo di buone aspettative: ma in pochi erano pronti a cosa avevano in serbo gli Entheos. Rapido cambio di palco, e il combo americano (supergruppo che include l’ex bassista degli Animosity Evan Brewer e l’ex batterista degli Animals As Leaders Navene Koperweis) è pronto a dare spettacolo. Non sarà il technical death metal ultravirtuoso e funambolico dei predecessori, ma qua si percepisce come la tecnica sia messa al servizio di una struttura più articolata. E a completare un quadro già di per sé variegato, ci pensa la cantante Chaney Crabb a far capire come la violenza sia di casa: che sia growl o scream (ma soprattutto quest’ultimo), la ragazza dimostra una padronanza della voce di notevole livello, risultando dal vivo molto più cattiva e performante che nelle prove in studio. Curioso come si avvalga di due microfoni, di cui uno utilizzato per dare un effetto distorto alla voce, simile al suono in 8 bit e altamente inatteso e disturbante (in senso positivo). Quaranta minuti di show in cui la band riesce a lasciare non solo un segno, ma un vero e proprio un solco tra il pubblico, completamente rapito da una proposta musicale che non lascia nulla al caso. Tra elementi elettronici, inserti melodici, riff al fulmicotone e sezioni dall’alto spessore tecnico, e una cantante che riesce a far sfigurare numerosi colleghi maschi, gli Entheos regalano la sorpresa più gradita della serata.

Siamo ormai giunti a metà programma, il bilancio è già estremamente positivo e mancano ancora i due nomi più importanti: i primi sono i Gorod, e non si deve attendere troppo per la loro esibizione (cambi di palco sono stati veramente rapidi per tutta la serata, e infatti non è un caso che siano stati rispettati tutti gli orari). Niente presentazioni, preamboli o altro: il tapping di “Bekhten’s Curse” scatena subito l’headbanging selvaggio e fa capire come i cinque francesi non abbiano intenzione di far prigionieri. Il dittico che contrappone i Gorod vecchi e nuovi, ovvero il death old school di “Here Die Your Gods” e quello più marcatamente tecnico di “Celestial Voyage“, scatena un pogo selvaggio in cui si lancia pure la cantante degli Entheos. La formazione è in uno stato di forma invidiabile, e la grande risposta ricevuta carica ancor di più la band: Julien Deyrez incita il pubblico più e più volte, ricevendo ogni volta sempre più consensi. La scaletta si muove lungo tutta la carriera della band, non risultando troppo incentrato sui brani dell’ultimo album “Aethra“, dal quale sono estratti quattro dei nove brani proposti, e i classiconi finali “The Axe Of Gods” e “Disavow Your Gods” regalano gli ultimi meritati applausi (e i poghi per noi) a una band fin troppo sottovalutata, e che deve ancora conoscere dei passi falsi nella sua carriera.

Setlist:
1. Bekhten’s Curse
2. Wolfsmond
3. Here Die Your Gods
4. Celestial Nature
5. Aethra
6. The Sentry
7. Birds of Sulphur
8. The Axe of God
9. Disavow Your God

Dopo le performance di tre band decisamente valide, con il prologo alla serata breve ma diretto dei Brought By Pain, la sorpresa firmata Entheos e la conferma del talento offerto dai Gorod, arriva il turno dei Beyond Creation che tutti aspettavano. Dopo un altro cambio di palco veloce si cominciano a sentire le prime note di “Disenthrall“, le quali richiamano l’attenzione del pubblico, abbastanza numeroso dopo un aumento progressivo nel corso della serata. I vari membri salgono sul palco accompagnati da un’ovazione dei presenti, ma la partenza non è delle migliori, non per demerito di Simon Girard e compagni, ma per problemi tecnici che vanno prima a penalizzare “Entre suffrage et mirage” e poi a forzare una pausa del concerto lunga una decina di minuti. Lasciato questo problema alle spalle, i Nostri continuano con “Surface’s Echoes“, dimostrandosi in forma e capaci di rendere al meglio i brani composti in studio anche dal vivo, nonostante la loro elevata difficoltà. Non mancano le interazioni col pubblico, con vari ringraziamenti rivolti ai fan, agli organizzatori della serata e ai gruppi che si sono esibiti in precedenza, e diversi incitamenti rivolti verso i presenti, invitando alla formazione di moshpit e circlepit; richiesta che viene prontamente soddisfatta. Come detto in apertura, l’intero show è dedicato alla promozione “Algorythm“: il lavoro viene infatti suonato interamente in modo soddisfacente, nonostante qualche minimo errore, convincendo sulla resa dal vivo del quartetto, grazie a “The Inversion” e alla strumentale “Binomial Structures“, tracce meglio eseguite di quelle estratte del suddetto album. Dopo aver dedicato la maggior parte dell’esibizione al nuovo disco, nel finale vengono anche omaggiati i loro precedenti album, con le immancabili “Earthborn Evolution” e “Omnipresent Perception” seguite dalla conclusiva “Fundamental Process“, non deludendo nemmeno in questo caso.

Setlist:
1. Disenthrall
2. Entre Suffrage et Mirage
3. Surface’s Echoes
4. Ethereal Kingdom
5. Algorythm
6. À Travers le Temps et l’Oubli
7. In Adversity
8. The Inversion
9. Binomial Structures
10. The Afterlife
11. Earthborn Evolution
12. Omnipresent Perception
13. Fundamental Process

Il giudizio generale della serata non può che essere positivo: ogni aspettativa sulle varie performance è stata rispettata, con i Beyond Creation che si sono confermati tra le realtà di spicco nel loro genere, i Gorod che hanno dimostrato come l’esperienza ottenuta nel corso degli anni li abbia resi una realtà europea da tenere sott’occhio e i due gruppi d’apertura, Entheos e Brought By Pain, in grado di dimostrare il potenziale a loro disposizione.