Un caldo mercoledì in estate inoltrata e una bella cittadina sulla costa croata, una sorta di Trieste in miniatura che risponde al nome di Rijeka (o Fiume, che dir si voglia), fanno da cornice a uno degli eventi di punta per gli ascoltatori di una certa frangia di musica oscura e sperimentale, ovvero il tour europeo di Chelsea Wolfe. Giunta ormai al suo quinto album lungo una caleidoscopica carriera, senza contare un lavoro giovanile e un disco acustico, la cantautrice di Sacramento è ormai un caposaldo di una certa scena che accomuna fan di post metal, doom, drone, folk e altro, un cocktail affascinante che si rivela una certezza di uscita in uscita.
Lo show, inizialmente previsto nel parco del castello, è stato spostato in Piazza della Risoluzione in pieno centro, una location che ha comunque assolto bene al suo dovere grazie anche ai vari giochi di luce proiettati sulle facciate in stile austriaco. Il compito di aprire la serata è spettato ai giovani Brutus dal Belgio.

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Devo ammettere che, una volta ascoltato il disco di debutto dei Brutus per capire cosa aspettarmi, il primo impatto non è stato dei migliori: deciso quindi a verificare queste impressioni, la mia curiosità era quindi abbastanza alta per la performance di Stefanie, Stijn e Peter. Il trio di Leuven, con il primo album “Burst” (preceduto da tre EP), si incanalano su dei binari che tanto devono al panorama (post)hardcore e DIY richiamando alla mente nomi come i connazionali Oathbreaker, i Converge e altri, ma nella loro musica trovano anche spazio degli spiragli più vicini allo shoegaze.
Purtroppo, per quanto le premesse possano essere appetitose per chi questi gruppi li mastica abitualmente, il risultato è un po’ monco: al netto della prova in sé, con un plauso speciale alla cantante e batterista Stefanie, le canzoni sono sì grintose, ma mancano a volte di mordente e spesso si rivelano un susseguirsi di riff e tempi più o meno contorti che però non trovano una degna risoluzione. La giovane età è sicuramente dalla loro parte e, come detto, le basi stilistiche su cui poggiano sono di indubbio valore, per cui speriamo in una futura smentita sia su disco e, perché no, anche nuovamente in sede live.

Setlist:
March
Horde II
Justice De Julia II
War
Drive
Baby Seal
Birds
All Along
Horde

BRUTUS

Qualche minuto di attesa in più del previsto prima che Chelsea Wolfe e i suoi fidi compagni di viaggio – l’ottima sezione ritmica formata da Ben Chisholm (basso e sintetizzatori) e Jess Gowrie (batteria), più il chitarrista Bryan Tulao – facciano il loro ingresso sul piccolo palco, attesa che ha destato più di qualche preoccupazione a causa delle gocce di pioggia che per fortuna si sono rivelate passeggere. L’ultimo disco si muove più o meno sulla falsariga del precedente, clamoroso “Abyss” e sono proprio questi due album a fare la parte del leone durante la serata, monopolizzando la setlist. L’intro “Welt” ci accompagna all’ormai rodatissima “Carrion Flowers“, vero e proprio cavallo di battaglia ad alto tasso di intensità che beneficia di suoni impeccabili fin dall’inizio. Il basso di Chisholm è pieno, roboante, a braccetto con i tempi marziali scanditi dalla batteria con la quale fa da base per la voce eterea della Wolfe. L’ultimo lavoro discografico è razziato, con ben otto tracce su dodici proposte in questa sede: si va da una versione sotto steroidi di “Vex“, in cui Chisholm si diletta anche nel growl, alla delicata (fino a un certo punto) “Twin Fawn“, passando per altri pezzi da novanta come “16 Psyche” e la cadenzata “Spun“.
L’atmosfera è intima, sentita, le luci perfettamente in sintonia con la musica e il mood della band, con Chelsea estremamente timida e riservata nei confronti del nutrito pubblico, al quale si rivolge sussurrando dei ringraziamenti di tanto in tanto. Assoluti highlight del concerto, oltre alle già citate, sicuramente sono “Dragged Out“, con i suoi rintocchi che riecheggiano tra le viuzze della cittadina, e le uniche due concessioni al passato un po’ più remoto: “Feral Love” con le sue tinte elettroniche e il piglio più indie/alternative di “Demons“. La chiusura, dopo una breve pausa e “Survive“, è affidata alla catartica “Scrape“, durante la quale la cantante si lascia andare a uno stato di quasi-trance prima di lasciare un pubblico ipnotizzato fino all’ultimo, conscio di aver vissuto un’esperienza più che un semplice concerto.

Setlist:
Welt
Carrion Flowers
Spun
Vex
Demons
After The Fall
Dragged Out
Feral Love
Particle Flux
16 Psyche
The Culling
Twin Fawn

Survive
Scrape

CHELSEA WOLFE