Dopo mille problemi ed inconvenienti, finalmente sabato 22 Luglio inizia il COLONY OPEN AIR, evento molto atteso dato il calibro delle band partecipanti ma che è stato un po’ perseguitato dalla sfortuna… ed anche dalla simpatica amministrazione bresciana. D’altronde noi metallari siamo brutta gente cattiva, no? Almeno, lo siamo secondo loro. Ma non siamo qui per discutere di questo, limitiamoci a ringraziare Roby del Circolo Colony per aver tenuto duro nonostante tutto ed essere riuscito ad offrirci due giorni di concerti davvero fenomenali.

DAY 1 – 22/07/2017

Aprono il primo giorno di questo festival gli SKANNERS, che purtroppo per motivi legati alle tempistiche di viaggio mi perdo praticamente per metà. Riesco però a godermi le ultime tre canzoni: un’apertura più che degna per la prima giornata di concerti, la voce di Claudio Pisoni davvero fenomenale. Purtroppo il pubblico è ancora scarso in numero ma non si risparmia con gli applausi decisamente meritati.

Restiamo sempre nel nostro Paese col prossimo gruppo, gli IN.SI.DIA., reduci dalla pubblicazione del loro nuovo album “Denso Inganno” in Marzo. Nonostante io non sia personalmente una grande fan del metal cantato in italiano, grazie all’aggressività non solo dei loro testi, ma anche della loro musica, gli In.Si.Dia. ci regalano una breve ma potente performance.

Passiamo alla prima delle band internazionali, i britannici HELL. Già visti nel 2013, sono sempre spettacolari live. Nonostante l’assenza di una scenografia di supporto la voce e le movenze teatrali del fontman David Bower, tra fruste, corone di spine e sangue finto, non ne fanno per niente notare la mancanza. Aprono con “The Age Of Nefarious“, proseguendo con “Blasphemy And The Master“, “The Quest” e “On Earth As It Is In Hell” per concludere. Sicuramente un loro show da headliner sarebbe uno spettacolo da non perdere!

Salgono ora sul palco gli ASPHYX. Che dire di loro, se non “gran martellate sui denti” dall’inizio alla fine. Anche per loro purtroppo, come per quasi tutte le band di questa giornata, suoni non esattamente grandiosi ma ciò non impedisce a van Drunen e soci di cominciare ad attirare una folla decisamente più consistente, proponendoci brani quali “Death The Brutal Way” e “Deathhammer“.

Coi giapponesi LOUDNESS torniamo indietro all’epoca d’oro dell’heavy metal, gli anni ’80: capelli cotonati, tutine aderenti in spandex… no, non è questo il loro outfit in questa occasione, ma la loro musica fa venire in mente quegli anni anche ai più giovincelli come me. Grandiosa esibizione, così come la reazione del pubblico, totalmente coinvolto.

Tra i gruppi più attesi della prima giornata figurano sicuramente i DEATH ANGEL, che purtroppo si ritrovano costretti ad una scaletta ridotta a soli 5 brani. Ciononostante, riescono a far muovere il pubblico tra moshpit ed headbang sin dall’inizio. La stessa energia e voglia di pogo continuano con i DEMOLITION HAMMER: “Carnivorous Obsession“, “Neanderthal” ed “Omnivore” per un thrash veloce, incalzante e violento.

Altro salto indietro agli anni ’80 con l’heavy/speed metal dei canadesi EXCITER. Nonostante i suoni ancora un po’ impastati (come per la quasi totalità delle band di questa giornata), l’atmosfera si è ormai riscaldata tra il pubblico grazie alla prorompente energia thrash delle due band precedenti, e di certo gli Exciter non sono da meno, trascinando ancora di più la folla in un turbinio incessante, dalla prima all’ultima nota.

Tocca ora ai SACRED REICH, che personalmente ho trovato essere il gruppo migliore della giornata. Suoni davvero ottimi ed un’energia e simpatia inarrestabile. Phil Rind parte senza basso a causa di una corda rotta ma lo imbraccia al secondo brano e via, uno dopo l’altro con alcuni tra i brani direi più conosciuti come “Victim Of Demise“, Independent“, una cover di “War Pigs” dei Black Sabbath, “The American Way“… Immancabili i riferimenti a Trump, alla politica in generale e a tutti quegli aspetti della vita moderna che spesso ci fanno storcere il naso. Chiude la storica “Surf Nicaragua“, con pogo e crowd surfers annessi.

Arriviamo ora a quella che è una delle mie band preferite in assoluto, e principale motivo della mia presenza a questo festival: i WINTERSUN. A causa di problemi tecnici non meglio precisati iniziano davvero in ritardo, con l’intro che salta per ben tre volte. Finalmente il concerto prende il via con “Awaken Fron The Dark Slumber (Spring)” tratta dal nuovo album “The Forest Seasons” uscito proprio il giorno prima (e di cui potete leggere la nostra recensione a questo link): la folla esplode non appena il frontman Jari Mäenpää entra in scena, e la sua voce dal vivo è davvero come la si sente su disco… fenomenale, a dir poco. Fa quasi strano vederlo senza chitarra, ma in quanto a presenza scenica se la cava alla grande, ed il nuovo chitarrista Asim Searah fa davvero un ottimo lavoro. Segue “Winter Madness“, dal loro primo album, ed altre due tracce dal loro secondo lavoro “Time I“, cioè “Sons Of Winter And Stars” e “Time“. Forse in questa giornata non sono molte le persone che possono apprezzare il tipo di musica proposto da questa band, essendo appunto incentrata su gruppi prevalentemente thrash, ma la gente presente sotto al palco non manca di cantare a squarciagola ogni singola parola. Anche con loro i suoni non sono proprio il massimo, tranne forse per il primo brano, ed è davvero un peccato: con una band del genere, che sfrutta davvero tantissime melodie ed orchestrazioni, è davvero brutto non riuscire a distinguerle chiaramente. Anche per loro la scaletta risulta tagliata, escludendo due brani. Un’esibizione davvero troppo corta per una band del loro calibro, ma potremo rifarci presto grazie alle loro due date da headliner ad ottobre a Bologna e Roma.

Siamo giunti infine all’ultimo gruppo della giornata, i KREATOR. Per loro fortunatamente i suoni sono davvero migliori rispetto allo standard della giornata, ed anche grazie a qualche effetto di scena riescono a proporre davvero un ottimo spettacolo. Si susseguono brani come “Satan Is Real, Gods Of Violence, Total Death” che non mancano di agitare il pubblico in un pogo unico e continuo. Una band dalla potenza ed irruenza sonora con pochi pari. D’altronde questo era ciò che ci si aspettava da loro, no? Chiudono la loro esibizione e con essa la prima giornata di festival “Violent Revolution e “Pleasure To Kill“, dando il colpo di grazia al caos scatenatosi al centro della folla.

DAY 2 – 23/07/2017

Il secondo giorno del Colony Open Air è dedicato a gruppi dallo stampo decisamente più black del giorno precedente. Nonostante io non sia un’accanita fan del black metal e generi affini, devo ammettere che questa giornata ha visto susseguirsi delle band davvero valide (a prescindere dai gusti personali), e soprattutto i suoni erano davvero migliorati. Forse tratterò alcune band in maniera molto riassuntiva, come già detto non mi dedico molto a questo genere, ma cercherò di fare del mio meglio; del resto ritengo il black, nelle sue varie sfumature, un genere abbastanza particolare che o piace o non piace, senza troppe vie di mezzo. Forse anche per questo, l’affluenza è decisamente inferiore a quella del giorno prima ed in generale a quella che mi sarei aspettata data la fama non esattamente insignificante delle band presenti.

Iniziamo dunque con i locali KAISERREICH, che propongono un black metal dallo stampo classico sia musicalmente sia per quanto riguarda il loro look. Già sappiamo che ai primi gruppi tocca sempre una scaletta ridotta, ma la band è davvero un ottimo inizio di giornata.

Discorso simile per i romani DECEPTIONIST, che sono invece orientati verso il death metal, genere che si alternerà con il black durante la giornata. Questa band conta tra le sue fila due ex-membri degli Hideous Divinity (che vedremo più avanti) e propone un death molto tecnico e martellante che dà una bella scossa d’inizio.

Li seguono sul palco i bergamaschi ULVEDHARR, che col loro death dallo stampo classico agitano ben bene la gente tra il pubblico; carichissimi e davvero bravi, gli avrei concesso un po’ di tempo in più.

Tocca quindi agli HIDEOUS DIVINITY menzionati prima, che per la maggior parte propongono brani dal loro nuovo album “Adveniens” (qui la nostra recensione). Anche per loro un death potente, preciso e martellante davvero ben eseguito.

Ultima band nostrana della giornata sono gli ANTROPOFAGUS, riunitisi qualche anno fa dopo una lunga pausa. Che dire del loro show, se non: violenti e precisi. Non esattamente il mio genere devo dire, ma ne riconosco assolutamente l’assoluta bravura.

Prima band straniera sono i BEHEADED da Malta. Il loro brutal death metal è l’ultimo ad essere proposto in questa giornata, dato che da qui in poi avremo solo gruppi black. Anche per loro stesso discorso dei precedenti colleghi: precisi e brutali. Davvero niente da ridire.

D’ora in poi il festival piega totalmente verso il black metal (ad eccezione degli headliner), iniziando dai CARACH ANGREN. Il basso è assente e affidato a delle basi, ciononostante la presenza scenica è davvero fenomenale e ad ogni canzone le sinfonie di accompagnamento riescono a creare quell’atmosfera cupa, quasi horror, caratteristica di questa band. Di sicuro un guppo che, con il giusto tempo a disposizione ed una scenografia non così assente, potrebbe realizzare uno spettacolo veramente d’impatto.

Seguono gli americani ABSU, che cominciano il loro show con il frontman e cantante Givens alla batteria, e che cederà il ruolo poi al batterista Czapla. L’alternanza di atmosfere cupe e momenti invece più veloci e battenti danno vita ad uno show davvero molto ben eseguito, che si fa apprezzare anche dai più “profani” del genere come me.

È ora il turno dei polacchi MGŁA, quattro singolari individui che salgono sul palco con chiodo, cappuccio e volto totalmente coperto che suonano un black metal cattivo, lugubre e graffiante. Tra tutte le band della giornata devo ammettere che loro sono quelli che ho apprezzato di meno, sono davvero lontani dai miei gusti, tuttavia propongono di certo un tipo di musica interessante che riscontra l’approvazione di numerosissimi amanti del genere.

Seguono i BELPHEGOR, i quali non hanno certo bisogno di presentazioni. Sul palco campeggiano due enormi croci capovolte e coperte di sangue, così come colonne vertebrali e teschi di un qualche animale cornuto non meglio identificato. I quali, mi viene confermato dagli addetti ai lavori, spandono per il palco un fragrante odore di cadavere in decomposizione peggio che una fossa comune a cielo aperto. Fortunatamente per noi del pubblico, i fumi dei numerosi incensi accesi ci risparmiano questo Chanel n° 5 in versione black metal. Anche per loro una violenza visiva e musicale davvero sopra le righe, e finalmente riusciamo ad avere un’esibizione con suoni davvero buoni.

Penultimi ad esibirsi sono i MARDUK. Niente orpelli visivi come per i Belphegor, ma altrettanta blasfemia, violenza e malvagità musicale per una tra le più conosciute band di questo genere, dall’iniziale “Frontschwein” alla conclusiva e conosciutissima “Panzer Division Marduk“, che scatena un pogo tra il pubblico degno del caos di un fronte di guerra.

Chiudono la giornata ed il festival i CARCASS, annunciati all’ultimo minuto come sostituti dei Morbid Angel. Walker e compagni propongono un mix tra vecchi e nuovi brani partendo con “1985 e 316L Grade Surgical Steel“, passando per “Corporal Jigsore Quandary” e chiudendo con “Heartwork“. Una carica impareggiabile che ha agitato il pubblico dall’inizio alla fine, per una chiusura dell’evento ottima.

 

Sappiamo tutti quanti problemi e disavventure abbia dovuto attraversare questo festival e soprattutto chi l’ha organizzato (che ringraziamo di nuovo di cuore), ma tirando le somme direi che l’evento è riuscito al meglio. Certo, forse vedere le band suonare all’aperto sarebbe stato preferibile per tutti, e molti si sono lamentati di dover per forza lasciare il tendone dei concerti per andare a prendersi una birra… ma non mi è sembrata tutta questa gran tragedia alla fin fine, no? Personalmente ad un concerto penso prima a godermi le band e poi allo sbronzarmi, but still…

Tralasciamo critiche e lamentele varie quindi, e speriamo solo che nonostante tutto questo festival possa tornare anche l’anno prossimo.