Afraid Of Destiny e Dool a cura di Giup
Ishvara e Harakiri for the Sky a cura di Jacopo Silvestri

Ce n’era per tutti i gusti (a patto che si apprezzino l’estremo e le sonorità darkeggianti) lo scorso sabato al Revolver di San Donà: una serata che ha visto come protagonista l’accoppiata formata dagli austriaci Harakiri for the Sky e dagli olandesi Dool, per due performance diverse ma ugualmente di spessore. Ad aprire le danze, i giovanissimi Afraid Of Destiny e gli Ishvara con la loro miscela sonora impenetrabile.

AFRAID OF DESTINY

La giovane formazione veneta apre la serata di fronte a un pubblico ancora molto ridotto (anche se non raggiungerà mai numeri importanti): fondati nel 2012 come one man band dal qui chitarrista Adimere, sono giunti l’anno scorso al loro secondo lavoro sulla lunga distanza. Una buona performance a base di Black Metal con forti tinte atmosferiche che sfocia nel Depressive, nonostante la staticità sul palco (c’è da dire che il margine di movimento era praticamnte inesistente) e il songwriting decisamente migliorabile nonostante il sottogenere imponga dei paletti abbastanza ben definiti. La prova è sicuramente positiva e incoraggiante: l’età anagrafica dei ragazzi gioca sicuramente a loro favore e speriamo che il futuro porti a un’evoluzione interessante e un po’ più personale e variegata dal punto di vista stilistico.

ISHVARA

I secondi a salire sul palco sono gli Ishvara, altro gruppo nostrano al debutto dal vivo in questa data.
I Nostri non hanno ancora rilasciato alcuna produzione, ma la loro proposta per la serata è comunque formata completamente da inediti, che vanno ad anticipare il loro primo album e a presentare il loro stile, ovvero un Avantgarde Black Metal con vistose influenze Industrial il quale dà vita a qualcosa di atipico e misterioso. Attira l’attenzione anche l’aspetto dei quattro membri, con lunghi abiti neri e delle maschere demoniache al volto.
Pochi movimenti sul palco nei 45 minuti a loro disposizione e interazione pressoché assente con i presenti, ciò per voler rispettare l’atmosfera quasi ritualistica che si è andata a creare con l’esibizione, penalizzata però dai suoni mal regolati con la batteria che copriva le due chitarre andando a creare un risultato confuso.
Nonostante questo problema, gli Ishvara sono riusciti a farsi apprezzare dai presenti, i quali non erano molti più rispetto la precedente esibizione degli Afraid Of Destiny.
Ora, dal quartetto, ci si aspetta una conferma delle loro capacità dal loro primo album, in uscita prossimamente.

HARAKIRI FOR THE SKY

Tempo di un veloce cambio palco e di un rapido line-check, ed è il turno degli Harakiri for the Sky.
Quando gli austriaci salgono sul palco la risposta del pubblico è fin da subito notevole, nonostante i presenti non siano moltissimi.
Il gruppo è occupato con la promozione di “Arson” durante questo tour, da poco rilasciato per Art of Propaganda, e infatti vengono suonati prevalentemente brani estratti da tale disco, senza rifiutare la proposta di pezzi presi dai lavori precedenti.
Lievi problemi per quanto riguarda i suoni anche per loro, con la voce che inizialmente veniva coperta dalle parti strumentali, ma dopo un paio di brani il problema è stato risolto. Nell’ora a disposizione la formazione è certamente riuscita a dare una buona impressione con la propria musica: un Post-Black Metal che sta ottenendo grande successo negli ultimi anni grazie al valore costante degli album rilasciati dai Nostri, che mostra come unico difetto un velo di monotonia che si può riscontrare ascoltando alla lunga le composizioni (come osservato nella recensione di “Arson”, disponibile a questo link).
Del resto, le atmosfere intriganti e le melodie malinconiche sono i punti di forza degli Harakiri for the Sky, e ciò è si è potuto notare anche da questo concerto, il quale ha anche dimostrato l’ottima resa dal vivo degli austriaci.

DOOL

Secondo show in Italia per i Dool, formazione capitanata dall’aggressiva e carichissima Ryanne van Dorst. Il gruppo nasce più o meno dalle ceneri dei The Devil’s Blood, con il bassista Job van de Zande e il batterista Micha Haring che sono stati coinvolti in qualche modo nella parabola creativa del gruppo occult rock olandese.
I suoni si fanno fin da subito migliori rispetto ai gruppi precedenti, dandoci modo di apprezzare come si deve la proposta del quintetto: un rock’n’roll molto diretto e schietto, ma che incorpora alla perfezione svariate influenze tutte più o meno legate agli anni ’80 (post-punk, gothic rock e chi più ne ha più ne metta), riuscendo comunque a suonare moderno e attuale. La setlist attinge chiaramente dall’unico album “Here Now, There Then” includendo tuttavia due nuovi pezzi e una cover dei Killing Joke, a rimarcare le origini del sound proposto: l’esibizione è sorretta magistralmente dalla sezione ritmica sulla quale i tre chitarristi si destreggiano tra riff, arpeggi e parti soliste (queste ultime dominate senza dubbio da Nick Polak). La van Dorst non si risparmia minimamente: rabbiosa, non sta ferma un attimo, la sua è una prova tutta passione e sudore che fa presa sui pochi presenti che rispondono con sobrio entusiasmo.
Parlando di pubblico, è interessante notare come a questo punto ci sia stata una sorta di ricambio nella frazione più coinvolta: se con gli Harakiri a farla da padrone era un manipolo di adolescenti o poco più, con i Dool l’età media aumenta improvvisamente di una decina d’anni, correlata a una proposta sì schietta e diretta, ma molto più sfaccettata e che richiede uno sforzo in più per essere apprezzata rispetto a quella degli austriaci.

Promossa a pieni voti quindi questa seconda (e ultima, per adesso) prova nel nostro Paese per gli olandesi, sperando al più presto un ritorno con del nuovo materiale e una risposta più numerosa in termini di accoglienza.