Il 29 ottobre sbarca al Circolo Colony di Brescia uno dei tour più violenti dell’anno, il Wrong Tour to Fuck With, che vede come headliners i DYING FETUS, supportati da PSYCROPTIC, BEYOND CREATION e DISENTOMB. Si tratta di tutti gruppi appartenenti al panorama del death metal estremo, ma comunque molto diversi tra di loro e con delle peculiarità specifiche. Di seguito il resoconto della serata, buona lettura!

Purtroppo non siamo riusciti a raggiungere il posto prima delle 20.45 per via del traffico intenso. Questo ci ha impedito di assistere alla performance dei DISENTOMB, se non per gli ultimi due pezzi. Il locale si presenta abbastanza affollato, anche se non pieno, e il pubblico sembra essere trascinato dall’aggressività dei quattro ragazzi australiani. Il loro brutal death metal risulta piuttosto lineare, non particolarmente originale ed intraprendente, ma nonostante tutto abbastanza coinvolgente in contesto live.

Giunge l’ora dei BEYOND CREATION, che aprono le danze con l’immancabile “Omnipresent Perception”. In pochi minuti riescono ad ammaliare gli ascoltatori con le loro capacità esecutive e con la loro presenza scenica. Nel frattempo il locale si riempie ed il pubblico comincia ad essere molto più attivo: per esempio durante “Neurotical Transmissions”, quando si apre un pogo non indifferente (d’altronde era la prima volta che veniva eseguita dalla band in ambito europeo). Arriva il momento della tanto attesa “Earthborn Evolution”, a mio avviso uno dei momenti più alti ed intensi dell’intera serata, ma la grande sorpresa della setlist è stata “The Aura”, scelta molto apprezzata dal pubblico, che cantava a squarciagola le parole e le melodie. I giovani canadesi ancora una volta si confermano come una delle migliori realtà underground del progressive death metal: sono in grado di emozionare e coinvolgere il pubblico, interagendo con esso in modo straordinario, specie se si pensa all’elevatissima difficoltà tecnica dei pezzi che devono eseguire.

Dopo aver perso molte energie, approfittiamo della pausa durante il cambio palco e ci fiondiamo al bancone a mangiare un buon hamburger accompagnato da un’ottima birra. Il tempo di finire lo spuntino che gli PSYCROPTIC varcano la soglia del palco: i quattro musicisti australiani partono con “Echoes To Come”, un pezzo esplosivo con in quale riescono a trascinare il pubblico nella loro spirale distruttiva in pochi minuti. Il gruppo vanta infatti una forte presenza scenica, grazie alla capacità del frontman Jason Pepiatt di coinvolgere i presenti. La band esegue una scaletta piuttosto varia, scegliendo uno o due pezzi per album. Il loro technical death metal si presenta aggressivo e veloce, tanto da far scatenare il pubblico in un pogo violento per tutta la durata del concerto, ma la loro musica non è soltanto velocità e tecnica: il loro riffing ultra-tecnico ed incalzante si equilibra perfettamente con gli intermezzi melodici, quasi atmosferici. Nel complesso, la loro performance risulta ottima sotto tutti i punti di vista: voce, esecuzione tecnica, sound e presenza scenica.

Tocca finalmente ai DYING FETUS, che in occasione di questo tour presentano il loro nuovo album “Wrong One To Fuck With”. Rompono il ghiaccio con “From Wombe To Waste”, tratto dal loro penultimo disco, un pezzo dotato di una carica incredibile. Le leggende statunitensi del brutal death metal proseguono come un treno con la famosa “Fixated On Devastation”, durante la quale il cantante e chitarrista John Gallagher chiama il circle-pit, che si apre in un batter d’occhio, con qualcuno che fa addirittura stage diving! Il gruppo porta avanti lo show alternando pezzi vecchi a brani tratti dall’ultimo album i quali forse risultano tra i più deboli, ma dal vivo hanno comunque una bella resa. Il trio presenta un livello tecnico astrale, con brani che alternano riff lenti, colmi di groove, a parti velocissime in blast-beat. Uno dei loro punti di forza è indubbiamente il lavoro dietro le pelli di Trey Williams, un connubio devastante di velocità, violenza e precisione. Ma il maggior tratto distintivo della band è la presenza di ben due voci principali: il growl gutturale del sopracitato John Gallagher, infatti, si amalgama e si completa perfettamente con il cantato più urlato e meno cupo di Sean Beasley. Anche i Dying Fetus vengono promossi a pieni voti, sia per le capacità tecniche che per il modo in cui tengono il palco ed interagiscono con il pubblico.

La serata è stata un successo sotto tutti i punti di vista, sia per il pubblico che per le band, nonché per l’impeccabile organizzazione della serata. Il Colony si conferma uno dei migliori locali del nord Italia, vantando un’ottima acustica, con suoni limpidi e mai troppo alti. È stata una bella sorpresa vedere una così grande affluenza di gente. Sembra che i gestori del locale, dopo aver rischiato di chiudere i battenti nemmeno tre mesi fa, siano ancora più determinati di prima. Speriamo di tornarci presto!