Per poter assistere a uno dei concerti (personalmente) più attesi dell’anno mi sono spostata al Gala Hala, in un piccolo quartiere artistico di Lubiana (Slovenia). Tra palazzi antichi e opere d’arte contemporanea, è in un freddo mercoledì di ottobre che suonava Emma Ruth Rundle. La cantautrice statunitense è quasi giunta al termine del tour europeo per promuovere il suo ultimo disco “On Dark Horses”, uscito lo scorso 14 settembre 2018 via Sargent House. A fare da spalla per questa data, il gruppo sloveno Blu.Sine.

Dopo un “Hey guys I’m Emma and this is my band“, si parte con la prima traccia “Fever Dreams“. La scaletta alterna in maniera bilanciata brani dell’ultimo album e di “Marked for Death” (2016), come “Medusa“, “Protection” e “So, Come“.
La cantante riesce a trasmettere un’emozione incredibile con il suo stile di cantato un po’ biascicato e tormentato. Non da meno è la sua band: impossibile da non notare, nonostante l’oscurità, il chitarrista e seconda voce Evan Patterson (in arte Jaye Jayle).
Arriva troppo presto il momento di “Light Song“, brano che conclude la serata. Ma dopo essere stata acclamata a gran voce e applausi, Emma fa di nuovo la sua apparizione per l’encore, questa volta sola con la sua chitarra. Con la struggente “Real Big Sky“, e un semplice “Goodbye” soffiato sul microfono, la cantautrice saluta tutto il pubblico sloveno (e non).

Dopo aver svaligiato lo stand del merchandising, non potevo di certo andarmene senza autografo sui vinili. Ed è così che ho aspettato un’ora al freddo insieme al mio compagno di viaggio e l’autista del gruppo, rimasto chiuso fuori dal locale.
Ma ne è valsa la pena.