Dopo mesi di attesa dall’annuncio di questa tripletta Ensiferum, Fleshgod Apocalypse e Heidra, finalmente il giorno è arrivato.

Mi sono recata al Fabrique di Milano verso le 19.15 e a solo un quarto d’ora dall’apertura dei cancelli le transenne erano già occupate, così mi sono dovuta accontentare del posto in seconda fila e di fianco alle casse.
Il locale è abbastanza ampio: area fumatori, bar, servizi piuttosto puliti, un palco che riesce ad ospitare tutti gli strumenti col giusto spazio.
Quindi dopo una mezz’oretta sono entrati gli Heidra, un gruppo folk-black danese che ero curiosa di vedere live soprattutto per la loro formazione particolare, data dalla presenza di due chitarre (più l’acustica del cantante) e l’assenza di un basso.
Comunque hanno iniziato in maniera molto coinvolgente, i suoni erano ben distinguibili (con qualche steccata della chitarra solista) e sul palco hanno saputo muoversi bene; nonostante il pubblico fosse ancora un po’ freddo, non hanno perso l’entusiasmo neanche un secondo. Verso la fine della scaletta infatti ho cominciato a vedere dell’agitazione tra la folla, ci stavano preparando bene a quello che sarebbe venuto dopo. Il loro tempo a disposizione è terminato molto in fretta, ma posso certamente dire che lo hanno sfruttato al meglio con la seguente scaletta:
1. Awating Dawn
2. Witch of Prophecy
3. The Eyes of Giants
4. Betrayal
5. Sworn to Vengeance
6. Wolfborn
così, dopo la foto di gruppo, la band ha lasciato il palco al cambio di scenografia.

Passata una mezz’oretta sono saliti i membri degli italianissimi Fleshgod Apocalypse e il pubblico ha iniziato a fremere; la voce potente di Tommaso Riccardi, il frontman, annunciandoci di essere felice di suonare finalmente a casa,  ci ha fatto sentire tutti una grande famiglia. Ogni canzone era scandita dalla doppia cassa che mi arrivava dritta nel timpano e purtroppo non sono riuscita a sentire bene le parti melodiche, non so dire se perchè i suoni fossero tarati male o perchè ormai avessi le orecchie quasi fuori uso.  Fatto sta che per accorgermi del piano o della voce lirica dovevo concentrarmi su quel determinato strumento ed escludere tutti gli altri. Comunque ho passato buona parte del concerto ad ammirare il bassista Paolo Rossi che raggiunge con la sua voce dei toni inimmaginabili (che non pensavo fosse in grado di raggiungere anche in live).
Comunque sul palco i Fleshgod hanno una bella presenza scenica, dei costumi altrettanto importanti e ho apprezzato molto i giochi di luce a ritmo con la batteria.
Una scaletta splendida:
1. Marche Royale
2. In Aeternum
3. Minotaur (The Wrath of Poseidon)
4. Pathfinder
5. Cold As Perfection
6. The Violation
7. Prologue
8. Epilogue
9. The Fool
10. The Egoism 
11. The Forsaking 

Finalmente, sulle note di March of War sono entrati i nostri finlandesi Ensiferum. Lo spettacolo è partito con l’aggressiva Axe of Judgement che subito ha esaltato il pubblico (me compresa!).
C’è da dire che gli Ensiferum hanno sempre una stupenda presenza scenica perché creano un bel movimento sul palco, non sono stati fermi un attimo e hanno intrattenuto il pubblico con intermezzi simpatici e con la presentazione della nuova fisarmonicista Netta Skog in sostituzione a Emmi Silvennoinen.
Sulla scaletta c’è poco da commentare, meravigliosa: nonostante fosse il tour di One Man Army (che non mi ha entusiasmata più di tanto come album) sono tornati indietro nel tempo a quando ancora Jari Mäenpää era il frontman e ci hanno regalato perle quali Guardians of Fate, Treacherous Gods, Lai Lai Hei e Iron , un po’ rovinata dal nostro caro Petri Lindroos che con tutto l’impegno possibile ha cercato di replicarne l’assolo con scarsi risultati. Anche in One More Magic Potion c’è stato un evidente problema di tonalità nel momento in cui ci sarebbe dovuto essere un assolo di tastiera, forse per il cambio di strumento hanno dovuto riadattarlo qualche tono sotto e quindi disturbare un po’ la canzone.
Comunque sono riuscita a sentire bene ogni singolo strumento e di difetti ne ho notati davvero pochi, forse perché essendo una delle mie band preferite sono un po’ di parte; ma è innegabile il bel legame che si nota tra i componenti, che sicuramente aiuta anche a sorvolare dei minimi problemi tecnici.
Dopo un’ultima foto di gruppo il concerto è ufficialmente finito. Questa scaletta micidiale ha contribuito (insieme anche alle performance degli altri gruppi) a farmi tornare a casa più che soddisfatta.
March of war
1. Axe of Judgement
2. Heaten Horde
3. Guardians of Fate
4. One More Magic Potion 
5. Treacherous Gods
6. Warrior Without a War
7. From Afar
8. Wanderer 
9. Two of Spades 
10. My Ancestors’ Blood
11. Twilight Tavern
12. Lai Lai Hei
ENCORE
Mourning Heart Intro
13. Tale of Revenge
14. In My Sword I Trust
15. Iron