Lo Slaughter Club ormai ha saldamente messo radici nel mondo della musica live, proponendo una moltitudine di eventi sempre interessanti spaziando nel variegato mondo del metal. Stasera il locale dà voce al glam rock e gli ospiti speciali sono i fantastici Enuff Z’Nuff capitanati dal grandioso Chip Z’Nuff, impegnati nel tour europeo di promozione alla loro ultima fatica “Diamond Boy”, pubblicata l’anno scorso. In questa avventura i nostri beniamini sono accompagnati dai The Last Great Dreamers, mentre come band di apertura abbiamo i nostrani Siska.

SISKA

A inizio concerto, il locale è inspiegabilmente deserto ma questo fatto non demoralizza i vicentini Siska, band emergente fondata nel 2015 dal chitarrista Mattia Sisca, i quali proporranno pezzi tratti dal debut album “Romantic Dark and Violent” uscito l’anno scorso: senza alcun indugio, i ragazzi prendono posizione e partono con “Nothing Left to Say” rompendo il silenzio. Col procedere dei pezzi dal tiro coinvolgente si delinea la ritmica solida detenuta da Mattia e Marco alle chitarre, affiancato dalle tonanti linee del basso di Bunny, il tutto sostenuto dallo scalpitante Max che dà sfogo al suo potenziale contro piatti e pelli. Complessivamente, lo stile si basa su delle buone fondamenta hard rock melodico, che sconfina nell’heavy metal grazie al virtuosismo del sopra citato Mattia, che preme sull’acceleratore sprigionando una miriade di assoli di chiaro stampo malmsteeniano, mantenendo un’esaltante presenza scenica ma senza mettere in ombra i compagni anch’essi dinamici e coesi. Infine Alessandro si rivela un frontman di grande spessore e carisma, la cui voce purtroppo è sottotono a causa di problemi di salute, di conseguenza non raggiunge quell’acutezza ed estensione che conferisce al tutto un tocco power metal.

Al repertorio aggiungono pure la cover di Neil Young “Rockin’ in the free World” e chiudono con “Sally“, i presenti purtroppo non raggiungono la decina ma in compenso hanno apprezzato ogni canzone, sostenendo con calorosi applausi l’impegno e la determinazione di questa giovane band, che ha tutte le carte in regola per darci in futuro grandi soddisfazioni.

Setlist:

Nothing Left to Say
Waiting Now
No One
Heart of Gold
My Own Cage
Rockin’ in the Free World (Neil Young cover)
From the Grave (instrumental)
Sally

THE LAST GREAT DREAMERS

Dall’Italia si passa in Inghilterra quando prendono posizione sul palco i The Last Great Dreamers, nati a metà degli anni ’90 e forti del quarto disco “13th Floor Renegades”. Si presentano ben vestiti e senza fare caso allo scarso pubblico accendono i motori sulle note di “Primitive Man“. In passato hanno avuto l’onore di condividere il palco con i The Darkness, The Quireboys, Terrorvision, Tigertailz e altri, questo ha conferito loro una notevole presenza scenica, che si abbina perfettamente al loro sound energico. Il genere è un rock non facilmente catalogabile: infatti, col procedere dell’esibizione, nei riff e assoli messi a punto da Marc e Slyder si notano varie influenze che vanno dal power-pop al punk al rockabilly, potenziato dalle ruvide note di Steve al basso e dalle grintose parti di batteria da parte di Denley. Marc si dimostra anche un buon cantante la cui vocalità dal timbro pulito ma d’impatto rende i pezzi orecchiabili e scorrevoli, appoggiato dai compagni durante i cori. Buona inoltre l’interazione coi presenti, riuscendo a trasmettere il proprio entusiasmo, tanto che ballano al punto da far sembrare piena la platea. Metà della setlist è incentrata sul nuovo disco e metà dai precedenti lavori, per dare un giusto equilibrio: in generale hanno tutte un bel ritmo, sino alla conclusiva “Oblivion Kids” con la quale gli inglesi salutano e ringraziano i cosiddetti pochi ma buoni, ricevendo meritati applausi per la professionalità e attitudine.

Setlist:

Primitive Man
I Think I Like It
New Situation
13 Floor Renegades
Glitterball Apocalypse
Only Crime
Miles Away
White Light, Black Heart
Whose Side Are You On?
Far From Home
Dope School
Oblivion Kids

ENUFF Z’NUFF

Siamo giunti al momento tanto atteso: i fan manifestano la loro tensione e finalmente fanno la loro comparsa gli Enuff Z’Nuff, guidati dall’istrionico frontman armato di basso variopinto, occhialoni da sole fucsia e cappello da poliziotto argentato col simbolo della pace. Dopo un rapido saluto attaccano con la nuova “Metalheart“, trasportando immediatamente i presenti nella calda atmosfera del glam rock, seguita da due chicche del passato “Kiss the Clown” e “Heaven or Hell“. Chip e soci sono in gran forma e, come i loro predecessori, suonano incuranti del pubblico che non accenna ad aumentare, bensì concentrandosi sui presenti per farli divertire il più possibile, riuscendoci molto bene e coinvolgendoli alla grande. Dalle sei corde di Tory Stoffregen e Tony Fennel dilagano riff e assoli scoppiettanti, il giovane Daniel pesta su piatti e pelli senza perdere un colpo, infine il Capitano Chip fa vibrare a dovere il suo eccentrico basso colmando il sound. Purtroppo la sua voce graffiante è penalizzata dal sound troppo alto, ma continua visibilmente compiaciuto del fatto che i fan si divertono.

Dall’ultimo lavoro eseguono ancora “Where Did You Go” e la title track, dopodiché propongono una serie di perle del passato come “In the Groove” e la ballata per eccellenza, “Fly High Michelle“, sempre commovente e cantata all’unisono, durante la quale anche due membri dei The Last Great Dreamers li raggiungono sul palco per cantare il ritornello: questa è la prova reale di come una semplice canzone riesca a creare una sinergia totale come per magia. La serata giunge a conclusione con “New Thing“, con il mio unico appunto (a parte il volume della voce) relativo al tempo troppo ridotto riservato agli headliner, che hanno proposto appena undici pezzi. Detto questo posso confermare che il quartetto di Chicago ha vinto su tutti i fronti, creando un’atmosfera di intimità e divertimento: gli applausi e ringraziamenti non si contano più e sempre con umiltà lasciano il palco.

Non mi spiegherò mai il motivo per il quale non ci sia stata affluenza, è stato un vero peccato perché la serata si è rivelata davvero divertente. Spero tanto che i Siska, i The Last Great Dreamers e ovviamente gli Enuff Z’Nuff, a cui faccio tanti complimenti e auguri per il futuro, ritornino presto in Italia ma di fronte al vasto pubblico che si meritano. Concludo ringraziando tutto lo staff dello Slaughter Club per aver organizzato questo bellissimo evento. Alla prossima!

Setlist:

Metalheart
Kiss the Clown
Heaven or Hell
In the Groove
Wheels
Guitar Solo (Tory Stoffregen)
Jean Geanie
Diamond Boy
Fly High Michelle
Where Did You Go
New Thing