La calata italiana di Five Finger Death Punch e In Flames è stata senza dubbio uno dei concerti più interessanti dell’anno per gli amanti del metal moderno che, per l’occasione, hanno potuto assistere anche all’esibizione in apertura degli Of Mice & Men. Grande curiosità vi era per la band di Las Vegas, soprattutto dopo i recenti problemi causati dal frontman e che hanno messo più volte a repentaglio la carriera della band stessa. La serata si è svolta a Padova, al  Gran Teatro Geox (che già aveva ospitato gli Slipknot negli ultimi anni), ma non è stata esente da intoppi organizzativi che si sono ripercossi principalmente sulla band in apertura, sotto forma di code e problemi logistici con la gestione della folla. L’affluenza è comunque stata abbastanza buona, anche se si era ben lontani dal sold-out anche probabilmente a causa della concomitanza di altri nomi di grosso calibro in altre città del centro-nord. Buona lettura!

OF MICE & MEN

Alla band americana il compito di aprire le danze davanti a una venue quasi vuota tranne per le prime file, a causa dei controlli all’ingresso, i quali procedevano piuttosto a rilento. Avendo perso la prima metà dell’esibizione risulta difficile giudicare il gruppo. I suoni erano comunque buoni e non particolarmente impastati. A causa dei tempi tirati i Nostri non hanno perso troppo tempo a dialogare con il pubblico e hanno praticamente suonato senza pause. Dal punto di vista musicale la band americana propone un metalcore di stampo classico (è attiva dal 2009) infarcito di breakdown che alla lunga annoiano. Il poco pubblico comunque si lascia coinvolgere e l’esibizione degli Of Mice & Men scorre dritta e senza intoppi.

IN FLAMES

Dopo un rapido cambio palco tocca agli svedesi In Flames, pionieri del Gothenburg Sound assieme ai Dark Tranquillity, che hanno sempre provato ad evolversi fino ad arrivare a proporre una sorta di alternative metal dalle tinte death. Della storica band svedese è rimasto ben poco oltre all’inossidabile Björn Gelotte e ad Anders Fridén: la sezione ritmica è stata infatti totalmente rimaneggiata nell’ultimo anno. La scenografia è imponente e d’impatto, i suoni invece sono abbastanza impastati, tanto che a volte il basso sovrasta il resto, ma poco importa ai presenti che si lasciano coinvolgere dall’esibizione della band. Il concerto si apre con “Drained” e “Before I Fall” dall’ultimo disco, ma è solo con la tripletta “Take This Life“, “Trigger” e “Only For The Weak” che il pubblico si scatena. I Nostri procedono spediti, solo ogni tanto il buon Fridén scambia due parole con il giovane pubblico che si dimostra attento all’esibizione della band. La setlist attinge a piene dall’ultimo “Battles“, ben sei i brani estratti dal disco in questione. A detta di chi scrive, il concerto diventa sempre più monotono con il passare del tempo, complice anche la band (forse non in serata) che sembra quasi disinteressarsi del pubblico (ad eccezione di Niclas Englin che prova ad interagire spesso). Si arriva alla doppietta storica, ovvero “Moonshield” e “The Jester’s Dance“, che paradossalmente vengono quasi snobbate dal pubblico, soprattutto la seconda. Questo evidenzia il ricambio generazionale che vi è nella fanbase della band svedese, con poca gente che presta veramente attenzione a questi brani.  La performance del quintetto è comunque buona, peccato per la prestazione vocale di Fridén che spesso e volentieri si ritrova senza fiato o a dover rimaneggiare alcuni parti vocali per riuscire ad eseguirle. Il concerto si chiude con “The End” che scatena il pubblico, ma che lascia parecchi dubbi sullo stato di salute attuale della band svedese.

Setlist:

Drained
Before I Fall
Everything’s Gone
Take This Life
Trigger
Only for the Weak
Dead Alone
Darker Times
Drifter
Moonshield
The Jester’s Dance
Save Me
Alias
Here Until Forever
The Truth
Deliver Us
The Mirror’s Truth
The Quiet Place
The End

FIVE FINGER DEATH PUNCH

Dopo un altro rapido cambio palco si arriva al piatto forte della serata: i Five Finger Death Punch. Della band di Las Vegas si è detto di tutto nell’ultimo anno e questa non è la sede per perdersi sulle vicende interne degli americani. Il concerto si apre come da tradizione con “Lift Me Up” che mette in risalto dei suoni ottimi (i migliori della serata), ma non troppo taglienti e ci mostra subito una band in palla e con la voglia di distruggere tutto. Ivan Moody si dimostra fin da subito un signor frontman, non sta mai fermo e distribuisce sorrisi e ammiccamenti a tutti per tutta l’esibizione. Il resto della band non è da meno, ognuno è un ottimo intrattenitore e si mostra a suo agio sul palco. Dopo l’opener seguono a ruota “Wash It All Away” e la celebre “Bad Company“, che vengono interpretate magistralmente dalla band americana. Tra una battuta e l’altra si arriva a “Burn MF“, durante la quale vengono chiamati sul palco dei fan increduli che ne approfittano per abbracciare i loro idoli e per farsi delle foto assieme. A fine canzone compare sul palco una chitarra acustica e tutta la band esce a eccezione di Jason Hook e Moody. La band decide infatti di proporre un “intermezzo ballad” che viene ben accolto dal pubblico, ma che stona un pochino trattandosi di un concerto metal (si parla di quattro brani in sequenza). Il concerto si chiude con “Under And Over It“, che dà una scossa ai presenti, e la celebre “The Bleeding” sancisce la fine di un esibizione di ottimo livello da parte dei Five Finger Death Punch. I Nostri hanno infatti tenuto un concerto di alta scuola e si sono dimostrati degli intrattenitori nati in tutti i sensi, tra chitarre illuminate e plettri che piovevano in continuazione sul pubblico. Ogni componente sul palco si è divertito e questa sensazione è passata anche al pubblico e ciò ha giovato al concerto. Ammirevole come Moody si sia scusato prima di “Remember Everything” per il meltdown che ha avuto nell’ultimo tour europeo. Al netto di alcune (umane) imperfezioni durante l’esibizione, la band di Las Vegas ha dimostrato come dal vivo sia più importante la presenza scenica e la capacità di coinvolgere il pubblico piuttosto che la perfezione tecnica, in mancanza della quale si può sopperire in questo modo.

Setlist:

Lift Me Up
Never Enough
Wash It All Away
Got Your Six
Ain’t My Last Dance
Bad Company (Bad Company cover)
Burn MF
The Agony of Regret (intro)
I Apologize
Wrong Side of Heaven
Remember Everything
Coming Down
Jekyll and Hyde
Under and Over It
The Bleeding
The House of the Rising Sun (outro)