Sabato sera, ore 20.30, 45.6° Nord – 12.3° Est, Roncade. O sarebbe meglio chiamarla Sleepy Hollow a causa della densa coltre di nebbia che sfoca i contorni della pianura veneta. Solo un grande evento potrebbe spingere il popolo della musica live ad abbandonare la combo divano, abbonamento a Netflix, coperta con le maniche, tisana detox e armarsi di cappotti e coraggio per affrontare l’impenetrabile coltre che attanaglia le strade del Nordest. “Chiedi e ti sarà dato” dice una fonte sospetta, e i numi del Rock ‘n’ Roll hanno provveduto dirigendo verso lo storico palco del New Age la carovana impazzita del co-headliner tour europeo guidato dai vati svedesi dello Sleaze e dai party rocker dell’Hard & Heavy made in USA: parliamo naturalmente degli Hardcore Superstar e dei Fozzy della leggenda WWE Chris Jericho. Se per gli HCSS l’Italia può essere definita ormai una seconda casa che li accoglie calorosamente anno dopo anno, tour dopo tour, shottino dopo shottino, per il wrestler canadese si tratta della prima calata in terra italica accompagnato dalla band con la quale ormai da quasi vent’anni condivide il palco. Se i primi sono chiamati all’ennesima conferma di essere un’infallibile macchina da live, per i secondi le incognite che li accompagnano contrapposte all’acromegalica fama del frontman sono più che sufficienti a solleticare la nostra attenzione.

Primo special guest della serata, a cui spetta l’onere d’aprire le danze e di scaldare un pubblico ancora piuttosto contenuto, è la rocker newyorkese Madame Mayhem. Nulla a che fare con le divinità del Black Metal, ci troviamo anzi di fronte ad un moderno hard rock a con una sottile filigrana di goth melodico. Immagine e doti vocali lascerebbero ben sperare, eppure la delusione è dietro l’angolo con una performance che, pur non palesando nessun elemento davvero negativo, non riesce a produrre nulla che la caratterizzi realmente, scivolando rapidamente nel dimenticabile una volta concluso il set.

Ben altro discorso meritano i The Last Band da Goteborg: figli degeneri del crossover, degli inverni scandinavi e dei film di Danny Trejo, il quintetto stende letteralmente la platea con un’onda tellurica a base di hardcore, rap-rock e groove. L’obiettivo scandito chiaramente dal frontman Coffe Blood è quello di divertirsi come ‘crazy animals’, e di scatenate la loro ‘skinny bitch’ interiore (nulla di sessista, ci tengono a precisare) in un crescendo d’urla primordiali e riff spietati che culmina in una megalitica versione di “Bulls on Parade” dei RATM. La vera scoperta della serata sono loro e negli anni a venire varrà la pena di tenerli d’occhio.

Alle 22.30 viene il turno del primo piatto forte della serata. Luci lampeggianti roteano sul palco mentre l’aria viene riempita da un mix di “War Pigs” sulla quale ad uno ad uno i Fozzy prendono la via del palco, ultimo tra loro naturalmente la star Chris Jericho che dà fuoco alle polveri sulle note della recente “Judas”, dall’eponimo album. Diciamolo subito, nonostante un evidente utilizzo di basi atte a riempire il sound proposto, i Fozzy sono tutt’altro che un bluff. Il buon Chris si conferma stanotte un entertainer a 360°, catalizzando l’attenzione grazie al suo inconfondibile carisma che arriva dove la sua performance vocale, comunque apprezzabile, non può spingersi. La band macina una robusta lega hard rock che, pur pagando dazio alle atmosfere laccate tipicamente ’80s, non pecca di eccesso di nostaglia: questo anche grazie al funambolico chitarrista Rich “The Duke” Ward, luogotenente al reparto ‘suononi e riffoni’, che durante il singolo “Enemy” regala un formidabile assolo che per poco non scioglie la faccia alle prime file. Il set si avvia all’epilogo sull’encore “Sandpaper” dopo dieci pezzi distribuiti tra le ultime release e un’ora d’intrattenimento senza pretese rivoluzionarie, ma sincero e coinvolgente. Forse l’immagine che più di tutte può rappresentare il concerto è il sorriso spontaneo che non ha mai abbandonato il volto di Chris Jericho per tutto il set, e che a poco a poco ha fatto capolino anche sui nostri.

INTRO: War Pigs

Judas
Drinkin with Jesus
Sin and Bones
Spider in My Mouth
Painless
Do You Wanna Start a War
Lights Go Out
SOS (ABBA cover)
Bad Tattoo
Enemy

Sandpaper

Mezzanotte è l’ora zero per il main event della serata. Le luci calano e le note di “This Worm’s for Ennio” richiamano la platea alle transenne. Lo sappiamo tutti, è arrivata l’ora dello Sleaze! Inutile nasconderlo, dopo vent’anni di carriera gli Hardcore Superstar sono ancora oggi tra i più instancabili e spietati animali da palco dell’intero panorama rock mondiale. Scommettere su una grande performance da parte di Adde, Martin, Vic e dell’inossidabile frontman Jocke non ha senso; inevitabile come sempre il grande risultato finale. La scaletta non differisce da quanto già proposto nelle precedenti date del tour, con una ponderata alternanza di vecchio e nuovo testamento (leggasi pre e post Nuclear Blast), tra chicche come “Liberation” e “Sensitive for the Light” contrapposte alle fan favourite “Dreamin’ in a Casket” e “Moonshine”. Vale la pena di spendere qualche parola sul nuovo singolo “Have Mercy on Me”, prima tappa di avvicinamento al comeback album “You Can’t Kill My Rock n’ Roll” in uscita a marzo 2018, che denota una prosecuzione nel meccanismo di smussamento degli spigoli dell’epica stradaiola che aveva accompagnato i quattro agli esordi, ma la quale ormai resta più un’impronta sbiadita che un tratto distintivo. Il pubblico sembra apprezzare comunque il nuovo pezzo cantandolo a perdifiato come fosse un vecchio classico. Magari i fan della prima ora storceranno il naso, ma non è detto che i Nostri non abbiano imboccato una strada discograficamente fortunata. Le dimensioni non esagerate ma accoglienti del New Age risultano il catalizzatore decisivo per un concerto per certi versi intimo e vissuto a strettissimo contatto da band e pubblico, tra campionati di crowd surfing e Guinness World Record di ‘high five’ in rapida serie che sopperiscono alla mancata invasione di palco su “Last Call for Alcohol” e a un mix infelice dei suoni compressi nello spettro armonico del cartone. Il previsto atto finale non può che essere su “We Don’t Celebrate Sundays”, cantata a squarciagola da un pubblico in visibilio che, in via eccezionale, strappa un insolito encore sul coro di “Someone Special”. Game, set e partita per gli Hardcore Superstar che, chiuso il concerto si prestano ad una sessione fiume di autografi e foto dimostrando una volta di più di saper fare maledettamente bene il loro lavoro: suonare il Rock ‘n’ Roll!

INTRO: This Worm’s for Ennio

Beg for It
Liberation
My Good Reputation
Dreamin’ in a Casket
Touch The Sky
Sensitive to the Light
Dear Old Fame
Have Mercy on Me
Above the Law
Last Call for Alcohol
Moonshine
We Don’t Celebrate Sundays

Someone Special

Report a cura di John Doe.