Tanti, forse troppi i concerti cui il sottoscritto ha partecipato in questo 2017 così carico di emozioni musicali, ma l’evento più atteso dell’anno, fin dall’acquisto del biglietto lo scorso gennaio è il Pumpkins United, reunion degli Helloween con i membri storici Michael Kiske e Kai Hansen. Un biglietto destinato inizialmente all’Alcatraz, poi giustamente spostato al Parterre del Forum di Assago, location ben più adatta ad un concerto e una band di questo calibro, che ha attirato ben più di 7000 spettatori, tra veterani, giovani ragazzi, madri con bambini! Il potere della musica di unire le persone spesso non ha limiti e Kai Hansen, Michael Kiske, Andi Deris, Michael Weikath, Daniel Löble, Sascha Gerstner e Markus Großkopf hanno richiamato proprio tutti. Mega palco con passerella centrale, schermo cinematografico con immagini ed effetti speciali a tema, teatrini comici delle zucche tra un brano e l’altro, suoni veramente perfetti per quelle tre ore di concerto che ha ripercorso la storia delle Zucche di Amburgo, i padri del Power Metal. Buona lettura!

Il boato dei numerosi spettatori che li accoglie sulle note iniziali della magnifica “Halloween” è enorme e subito sale l’emozione nel vedere tutti e tre i cantanti impegnati in questo brano, in particolare Kiske e Deris che duettano insieme. Sembrava impossibile vedere queste combinazioni e invece è tutto reale ed è anche bello vedere che ci sia una forte unione e intesa tra tutti i membri. Si passa subito ad un altro classicone come “Dr.Stein“, pezzo dai tratti gogliardici che vede ancora duettare Michael con Andi e a un altro grande classico, “I’m Alive“, cantato dal solo Kiske. Da qui in poi gli Helloween alterneranno i pezzi tra più recente e vecchio repertorio, con l’atmosfera perfettamente curata nei minimi particolari. Il microfono passa nelle mani del solo Andi durante la bellissima “If I Could Fly” e in “Are You Metal“. Il pubblico è sempre più affiatato, proseguendo in maniera abbastanza lineare con “Kids Of The Century” e  “Perfect Gentleman“(gran presa sul pubblico di Deris in questo brano, che sfodera anche abiti eleganti da “gentleman”) fino alla parte dedicata a “Walls Of Jericho”, lo storico album datato 1985, quando tutto ebbe inizio. Sorpresa delle sorprese, l’uomo della serata, il più in forma di tutti con la voce, il più carico e carismatico è proprio Kai Hansen e vien difficile trovare le parole per descrivere la grinta espressa in “Starlight“, “Ride The Sky“, “Judas” ed “Heavy Metal Is The Law“, i quali scatenano un pogo continuo nelle prime file tra i fan più adrenalinici! Dalla mera potenza si passa alla ballad: in alto gli accendini e vari oggetti luminosi durante l’esecuzione di “Forever and One“, che vede ancora Andi e Mike duettare abbracciati, così come nell’altro grande classicone “A Tale That Wasn’t Right“, scritta da Kiske quando aveva solo 18 anni. Non poteva mancare anche una dedica allo storico batterista Ingo Schwichtenberg, momento decisamente toccante in cui Daniel Löble esegue alla perfezione un assolo di batteria su una vecchia registrazione di un assolo di Ingo, scomparso suicida nel 1995, fatto che toccò nel profondo tutti gli ex compagni che resero il loro tributo in un modo o nell’altro (a lui è dedicato “The Time of the Oath” degli Helloween). Si prosegue con alcuni brani dagli album “Master Of The Rings”, “The Time Of The Oath” e “Better Than Raw” con Deris sotto i riflettori, come anche in “How Many Tears“, quando ammette che fu il primo brano che ascoltò e lo fece innamorare della band tedesca. La magia più pura, però, si manifesta nel finale, dove Kiske domina su “Eagle Fly Free” e nella monumentale traccia di tredici minuti di “Keeper Of The Seven Keys“, dove gli assoli di Hansen/Weikath mandano in estasi il pubblico, insieme alle animazioni fantasy proiettate sullo schermo gigante che sovrasta il palco. Per le Zucche di Amburgo però non è ancora il momento di salutare tutti senza inserire in scaletta le tanto acclamate “Future World” e “I Want Out“, che nel finale trasformano questo mega concerto in una vera e propria festa con scenografie che colorano l’atmosfera di palloni giganti a forma di zucca ed esplosioni di coriandoli.

Non sono mancate forse le pecche, ad esempio l’assenza della nuova traccia “Pumpkins United” con i tre vocalist protagonisti insieme che forse ci aspettavamo un po’ tutti, e il buon Kiske un po’ sottotono in diversi pezzi, ma non importa: Kiske c’era, come Kai insieme a tutti gli altri, ed è questo ciò che conta! L’importante è stato vederli tutti e ammirarli nel loro insieme in un’occasione davvero imperdibile, dove ciascuno ha fatto la sua parte, pubblico compreso.