A meno di un anno dalla scorsa apparizione in terra nostrana, tornano in Italia gli americani Incantation, accompagnati questa volta dai tedeschi Defeated Sanity e dai connazionali Skinned, per una serata all’insegna del Death Metal nelle sue forme più brutali. Ad ospitare la serata ci pensa il Revolver Club, ormai meta sempre più comune per i vari tour europei.

Per l’occasione non è stata chiamata nessuna band locale col compito di aprire le danze, quindi i primi a salire sul palco sono gli statunitensi Skinned.
La formazione è attiva da oltre vent’anni e vede come unico membro stabile il chitarrista (e per l’occasione cantante, vista l’assenza di John Meyer) Travis Weickum, il quale nonostante le continue modifiche della line-up si è sempre fatto accompagnare da musicisti validi. Di fronte a un Revolver ancora abbastanza scarno, o comunque con i presenti titubanti nell’occupare le prime file, i Nostri propongono una mezz’ora abbondante di Brutal Death Metal. Le loro composizioni in studio non sono mai riuscite a eccellere particolarmente in quanto troppo affini agli standard del genere, con nessun elemento in grado di contraddistinguere l’operato della band americana dai propri colleghi, ma dal vivo le carte in gioco cambiano, e tra riff spediti e aggressivi e blast beat continui l’impressione è positiva.
Gli otto brani nella scaletta si susseguono senza rilevanti interruzioni, andando a pescare pezzi da gran parte dei lavori pubblicati in passato, rendendo onore anche all’EP “Contortion of Reality” con “On Flesh He’ll Feast” e a “Spawn of Insanity”, primo album della loro carriera, grazie a “Vomit On It“.

Se la proposta degli Skinned si ispirava alla versione più pura del Brutal Death Metal, in tutta la sua violenza, l’aggressività dei Defeated Sanity è ancora maggiore e si va a unire con virtuosismi strumentali, con rimandi a band come Suffocation e Deeds of Flesh.
I tedeschi, attivi dal 1993 ma arrivati al primo album solo nel 2004 con “Prelude to the Tragedy”, iniziano a suonare davanti a pubblico non numerosissimo ma comunque discreto, che però non si dimostra particolarmente coinvolto, specialmente col proseguire dell’esibizione. I quattro musicisti sul palco non si fanno intimorire da questo fatto e non fanno prigionieri nel tempo a loro disposizione, procedendo come una macchina da guerra che distrugge tutto ciò che ha a portata di mano. L’unico membro del quartetto a non convincere del tutto è il cantante Josh Welshman, nelle fila del gruppo dal 2016, il quale non rende ai livelli di chi l’ha preceduto ma che riesce comunque a compensare con una discreta presenza scenica. Le canzoni proposte vengono estratte da tutti i lavori del gruppo, con tanto di rimando al suddetto debutto grazie a “Drifting Further“. Tocca a “Consumed by Repugnance” concludere lo show dei teutonici, e dopo tre quarti d’ora di violenza e rapidità inaudite, arriviamo al piatto forte della serata.

Gli Incantation hanno bisogno di ben poche presentazioni. La band americana capitanata da John McEntee compie trent’anni di attività proprio in questo 2019, e negli undici album pubblicati in carriera la proposta è sempre stata un Death Metal di qualità, che non ha mai deluso le aspettative. Dopo una lunga intro, tocca a “Christening the Afterbirth” aprire le danze, con un impatto immediato fin da subito. I vari membri si dimostrano tutti in forma, rendono al meglio e interagiscono con il pubblico, il quale mostra un forte attaccamento alla band in risposta. Nel molto tempo a loro disposizione i Nostri riprendono composizioni da gran parte dei loro lavori, alternando le più recenti “Lus Sepulcri” e “Rites of the Locust” alle classiche “Golgotha” e “Immortal Cessation“. Poco dopo l’inizio dell’esibizione il già citato leader della formazione è vittima un problema tecnico, causato dalla rottura di una corda della sua chitarra, ma lo risolve facilmente usando quella di Christian Kühn dei Defeated Sanity per qualche pezzo.
Il proseguimento con “Carrion Prophecy” e “Dominant Ethos” mette in mostra l’attitudine distruttiva degli statunitensi, che non si limitano a colpire soltanto nelle prove in studio, ma che anche dal vivo fanno il loro sporco lavoro. C’è anche lo spazio per un tributo al compianto Killjoy, cantante dei Necrophagia, durante l’esecuzione dell’immancabile “The Ibex Moon“, probabilmente uno dei momenti migliori della serata. In chiusura, dopo la classica richiesta del bis da parte del pubblico, McEntee e soci tornano sul palco e salutano il locale veneto con “Profanation“.

Il Revolver Club si dimostra un cardine rilevante per la scena metal veneta, proponendo una serata di qualità, ineccepibile per l’organizzazione e quasi esemplare dal punto di vista dei suoni. Nel mentre, gli Incantation attestano come il successo ottenuto durante la loro carriera sia indubbiamente meritato.

Setlist:
1. Christening the Afterbirth
2. Shadows of the Ancient Empire
3. Lus Sepulcri
4. Golgotha
5. Profound Loathing
6. Immortal Cessation
7. Forsaken Mourning of Angelic Anguish
8. Rites of the Locust
9. Carrion Prophecy
10. Dominant Ethos
11. Omens to the Altar of Onyx
12. Ascend Into the Eternal
13. The Ibex Moon
14. Impending Diabolical Conquest
Encore:
15. Profanation