L’1 dicembre è stata senza dubbio una data importante per la scena metal romana, in quanto nella capitale hanno suonato due grandi band del metal moderno: gli americani The Black Dahlia Murder, con la loro proposta assassina e i finlandesi Insomnium, autori di un melodic death metal molto malinconico e atmosferico e forti di un successo che col passare degli anni è cresciuto sempre più. Ad accompagnare i due gruppi, gli Stam1na, band finlandese che suona un thrash metal dalle influenza progressive. I presupposti per un ottima serata ci sono tutti e la location scelta, il Largo Venue, è davvero ottima e ubicata in una zona facilmente raggiungibile. Vediamo come è andata!

I primi a salire sul palco sono gli Stam1na che, nei circa 40 minuti a disposizione mettono in piedi un bello show, coinvolgendo i presenti, ancora non moltissimi, che rispondono con urla e incitamenti. Gli otto brani proposti dal gruppo sono presi per lo più dalle produzioni più recenti, ma non manca qualche episodio un po’ più datato come “Paha Arkkitehti” o “Viisi Laukausta Paahan“. Il concerto procede bene, sorretto anche da una discreta, seppur non eccezionale, acustica. Lo show degli Stam1na termina alla fine tra gli applausi degli astanti, che hanno visibilmente apprezzato l’esibizione dei finlandesi.

Setlist:
1. Paha arkkitehti
2. Sudet tulevat
3. Valtiaan uudet vaateet
4. Masiina
5. Viisi laukausta päähän
6. Kannoin sinut läpi hiljaisen huoneen
7. Solar
8. Enkelinmurskain

I The Black Dahlia Murder sono senza dubbio tra le band estreme di maggior successo degli ultimi 15 anni. Si sono fatti le ossa facendo da spalla a colossi del death metal come ad esempio i Cannibal Corpse e ad oggi godono di un buon numero di fan. Malgrado propongano una visione abbastanza diversa del melodic death metal rispetto agli Insomnium, e la loro posizione nel bill può aver fatto storcere il naso a qualcuno, gli americani attaccano con la violentissima “Widowmaker” che apre le ostilità. Trevor e soci appaiono in forma e fanno uno show caratterizzato da pochissime pause e canzoni suonate una appresso all’altra. Il pubblico nel frattempo è aumentato e la band si esibisce alternando pezzi presi dal loro ultimo album, “Nightbringers“, uscito ormai due anni fa, a canzoni classiche del loro repertorio, come la spaccaossa “Warborn” e la tellurica “Miasma“. Si prosegue poi con la nota “Nightbringers“, che anima tutti i presenti. Il cantante Trevor Strnad è in ottima forma è alterna come sempre scream e growl in maniera sapiente e senza avere mai cedimenti. Da segnalare anche la brillante performance del chitarrista Brandon Ellis, in formazione dal 2016, e la poderosa sezione ritmica sorretta dall’incessante drumming di Alan Cassidy. Lo show si conclude con la doppietta killer “Everything Went Black” – “Deathmask Divine” che manda il gruppo americano nei camerini dopo i meritati ringraziamenti. Forse, la band è parsa un po’ fredda ma l’impegno e la professionalità ci sono assolutamente stati. Comunque, aspettiamo una data con loro da headliner.

Setlist:
1. Widowmaker
2. Jars
3. Contagion
4. Miasma
5. Warborn
6. What a Horrible Night to Have a Curse
7. Nightbringers
8. As Good As Dead
9. On Stirring Seas of Salted Blood
10. Kings of the Nightworld
11. Everything Went Black
12. Deathmask Divine

È giunto a questo punto il momento degli headliner, e il locale conta un buon numero di spettatori, anche se, trattandosi di domenica, ci si poteva aspettare qualche presenza in più. I finlandesi sono freschi di nuovo album, dal titolo “Heart Like a Grave“, che ha accolto recensioni positive un po’ ovunque e quindi la parte della scaletta sarà ovviamente incentrata su quest’ultima fatica discografica.
Una volta spentesi le luci, un grande boato accompagna l’entrata sul palco degli Insomnium che senza troppi complimenti attaccano subito con la melodica “Valediction“. I suoni appaiono sin da subito ben equilibrati e la band appare assolutamente in palla. Subito dopo è la volta di “Neverlast“, presa sempre dall’ultimo full-lenght. Il grado di coinvolgimento è altissimo e più il concerto procede più l’atmosfera del locale si fa gelida ma al contempo caldissima. Il cantante/bassista del gruppo, Niilo Sevanen, ringrazia più volte i partecipanti per essere accorsi al concerto della band, caricandoli a dovere. Tra le file degli Insomnium ritroviamo anche il chitarrista Markus Vanhala, che quest’anno è già passato per Roma in tour con gli Omnium Gatherum. La setlist scelta dagli scandinavi regala tante perle come la splendida “Through the Shadows“, la lunga “Pale Morning Star“, la più tirata “Change of Heart” e la cathcy quanto bellissima “Ephemeral“. I brani sono eseguiti con un carattere davvero sorprendente, la band mette tutta se stessa e si diverte. Gli spettatori gridano, incitano e si lasciano andare ai consueti poghi, che però non saranno molto frequenti. Verso la fine del concerto, un simpatico siparietto: Sevanen annuncia l’entrata sul palco di due cowboys, ossia i chitarristi Vanhala e Jani Liimatainen, che si presentano, appunto, con due tipici cappelli e, con le chitarre acustiche, eseguono il motivo strumentale del brano “One for Sorrow“, incantando i fan. Dopo tale momento, molto intimo, è tempo di concludere con la title-track dell’ultimo disco, che, purtroppo, termina un concerto davvero strepitoso. Lo show è finito, la band ringrazia sentitamente e si ritira, il pubblico è contento e ampiamente soddisfatto.

È stata una grande serata, accompagnata da gruppi che nella loro carriera futura possono aver ancora parecchio da dire. Per fortuna, il pubblico è giunto in buon numero, anche se non era quello delle grandi occasioni.

Alla prossima!

Setlist:
Valediction
Neverlast
Into the Woods
Through the Shadows
Pale Morning Star
Change of Heart
And Bells They Toll
Mute Is My Sorrow
Ephemeral
In the Groves of Death
The Primeval Dark
While We Sleep
One For Sorrow (acustica)
Heart Like a Grave