È il penultimo giorno di marzo, con le ultime propaggini di quest’inverno atipico che ci avvinghia ancora nonostante la primavera sia ufficialmente iniziata ormai da qualche giorno. Forse è anche un po’ colpa degli Insomnium: i quattro finnici continuano a portare in giro l’ultima loro fatica “Winter’s Gate”, che di certo si addice più a un clima del genere che alle colorate tinte primaverili. Con una coppia formidabile composta da loro e dai Tribulation, vicini di casa anch’essi forti del recente “Down Below” (qui la nostra recensione), il tour fa una leggera deviazione a est in mezzo alle tappe italiane, con una serata in Slovenia presso l’Orto Bar, piccolo locale della capitale andato per l’occasione tutto esaurito per un evento che è andato forse anche oltre le aspettative.

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Avendo apprezzato molto l’ultimo lavoro dei Tribulation, così come la loro parabola creativa, l’attesa per gli svedesi era quasi spasmodica: uno di quei tipici eventi da segnare sul calendario non appena viene annunciato il tour. Il piccolo locale è già abbastanza gremito, il palco inondato di luci verdi, l’atmosfera è raccolta e ci si ritrova ad assistere a una sorta di rito mentre l’odore di un paio di incensi penetra le narici degli astanti, che si faranno via via più numerosi: senza troppi preamboli il quartetto di Arvika parte alla grande intonando “Lady Death“, uno degli ultimi singoli, seguito da una scaletta che prende da tutta la discografia a esclusione del debutto “The Horror” che, a conti fatti, è un lavoro piuttosto a sé stante.

Leggero passo indietro con “Melancholia” e “In The Dreams Of The Dead” (da “Children Of The Night”) e poi un altro con “Rånda” e la strumentale “Ultra Silvam“, da “The Formulas Of Death”: i Nostri si destreggiano alla perfezione tra i meandri del loro personalissimo death a tinte gotiche, con la solidità del cantante e bassista Johannes Andersson e l’androgino Jonathan Hultén che letteralmente danza senza un attimo di sosta, assicurando uno spettacolo visivo e una presenza scenica invidiabili. Il pubblico è ammaliato ed estasiato, colpito dalla qualità delle canzoni e dell’esibizione (e un po’ anche dalle gocce di sudore di un Hultén indomito), procedendo con “Nightbound” e l’immancabile “The Lament” prima di chiudere con “Strange Gateways Beckon” un concerto che, al netto di un leggerissimo problema tecnico alla chitarra di Hultén e di suoni non proprio eccellenti, non avrebbe affatto sfigurato in un eventuale slot principale della serata. Belli e bravi, speriamo di poterli rivedere presto.

Setlist

Lady Death
Melancholia
In The Dreams Of The Dead
Rånda
Ultra Silvam
Nightbound
The Lament
Strange Gateways Beckon

TRIBULATION

Il rapporto del sottoscritto con gli Insomnium non era proprio idilliaco, prima di questa serata: un’esibizione al Brutal Assault di due anni fa e svariati ascolti su disco non sono riusciti a catturare la mia attenzione, già abbastanza latitante quando si parla di melodic death metal. Tutto ciò è però avvenuto prima dell’uscita di “Winter’s Gate”, l’imponente opera di quaranta minuti che narra di un gruppo di Vichinghi alla ricerca di un’isola al di là dell’Irlanda, che i finlandesi stanno promuovendo in lungo e in largo proponendo praticamente due set: l’intera esecuzione di quest’ultimo disco e un insieme di brani della discografia precedente. Le riserve sulla qualità del gruppo vengono quindi spazzate via durante la prima metà del concerto, durante la quale Niilo Sevänen e soci si fanno strada quasi senza soluzione di continuità lungo le sette tracce del lavoro, immersi in una foschia blu e capaci di stregare il pubblico, ora fittissimo, praticamente senza alcuna interazione.

Terminata l’esecuzione di “Winter’s Gate“, pochi secondi di pausa e i quattro finlandesi tornano sul palco, questa volta molto più loquaci e a contatto con gli spettatori che mostrano in maniera evidente tutto il loro entusiasmo per ogni singolo pezzo proposto: dalle recenti “The Primeval Dark” o “Ephemeral” alla più datata “Mortal Share“, fino alla conclusiva “Only One Who Waits” gli Insomnium si dimostrano una macchina oliata alla perfezione, non una nota sbagliata o un colpo fuori posto, capace di tenere in pugno ogni singolo spettatore con una facilità imbarazzante. Forse non avranno conquistato un nuovo fan a tutto tondo con questo show, ma riconoscere il valore e la qualità dei quattro ragazzi provenienti dalla terra dei mille laghi è davvero il minimo che si possa fare.

Setlist

Winter’s Gate, Part 1
Winter’s Gate, Part 2
Winter’s Gate, Part 3
Winter’s Gate, Part 4
Winter’s Gate, Part 5
Winter’s Gate, Part 6
Winter’s Gate, Part 7
The Primeval Dark
While We Sleep
Mortal Share
Down With The Sun
Weather The Storm
Ephemeral
The Promethean Song

Only One Who Waits

INSOMNIUM