Signore e signori, eccoci giunti finalmente alla terza giornata di questo immenso Firenze Rocks 2018. Dopo le due precedenti giornate che hanno visto come protagonisti i Foo Fighters e i Guns n’ Roses, il 16 giugno vede come protagoniste altre due grandi band che hanno fatto la storia nel panorama del Power e dell’Heavy Metal rispettivamente, Helloween e Iron Maiden. Le due leggendarie band sono accompagnate da Shinedown e Jonathan Davis. Il clima è terribilmente caldo e appena arrivati all’ingresso della Visarno Arena notiamo subito le dimensioni, forse fin troppo eccessive per coloro che sono destinati all’Area Pit! Sarà forse per ragioni di sicurezza che è stata fatta questa scelta? Probabilmente sì, sta di fatto che solo chi si trovava realmente davanti poteva vedersi con un bel primo piano lo spettacolo, per chi si trovava abbastanza dietro non penso che la visuale sarebbe stata migliore di coloro che avrebbero assistito allo spettacolo appena fuori dall’area. Inoltre notiamo che cibi e bevande si pagano con i token acquistati precedentemente nelle apposite aree, scelta abbastanza discutibile a mio parere, probabilmente per fini commerciali, ma consideriamo anche che la scelta del cibo era veramente limitata (soprattutto nel caso di intolleranze alimentari).
Non volendo dilungarmi oltre su questi particolari, l’organizzazione è stata comunque ottimale: uno speaker prima dei concerti annunciava di bere molto per sopportare il caldo, il personale addetto ai getti di acqua fredda sulla folla non è mancato, così come gli addetti medico-sanitari per gestire le emergenze. Al banco merchandise ci si perde affascinati e poi non dimentichiamo che se ci sono ancora eventi di questo tipo in Italia, non dobbiamo fare altro che ringraziare, non può sempre essere tutto gestito alla perfezione!

Entriamo quindi nel vivo degli spettacoli: alle 16:30 gli Shinedown aprono le danze e noi ci siamo piazzati da tempo sulla transenna esterna all’area Pit, la visuale è accettabile e i suoni anche. Il loro è un sound che fonde Rock moderno e Alternative Metal. Suonano qualche brano tratto dall’ultimo “Attention Attention” e altri tratti dai precedenti lavori. Ammetto che è stato un buon riscaldamento per il pubblico, nonostante non siano riusciti a coinvolgermi particolarmente su tutti i fronti, ma tutto sommato la consideriamo una buona prova.

Dopo l’ esibizione degli Shinedown molti si sono recati presso gli stand culinari e del merchandising. I post pubblicati su Facebook riguardo al prossimo cantante non sembravano promettere nulla di originale o interessante, ma con Jonathan Davis non tutto è scontato. Non c’è bisogno di presentazioni per il frontman dei Korn, che ha deciso di portare sul palcoscenico il suo primo lavoro solista “Black Labyrinth” uscito il mese scorso tramite l’etichetta Sumerian Records. Tempo per accordare strumenti, allestire il il palco e si è dato di nuovo inizio alle danze. Con un logo simil Evanescence che troneggiava dietro la batteria e una strumentazione classica con tanto di violino e contrabasso, Davis ha mostrato un lato più melodico rispetto al sound della band di origine. Le strutture dei brani presentano un sound misto di groove, nu-metal, alternative ed un ottima presenza di parti elettroniche. La carriera che ha avuto agli inizi del 2012 come DJ di musica elettronica con lo pseudonimo di J Devil ha fatto sì che il suo stile ne fosse maggiormente influenzato, e ne ha data dimostrazione a questo festival. Il violinista ha arricchito i brani con delle sonorità arabeggianti. Davis si muoveva con scioltezza sul palcoscenico, mostrando un po’ di freddezza verso il pubblico, forse per motivi di tempistiche… comunque sia, ha dimostrato tecniche vocali convincenti, cimentadosi infine anche coi growl.

E ora entriamo davvero nel vivo del concerto con l’esibizione degli Helloween. Non hanno di certo bisogno di introduzioni particolari, dato che si sono recentemente riuniti per il “Pumpkins United World Tour”. Questa volta però immaginavo un’esibizione del nuovo singolo “Pumpkins United” come brano introduttivo che avrebbe subito coinvolto tutti e tre i cantanti, ma hanno ancora deciso di ometterlo nella scaletta. Le Zucche di Amburgo accendono gli animi dei presenti con “Halloween” coinvolgendo sia Kiske che Deris al microfono e stavolta, diciamolo onestamente, l’ugola d’oro di Michael non ha perso neanche una nota e l’esibizione è stata sorprendente! Ottima performance per pezzi ottantiani come “Dr. Stein” e “I’m Alive” e per l’attitudine Speed Metal di “Walls Of Jericho“, dove Kai Hansen gioca ruolo da protagonista nel poker dei brani “Starlight“, “Ride The Sky” ,”Judas” e “Heavy Metal (Is The Law) insieme alle rimbomanti cavalcate di doppia cassa di Daniel Löble.
Si entra nel cuore dell’epicità con “Eagle Fly Free“, dato che con un Kiske così in forma non si può che insistere sui brani ottantiani, ma c’è naturalmente spazio anche per Andi con la ballad “If I Could Fly“, durante la quale si sentono arrivare i cori degli spettatori del pit, e per brano “How Many Tears“, dove i tre frontman si passano il microfono l’uno con l’altro! Forse non è stato il massimo suonare una versione ridotta (praticamente quasi solo il finale) di un capolavoro come “Keeper Of The Seven Keys“, ma per motivi di tempistiche hanno dovuto tagliarla prima dello splendido finale, con il lancio dei palloni sul pubblico insieme all’energica “I Want Out“! Anche stavolta possiamo affermare che le band inarrestabili che non mostrano il minimo segno d’età esistono ancora e una di queste sono proprio loro!

Setlist:
Halloween
Dr. Stein
I’m Alive
Are You Metal?
Starlight / Ride the Sky / Judas / Heavy Metal (Is the Law)
A Little Time
If I Could Fly
Power
How Many Tears
Invitation/ Eagle Fly Free
Keeper of the Seven Keys
Future World
I Want Out

Ore 21:15, eccoci arrivati all’immancabile appuntamento con la band che ha fatto la storia dell’Heavy Metal britannico, gli Iron Maiden. La scaletta proposta in questo nuovo “Legacy Of The Beast Tour” promette molto bene per coloro che sono affascinati dai brani più datati e non solo, esplora egregiamente i diversi successi di Steve Harris & Co. su più orizzonti. Sotto le note in apertura del brano degli UFO, “Doctor, Doctor“, tra boati, grida, cori e ovazioni dei presenti, viene accolto l’ingresso della Vergine Di Ferro e quello che stiamo per assistere è uno spettacolo davvero indescrivibile! Ogni traccia è accompagnata da una scenografia e teatralità pazzesca (probabilmente non basterebbero cent’anni di esperienza per arrivare a tanto ad una band comune, ma i Maiden possono questo e altro!) in accordo con le tematiche dei brani, insieme ai diversi costumi indossati da Bruce Dickinson, trasformando quello che doveva essere un concerto in una vera e propria opera d’arte sotto diversi aspetti. Il celebre discorso di Churchill apre “Aces High“, brano che parla della Battaglia D’Inghilterra nella Seconda Guerra Mondiale e vediamo come aspetto scenografico un enorme aereo della RAF sorvolare il palco. Si passa poi a due classiconi come “Where Eagles Dare” e “2 Minutes to Midnight“. Dopo anni vediamo finalmente Bruce Dickinson e William Wallace reincontrarsi sulle note del brano “The Clansman“, che fa riferimento al film “Braveheart” e all’Indipendenza della Scozia, preceduto da un discorso di Bruce sulla libertà:

Tutti noi abbiamo un’idea di libertà, ma non è corretto imporre il proprio pensiero, perché non deve essere a discapito di quello dell’altra persona“.

In “The Trooper” il nostro Bruce si diverte a duellare con la mascotte Eddie a colpi di sciabola, mentre prende posto il lato spirituale in tracce come “Revelations“, “For The Greater Good of God” e “Sign Of The Cross“. Un enorme rappresentazione di Icaro con le sue ali di cera troneggia sul palco durante “Flight Of Icarus” che ricorda il mito di Dedalo e Icaro. Non mancano i cori e vari urli di battaglia “Scream For Me, Firenze!” che Bruce ama lanciare al pubblico diverse volte: ancora oggi, alla veneranda età di quasi 60 anni, dimostra di essere una vera e propria forza della natura, sia per la voce, sia per la presenza scenica e i suoi incredibili salti lungo il palco. A tutto ciò si aggiungono gli interminabili assoli epici che il trio chitarristico Adrian Smith, Dave Murray e Janick Gers si diverte a intrecciare, e gli inarrestabili Steve Harris al basso e Nicko McBrain alla batteria, le cui qualità nelle composizioni rimangono ancora oggi tra le migliori nel panorama Heavy Metal.
Spettacoli di fuoco accompagnano le ultime glorie del passato come “Fear Of The Dark“, “The Number Of The Beast“, “Iron Maiden“,”The Evil That Men Do“, “Hallowed Be Thy Name” e “Run To The Hills“. Uno show colossale che solo chi ha potuto vedere con i proprio occhi può capire e ammirare. Ben tornati in Italia cari Maiden! Si confermano ancora una volta la prova che l’Heavy Metal è ancora vivo e speriamo continui ancora così. IRON MAIDEN’S GONNA GET ALL OF YOU!

Setlist:
Aces High
Where Eagles Dare
2 Minutes to Midnight
The Clansman
The Trooper
Revelations
For the Greater Good of God
The Wicker Man
Sign of the Cross
Flight of Icarus
Fear of the Dark
Number of The Beast
Iron Maiden

The Evil That Men Do
Hallowed Be Thy Name
Run to the Hills