Dopo averli persi lo scorso gennaio come supporto gli Arch Enemy, non potevo lasciarmi sfuggire ancora una volta i Jinjer e la loro carica esplosiva. Cosicché, con poche ore di sonno e con una settimana di vacanza sul groppone, con la mia immancabile compagna di avventura ci siamo diretti a Carpi, direzione MK Live Club, per vedere finalmente dal vivo Tatiana & Co.

Un cielo coperto accompagna il nostro arrivo nella città emiliana: sono le 18 e c’è già qualche fan presente davanti all’ingresso del club, e facendo due chiacchiere con loro ci raccontano di come fossero presenti pure la sera precedente al Circolo Svolta, sempre a vedere i Jinjer (tanto di cappello, veramente). La mia attesa di due ore fino all’apertura delle porte è spezzata a metà dall’intervista a Eugene, il bassista della band (e che presto avrete modo di leggere qui su MetalPit): l’orario di inizio arriva presto, e la prima band è pronta a salire sul palco.

I Demetra’s Scars sono una giovane band formatasi tre anni fa: componendosi di una formazione-tipo classica, ovvero cantante-chitarrista-bassista-batterista, il gruppo propone un alternative metal dal mutevole andamento. A canzone più lente, come l’iniziale “My Pleasure“, se ne contrappongono altre dal ritmo più tirato e diretto, ad esempio “Your Only Escape“: gli altri quattro brani proposti dal quartetto non si discostano molto da questi canoni. Da segnalare il ruolo importante che viene dato alla batteria nell’economia della canzone, ruolo che però in alcuni casi presenta delle leggere sbavature. Tuttavia, i Demetra’s Scars non riescono a scaldare del tutto la platea, complice anche una presenza scenica piuttosto scarna: ma ci può stare, considerando che questa era una delle loro prime uscite di un certo spessore. Son giovani e si rifaranno, ma bisogna osare di più!

Setlist:
My Pleasure
I’m Good At Feeling Bad
Take Away The Pain
Your Only Escape
Breed
The Fire Inside

Dall’alternative metal dei Demetra si passa al metalcore dei Cry Excess, e il cambio di atmosfera è evidente: il cantante Jaxon Vex è carico al massimo per la performance (anche troppo!) e durante le canzoni non la smette di interagire con la propria band e con il pubblico, che sembra essere divertito dall’atteggiamento sopra le righe del frontman. Il metalcore proposto dalla band rispetta i canoni del genere, ovvero equilibrio tra pesantezza e melodia, fra accelerazioni e mid tempo: il tutto condito con tre voci, dato che Vex è accompagnato dal batterista Brian Nox per il pulito e per il growl da Ale La Porta. I Cry Excess riescono a catturare molto di più l’attenzione e la scena dei predecessori, tanto che per l’ultima canzone si trasferiscono nella platea per scatenarsi in mezzo al pubblico. Esibizione vivace e senza sbavature per i cinque torinesi.

Setlist:
Welcome To This Hell Hole
Survival
Immortal
Mess Of Me
The Public Enemy
The Black Squad
Detroit

Terza band, terza sfumatura di metal differente: groove e math si mescolano, e i Moebius si dimostrano creatura ermetica ma intrigante. Ad arricchire una proposta decisamente interessante, lo scream/growl del cantante Andrea Orrù dona un altra sfaccettatura al sound del quintetto sardo. Groove, riff sincopati, aperture melodiche e improvvise accelerazioni sono gli ingredienti della ricetta Moebius, che non viene mai proposta nello stesso modo: nelle sette tracce che la band ci propone, le cui punte di diamante sono rappresentate da “Obsidian” e “Iron“, capiamo immediatamente che la tecnica esecutiva è a un livello superiore. Per tutta la durata dello show la band cattura la mia attenzione, e di sicuro andrò a recuperare i loro lavori in studio: se amate il prog, in particolare quello più oscuro, i Moebius sapranno soddisfarvi ampiamente.

Setlist:
Obsidian
Iron
Lead
Mercury
Coal
Uranium
Diamond

È il momento dei Jinjer: il pubblico si è fatto via via più numeroso, la temperatura inizia a salire e tutti stanno fremendo. Uno dopo l’altro, Vlad, Eugene e Roman salgono sul palco, preparando i loro strumenti e attendendo l’entrata in scena della tigre ucraina: l’ingresso sul palco avviene tramite il pubblico, e Tatiana Shmaylyuk viene accolta dal pubblico di Carpi con un’ovazione. L’impatto di “Who Is Gonna Be The One fa già capire come andrà la serata: il pogo è immediato, i suoni sono calibrati e bilanciati molto bene, e il growl di Tatiana è qualcosa di incredibile. Incredibile così come la sua capacità di passare da quest’ultimo al pulito non solo nella stessa canzone, ma anche nella stessa strofa (vedasi “Capitan Clock), ma tutta la band pare in grande forma. Eugene e le sue linee di basso sono riconoscibili al primo impatto, Roman sciorina riff senza soluzione di continuità mentre la pulizia di esecuzione di Vlad alle pelli è una gioia per le orecchie. Nell’ora e venti di concerto il quartetto ucraino propone quasi interamente il loro primo album “Cloud Factory” e buona parte di “King Of Everything”, senza far mancare i classici. “Pisces” è semplicemente da brividi per la pelle d’oca e per l’emozione che Tatiana riesce a trasmettere, poche volte mi sono emozionato così tanto. Il pubblico è letteralmente scatenato, la cantante è accompagnata in ogni canzone dal pubblico, creando un binomio davvero emozionante ed esplosivo: pure la band è sorpresa da questa partecipazione, ricambiandola con uno show semplicemente devastante. “Outlander” e “No Hoard Of Value” sono un’accoppiata tanto terrificante quanto potente; “I Speak Astronomy” dimostra al meglio le qualità tecniche della band; “Cloud Factory” alza ancora il livello della temperatura, prima che “Bad Water” ci accompagni lentamente alla fine del concerto. L’illusoria fine, perché il pubblico non è appagato al cento per cento: e allora i Jinjer ritornano sul palco per l’ultimo massacro sonoro che risponde al nome di “Scissors“, per congedarsi definitivamente.

Stremati, sudati, accaldati, ma ancora con l’adrenalina in corpo salutiamo l’uscita di scena degli ucrani, che dal vivo non hanno confermato le mie aspettative, le hanno letteralmente sbriciolate. Show tecnicamente eccellente, scenicamente oltre: non saranno iscritti al gotha del metal, ma questi ragazzi stanno finalmente sfondando nel panorama musicale. E lo show di Carpi è la perfetta rappresentazione di ciò: i Jinjer hanno intrapreso la strada giusta, a voi il compito di supportarli e a loro di continuare così, se non addirittura meglio!

Setlist:
Who Is Gonna Be The One
Words Of Wisdom
Sit Stay Roll Over
I Speak Astronomy
Just Another
Pisces
 Желаю Значит Получу
Captain Clock
Outlander
No Hoard Of Value
Cloud Factory
Bad Water
Scissors