Alcatraz pieno fino al collasso per una serata esplosiva che vede protagonista la reunion dei Korn e la promozione della loro ultima fatica discografica: “The Serenity of Suffering“. Uno show sold out già dallo scorso novembre.

L’apertura delle danze spetta ai fantastici Hellyeah che, senza tanti compromessi, mostrano subito la loro anima heavy e infiammano il locale. A causa di un piccolo disguido organizzativo, noi fotografi riusciamo a entrare solo dopo l’inizio del primo pezzo, ma l’attesa viene premiata con una performance incredibile. Tutta la band è carica a mille, con un Chad Gray particolarmente in forma: il frontman ha l’argento vivo addosso e non smette di saltare da una parte all’altra del palco. Purtroppo, essendo gli Hellyeah la band d’apertura, lo spettacolo è breve, ma quei pochi minuti sono sufficienti per mandare il pubblico in delirio. Show completamente riuscito, probabilmente il migliore della serata, come conferma il boato che si leva nel momento in cui Vinnie Paul, ex batterista dei Pantera, si alza per salutare il pubblico.

Questa la setlist:

I secondi a salire sul palco sono gli Heaven Shall Burn, band tedesca il cui genere è forse un po’ fuori tema rispetto ai colleghi, ma che comunque non esita a farsi valere. Il frontman, Marcus Bischoff, si presenta con un look che sembra avere poco da spartire con il suono violento del deathcore ed entra in scena con una gestualità esasperata, quasi religiosa, alzando al cielo il microfono quasi fosse un’ostia da consacrare. In questo caso, però, il detto “l’abito non fa il monaco” vale doppio: la voce è un ruggito graffiante mentre i testi, come la band stessa ha più volte chiarito, si concentrano preferibilmente su tematiche sociali e ambientali. Marcus si rivela anche una persona molto simpatica, che tra un growl e l’altro scherza con il pubblico e, a fine show, scende persino a stringere le mani dei fan in prima fila. Niente male, davvero!

Questo è un reperto della setlist:

Una lunga attesa tra un cambio palco e l’altro precede l’arrivo degli attesissimi headliners, ma il momento finalmente è giunto: ecco i Korn!
Il palco è gigantesco, con una scenografia minimale (sono presenti solo dei fari enormi sullo sfondo) e le luci aperte al massimo. La batteria di Luzier e il basso di Arvizu sono relegati ai piani rialzati in fondo, mentre Jonathan Davis approda sul palco saltellando con la spensieratezza di un bimbo, per poi avvicinarsi alla sua caratteristica asta del microfono, opera del leggendario HR Giger. Lo show inizia, e i Korn fanno di tutto per accontentare i fan storici: suonano per un’ora e un quarto, a tutto volume, una scaletta piena dei singoli più famosi. La sensazione, però, è che la band sia scarica, spenta, e a risentirne è soprattutto l’esecuzione complessiva, decisamente non all’altezza della sopracitata scaletta, almeno a parere di chi scrive.
Di seguito, la setlist:

  1. Right Now
  2. Here to Stay
  3. Rotting in Vain
  4. Somebody Someone
  5. Word Up!
    (cover Cameo) (fino al secondo chorus)
  6. Coming Undone
    (con “We Will Rock You” dopo il primo chorus)
  7. Insane
  8. Y’All Want a Single
  9. Make Me Bad
  10. Shoots and Ladders
    (Con “One” cover dei Metallica)
  11. Drum Solo
  12. Blind
  13. Twist
  14. Good God

    Encore:

  15. Falling Away From Me
  16. Freak on a Leash

Ecco, infine, la galleria con le foto: