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Un mini tour, quello della affiatata combriccola Trollfest-Heidevolk-Arkona-Korpiklaani. Giungono a Vienna e suonano al SimmCity, location meno abituale per un concerto metal, ma molto buono a livello di acustica.

Non riesco a vedere i primi minuti dei Trollfest per fare un’intervista agli Heidevolk, ma faccio in tempo a notare l’abbigliamento eccentrico e l’albero di palloncini attorcigliati che troneggia sul capo di Jostein Tollmannen Austvik. Notevole!
Dal backstage si sente rieccheggiare la cover di Britney Spears, “Toxic“. Quando ritorno la sala è già piena. Folla in delirio. Palloncini scoppiano ovunque. Riesco a convincere il bodyguard a farmi passare per fare qualche scatto. Sono fortunata, perché sono arrivata proprio per Kaptein Kaos! Jostein si cimenta con le sue percussioni, gli altri saltellano, mentre solo Dag DrekkaDag Stinerg se ne sta immobile con il suo sassofono. Sembrerebbe serio se non fosse truccato come la più laida prostituta di periferia. La voce goblinesca intona ancora Solkskinnsmedizin e Helvetes Hunden GARM, suscitando un coro di “Woof! Woof! Woof!” in platea.

Cambio rapido e si inizia puntuali con gli Heidevolk, che calcano il palco viennese per la quarta volta. Adesso è il momento di affrontarli con la fotocamera in mano. “Affrontarli” è la parola giusta, perché gli Heidevolk sono intensi, forti, incisivi. Dominano il palco con maestria. Le due voci maschili riempiono l’aria. La sala si nutre di questa forza per darsi al moshing. Con A Wolf in My Heart hanno già vinto. Coordinatissimi, non smettono di carburare gli animi fino all’ultimo minuto: saltano, si danno il cambio, brindano!
Un calcio in avanti di Rowan e Storm fa partire Drankgelag. Koen si lancia in un potente riff.
La perla è certamenteVulgaris Magistralis, che come Britannia fa risaltare il particolare effetto vocale. Lars, dote da tenore, tiene la nota all’infinito. Tutti, ma proprio tutti, rispondono al barbarico richiamo.
È tempo di un ultimo saluto, con Storm che corre a riprendere col cellulare i volti del pubblico.

Molti fremono per l’arrivo degli Arkona. Il mantra introduttivo richiama i ritardatari, che non hanno fatto in tempo a godersi dieci minuti di boccata d’aria che è già ora di riprendere le danze.
Masha è particolarmente carica questa sera: passa dal cantato allo scream con l’abilità di sempre, ma con più headbanging e più aggressività nella voce. In particolare in V pogonie za beloj ten’yu, tra le più oscure del panorama Arkona. Wladimir Volk determina invece la seconda parte, più tradizionale e con tracce che spingono la folla a muoversi senza cura alcuna dei vicini. Goi, Rode, goi! e Stenka na Stenku (con la sua inconfondibile intro) sembrano le preferite, ma è con un versione estesa di Yarilo che il visibilio del pubblico diventa palpabile. Russo o non russo, si canta, si urla, si acclama.
Gli Arkona si abbracciano e si inchinano, a conferma che c’è una connessione tra loro e quelle migliaia di occhi raggianti che chiedono una nota, una nota ancora, please!

Si passa dalle “A” capovolte ai dipinti delle foreste nordiche. Tra i pini spunta Matti Matson Johansson, che prima di sedersi alla batteria saluta il pubblico sollevando le braccia.
Poi arrivano gli altri: violino, fisarmonica, chitarra, basso… ci sono tutti? Ovviamente manca Jonne, che viene accolto con un urlo selvaggio. La star, la prima donna… e a ragione! Prende in mano il microfono e spalanca gli occhi pesantemente truccati indicando singole persone: sa di avere il pubblico in pugno!
Gli altri membri si difendono bene, Sami in primis, che sfoga in Vaarinpolkka tutta la bellezza del suono della fisarmonica.
Wooden Pints è il pezzo che non può mancare e infatti eccolo, con un Tuomas particolarmente attivo, quest’oggi in versione country. E poi la triade finale: Tequila, Beer Beer, Vodka. Non so dove stiamo trovando la forza per continuare a ballare, ma è impossibile fermarsi, soprattutto con dei pezzi piazzati così, uno dopo l’altro.

Quattro band, cinque ore e passa, una serata indimenticabile.
In particolare le ultime birre bevute con Joost degli Heidevolk: ho ammirato la disponibilità dell’intero gruppo nei confronti dei fans, che hanno incontrato davanti al Merch Booth.